Scommesse, lo sport preferito dagli italiani

sala-slot-aperturaDopo il boom del 2010 anche nel 2011 la frebbre del gioco è salita a livelli altissimi, crescendo del 18% in un anno

 

 

ROMA – Dopo i dati strepitosi del 2010, quando gli italiani si sono giocati qualcosa come 61,4 miliardi di euro (l’equivalente di tre o quattro leggi finanziarie), con un aumento del 13 per cento rispetto all’anno precedente, anche il primo quadrimestre 2011 si presenta sotto ottimi auspici per l’erario e conferma che la febbre del gioco è ormai arrivata a livelli “da cavallo”. Ad aprile infatti il monte giocate alle slot machines, al lotto, al superenalotto, al gratta e vinci e alle altre scommesse ha raggiunto i 24 miliardi, con un più 18 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

L’Azienda autonoma dei Monopoli di Stato, che gestisce il settore attraverso società private concessionarie, è alle prese con problemi di riassetto organizzativo e tecnologico indotto dalla crescita esponenziale della “clientela”. Il mezzo per realizzare il progetto consiste prima di tutto nella trasformazione dell’attuale Azienda in Agenzia nazionale dei giochi. Non si tratta in questo caso del solito cambio di insegna sulla porta perché tutto resti come prima – a cui ci hanno ormai abituato le cosidette riforme della Pa – ma di un salto qualitativo imposto dalle circostanze e non più rinviabile.

grafico-raccolta-giochi-aprile-2011E in effetti di Agenzia dei giochi si è cominciato a parlare già tre anni fa col governo Prodi, quando il sottosegretario dell’epoca assicurava che a breve era prevista “l’emanazione di un regolamento con cui affidare ad altre agenzie fiscali le funzioni già esercitate dall’Aams”. Da allora si sono susseguite audizioni parlamentari, interviste, reportage, documenti governativi, in cui l’Agenzia è sempre stata confermata ma mai realizzata. Anche di recente, nel decennale della fondazione delle quattro agenzie fiscali (entrate, dogane, territorio e demanio) si è tornato a parlare della quinta “sorella” che starebbe lì lì per nascere.

In vista del traguardo, mentre si lavora alle prime bozze clandestine del Testo unico del gioco, sono cominciate le grandi manovre per assicurarsi le poltrone di prima fila. E i rumors non potevano che partire dalla testa, cioè dall’attuale direttore generale Raffaele Ferrara – l’ex ufficiale della Guardia di Finanza, molto stimato dal ministro Tremonti – che negli stessi giorni è stato nominato anche presidente della Consip, la Spa del ministero dell’Economia che gestisce il programma per la razionalizzazione degli acquisti nella Pa. Sul primo momento la nomina aveva fatto pensare ad un “trasloco” di Ferrara nel nuovo incarico, ma poi si è capito che, avendo dovuto lasciare la carica di amministratore delegato della Consap, la società che esercita i servizi assicurativi pubblici, per far posto a Mauro Masi, si trattava solo di una compensazione che non modificava gli equilibri all’interno dei Monopoli di Stato.

L’attenzione quindi si è spostata sul numero due dell’Azienda, l’attuale direttore centrale dei giochi, Antonio Tagliaferri, del quale Ferrara dice che “ci metterebbe la mano sul fuoco; catapultato in questo nuovo settore da altre esperienze, ha fatto il meglio che poteva”. Ciò non significa che nella nuova dimensione di Agenzia, con un carico di dipendenti assai superiore e problemi di reti tecnologiche particolarmente complesse, Tagliaferri non possa essere destinato ad altro incarico. Se ciò dovesse accadere (per il momento non vi sono segnali premonitori) è evidente che il successore dovrebbe essere gradito, nell’ordine, al ministro Tremonti, al sottosegretario Giorgetti e al direttore generale Ferrara. Ma dal momento che il “trio” appare assolutamente coeso sotto tutti i punti di vista, non dovrebbe faticare molto a trovare l’uomo giusto per il posto giusto.

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