Musei e aree archeologiche: la sfida italiana

pompei-sliderRilanciare i beni culturali, istituire altri poli museali, biglietti di un euro ovunque. Come finirà?

 

ROMA – Molti, parlando dei musei e delle aree archeologiche, addebitano al titolare del ministero dell’Economia e Finanze di essere un “esattore” degli introiti dovuti alla vendita dei biglietti che una volta riscossi poi non restituisce al ministero per i Beni e attività culturali. E dire che il Mibac invece ne avrebbe bisogno per poter mantenere aperti le nostre straordinarie realtà espositive poiché l’Italia può vantare a pieno titolo la definizione di museo diffuso sul territorio nazionale tra quelli di proprietà statale e degli enti locali.

Oggi i musei statali gestiti dal Mibac sono in totale 423 e di questi 225 sono a pagamento e 198 gratuiti. Già questo dato rappresenta una anomalia poiché, seppur ad un costo simbolico, i musei potrebbero avere la capacità di procurarsi un minimo di sostentamento poiché tra visitatori esenti dal pagamento del biglietto e realtà espositive dove il biglietto proprio non c’è, si raggiunge un numero che qualsiasi economista dovrebbe valutare quando si parla dei costi di funzionamento.

Infatti non tutti sanno che su un totale di visitatori rilevati nel corso del 2010 pari a 37.355.538, il totale di ingressi gratuiti è pari a 21.847.922 che costituiscono un dato su cui fare un ragionamento viste le esigue risorse di cui dispone il Mibac. Infatti, se per ipotesi si prevedesse di far pagare una sorta di biglietto di “testimonianza” ad un euro ai musei e alle aree archeologiche, ritornerebbero oltre 21 milioni di euro che potrebbero essere utilizzati per coprire almeno in parte le spese di funzionamento, ovvero potrebbero essere impegnati per fare assunzioni di personale che consentirebbe di ampliare gli orari di apertura specie durante il periodo di maggiore afflusso, vale a dire tra giugno e settembre. Con un triplo risultato: garantire una maggiore offerta di fruizione culturale spendibile in tutto il mondo, aumentare gli incassi e assumere per tre mesi oltre 3000 giovani disoccupati.

Agli idealisti o ai cultori del tutto gratis diciamo che in Italia esiste una grande ipocrisia poiché, ad esempio, non è vero che ai giovani studenti è consentito l’ingresso gratuito; è vero soltanto che non pagano il biglietto, ma pagano la prenotazione che in occasione delle mostre può arrivare sino a tre/quattro euro. Quindi sarebbe meglio che tutti pagassero almeno un euro e il ricavato rimanesse a disposizione dei musei e delle aree archeologiche.

Il ministro Galan ha dichiarato che una delle sue battaglie contro l’esattore Tremonti sarà quella di modificare la norma che oggi vedrebbe gli incassi delle realtà museali fermarsi a via XX Settembre. Le cose non stanno così e qualcuno dovrebbe spiegare al ministro che sul totale degli incassi (nel 2010 sono stati 104 milioni di euro) derivanti dagli introiti dei biglietti, l’87 % entra e rimane nelle casse del Mibac attraverso l’autonomia di cui godono i poli museali di Roma, Napoli, Firenze e Venezia, nonché le soprintendenze autonome  di Roma–Ostia e Napoli-Pompei, e solo il 13% va a finire al ministero dell’Economia.

Galan ha la possibilità di erodere ulteriormente le risorse che trattiene Tremonti ricorrendo ad un semplice decreto ministeriale attribuendo autonomia ed istituendo altri poli museali e archeologici, come ad esempio nel caso della Reggia di Caserta e del suo circuito che da solo incassa oltre 1.820.000 euro, così come Villa d’Este a Tivoli che supera i 1.625.000, o gli ascensori del Vittoriano che incassano circa un milione, nonché il Cenacolo Vinciano e la Pinacoteca di Brera che da sole superano i tre milioni di euro annui, così come l’area archeologia di Villa Adriana sempre a Tivoli che si attesta a poco meno di 700.000 euro annui, per finire a Palazzo Ducale a Mantova e il Castello Scaligero di Sirmione e altre realtà. Questo banale atto ministeriale consentirebbe di recuperare altri 11/12 milioni di euro alle esauste casse del ministero.

D’altronde l’investimento nella cultura dell’accoglienza e dell’aumento dell’offerta di fruizione ha visto crescere l’anno scorso il numero dei visitatori, invertendo la curva negativa che nei periodi precedenti aveva fatto registrare dati molto preoccupanti.

Anno  2006/2007  -0,38 %
Anno  2007/2008  -3,89 %
Anno  2008/2009  -2,22 %

L’inversione di tendenza c’è stata perché nel 2010 i siti museali e le aree archeologiche hanno registrato un +3% di visitatori ed è verosimile che si possa raggiungere l’obiettivo del +5% quest’anno e del +10% nel 2012, come sostiene il direttore generale alla valorizzazione, Mario Resca.

Per realizzare questi obiettivi è però necessario che Galan ci creda e metta in moto talune iniziative per incrementare gli orari dei musei e delle aree archeologiche anticipando le aperture, come avviene già in taluni siti, o realizzando aperture straordinarie poiché tutti gli indicatori dicono per esempio che i giovani, secondo una indagine del Cnr, sono interessati a visitare musei, mostre, o altri eventi, in orari notturni.

Tra l’altro le strutture museali del Mibac, per richiamare l’attenzione dei potenziali visitatori, dovrebbero essere messe nelle condizioni di poter offrire biglietti nonché offerte culturali a costi differenziati tra i diversi periodi, sul modello di quanto avviene ad esempio per il turismo culturale che vede prezzi più bassi di alberghi e trasporti in determinati periodi dell’anno. Quindi non più biglietti a costo fisso ma biglietti diversificati (come nel caso dei musei di Padova) in base a giorni, orari e affluenza.

In pratica gli eventi e le iniziative già realizzate con successo in occasione della festa di San Valentino, l’8 marzo, la Notte dei musei che ha visto uno straordinario successo a Roma, le giornate europee del patrimonio ed i musei in musica, devono crescere ancora perché il Mibac deve avere la responsabilità e il dovere di incrementare e soddisfare la voglia di cultura che c’è, esiste e va aiutata in tutti i modi possibili poiché questo serve all’economia, genera ricchezza e crea occupazione.
In questo quadro va salutata positivamente l’iniziativa assunta dal ministro Brambilla che ha deciso di promuovere la Convention Bureau Nazionale con l’intento di promuovere e favorire lo sviluppo del turismo d’affari italiano nel settore congressuale, fieristico e dei grandi eventi, innescando un meccanismo virtuoso che moltiplichi anche le occasioni, gli incassi e i visitatori dei musei e delle aree archeologiche.

Galan dovrebbe proporre per questi ultimi due anni di legislatura un patto per il rilancio dei beni culturali che coinvolga tutti i soggetti, quali le parti sociali, le forze economiche, gli operatori del settore, facendo attenzione a chi nel ministero ha sottovalutato una politica organica per i musei e le aree archeologiche, dedicandosi invece ad accordi che gridano vendetta, come nel caso del Colosseo promosso dal pluricommissario e segretario generale Roberto Cecchi (sarà interessante vedere quale posizione il Ministro assumerà rispetto all’accordo con mister Tod s).

Potrebbero interessarti anche