Atac vs Regione Lazio, il Tar respinge il ricorso dell’azienda

Atac_sliderL’Atac contesta la legge regionale sull’obbligo del servizio pubblico gratuito alle forze dell’ordine

 

ROMA – Piove sul bagnato dell’Atac, già sottoposta ad un fuoco di fila di denunce e di contestazioni di ogni genere, dal piano industriale al compenso di 350.000 euro del nuovo amministratore delegato Carlo Tosti. Adesso ci si mette pure il Tar che ha respinto il ricorso presentato dall’Azienda contro la Regione Lazio per ottenere la compensazione per gli oneri finanziari derivati negli anni 2003-2008 dall’obbligo del servizio pubblico gratuito che, sommati agli oneri aggiuntivi per il biennio 2009-2010, danno un totale di 92,1 milioni di euro.

Nel fatto, una legge regionale del 2003 stabilì la libera “circolazione per motivi di servizio sui mezzi del trasporto pubblico per gli agenti e gli ufficiali di pubblica sicurezza, gli appartenenti all’Arma dei Carabinieri, alle forze di polizia, alla polizia penitenziaria, alla guardia di finanza, alla polizia municipale ed alle altre forze di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica… In caso di circolazione sui mezzi di trasporto pubblico da parte dei soggetti sopra indicati non è dovuto alcun rimborso alle aziende esercenti il pubblico trasporto”. L’applicazione concreta di tale norma comportava il rilascio di circa 80.000 tessere di libera circolazione ai beneficiari.

A sostegno del suo buon diritto, l’Atac ha sostenuto che “la questione controversa a monte è proprio l’esercizio del potere autoritativo da parte della Regione….. sicché è evidente che nel caso di specie ciò che deve essere innanzi tutto affermato è proprio l’esistenza dell’obbligo giuridico in capo all’ente che ha disposto la consegna di tessere di libera circolazione gratuita, di erogare i rimborsi e/o le compensazioni previste dalla normativa comunitaria e nazionale”.

Le considerazioni del Tar sono tuttavia di diverso avviso: “Al di là di ogni valutazione sulla fondatezza della domanda, essa si basa su un preteso diritto soggettivo da far valere nei confronti dell’Amministrazione, trattandosi di un’obbligazione pecuniaria che trova la sua fonte direttamente nella legge”. La conclusione il Tar afferma che “sussiste, comunque, la necessità di un previo pronunciamento il quale – in base al criterio del petitum sostanziale – non può che competere al giudice ordinario (previa chiamata in causa del Comune di Roma). Ne consegue di conseguenza la carenza di giurisdizione del giudice amministrativo e quindi l’inammissibilità del ricorso principale”.

Potrebbero interessarti anche