All’Istituto di Economia Agraria una gestione tra luci e ombre

IneaAll’Istituto aumentano i progetti di ricerca insieme all’esposizione finanziaria verso le banche

 

ROMA – L’esempio della gestione dell’Inea, l’istituto nazionale di economia agraria, sembra non avere precedenti nel mondo della ricerca pubblica. Se da un lato infatti, ad un occhio poco attento, l’attività di ricerca dell’ente è aumentata notevolmente con tutta una serie di progetti, dall’altra il flusso continuo di suddetti studi ha provocato conseguentemente un aumento esponenziale delle spese e quindi dell’esposizione finanziaria dell’istituto verso le banche. Ultimo atto di tale processo è stato il bando pubblicato a dicembre 2010 per l’individuazione di un istituto finanziario a cui cedere i propri crediti pro soluto, vale a dire senza alcuna responsabilità dell’Inea in caso di insolvenza da parte del debitore.

“L’Inea – si legge nel bando pubblico – intende procedere alla cessione dei propri crediti al fine di realizzare l’approvvigionamento di denaro volto a riequilibrare la gestione di liquidità dell’Inea medesimo, sottoposto ad alcune criticità, che possono essere così sintetizzate: endemico ritardo nell’incasso di crediti; difficoltà a gestire i residui attivi; impatto negativo delle relazioni con i fornitori a seguito del ritardo nei pagamenti”. Fin qui tutto regolare, ma le cose sono più complicate di quello che sembrano.

Alla data del bando infatti l’esposizione di cassa ammontava a 21 milioni di euro, contro i 31 milioni di ricavi stimati. Di questi ultimi solo 5 sono quelli erogati dallo Stato, mentre il resto viene dalla realizzazione dei progetti di ricerca. Ma i progetti per essere portati a termine richiedono l’anticipo degli oneri del personale, per le consulenze esterne e per la quota parte di spese fisse. E’ vero che poi si incasseranno i corrispettivi, ma la sfasatura temporale tra i costi e i ricavi fa lievitare in maniera patologica l’esposizione finanziaria. Una gestione attenta e oculata avrebbe forse dovuto rallentare la corsa ai progetti, per non far crescere ulteriormente il passivo.

A questo si aggiungono poi operazioni logistiche che si sono rivelate non funzionali. Il personale centrale un anno fa è stato riunito in un’unica palazzina a via Nomentana in un’ottica di razionalizzazione delle spese di gestione. Solo che la palazzina in questione è in affitto, mentre i vecchi uffici di via Barberini, di proprietà dell’ente, sono tuttora sfitti.

Dalla data di scadenza del bando (1° febbraio) i crediti risultano essere già cresciuti ulteriormente. Nello stesso avviso infatti viene specificato che “il valore attuale dei crediti dell’Inea è stato valutato in ca. € 21.000.000,00 (euro ventunomilioni/OO), posto che è presumibile che maturino ulteriori crediti nel periodo di vigenza dello stipulando contratto”.

La “Società italiana di gestione dei crediti” che si è aggiudicata il bando, non avrà però difficoltà nell’operazione. In primis, perché i crediti maturati dall’ente sono in prevalenza verso enti pubblici, e come tali tutt’altro che inesigibili, e poi perché le provvigioni previste appaiono piuttosto appetibili. Alla società aggiudicatrice viene infatti riconosciuto uno sconto del 3 per cento sul 70 per cento del valore nominale dei crediti. La società al momento sta procedendo alla certificazione del disavanzo per poi passare alla riscossione.

In ogni caso sono in molti ad auspicare che il nuovo ministro delle politiche agricole metta un occhio sulla gestione dell’Istituto.

(Nerina Stolfi)

Potrebbero interessarti anche