Alessandra Valenti al Palazzo delle Esposizioni

martina-piccolaIntorno alla grande fontana di via Milano la scultrice ci invita a seguire un “racconto in cinque episodi”

 

ROMA – Lo spazio di via Milano del Palazzo delle Esposizioni, intorno alla grande fontana, è molto difficile da allestire, è poco armonioso, leggermente tetro, con i soffitti troppo alti che non consentono una buona illuminazione: proprio per questo rappresenta una sfida per quegli artisti che vengono invitati ad esporre qui i loro lavori.

È una sorpresa quella che ci offre la scultrice Alessandra Valenti che ci costringe a seguire, in questo spazio, un suo preciso racconto. Si tratta di cinque piccoli episodi che hanno come protagonisti fanciulli pensosi e distanti nel tempo ma che a ben guardare parlano del nostro stare nel mondo oggi e della riflessione che necessitano i nostri tempi per essere affrontati: come a voler suggerire che prima di aderire alle urgenze a cui ci costringe la vita occorre riflettere, avere un progetto, identificarsi con esso per poi farlo proprio.

La scultrice lo fa con un mezzo come quello della scultura, antico e allo stesso tempo attuale e infatti sembra guardare a suggestioni classiche, ad antichi modelli, ad Arturo Martini e ai suoi teatrini, ai contemporanei come George Segal, ma, pur nel solco di una ben radicata tradizione di narrazione, riesce ad avere un linguaggio molto personale. Si serve del gesso per coprire il pavimento, le pareti, i soffitti e per delineare i corpi e i volti dei suoi adolescenti e questo bianco accecante che gioca magistralmente con le ombre è un espediente per rimanere fuori dal confronto con il chiasso dei media odierni, per sottolineare un albore, un ancora non detto e non fatto.

Il richiamo ad una evidente tradizione artistica è contraddetto dal suggerimento di qualcosa di non finito, di un futuro che deve ancora essere scritto. La dimensione allestitiva che si confronta con l’ambiente ce ne mostra la attualità.

(Maria Grazia Tolomeo)

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