Malagrotta, Manlio Cerroni esce allo scoperto

monti-ortaccio-sliderIl “padrone” della discarica denuncia: siamo al collasso. E individua un (suo) nuovo sito. Cittadini agguerriti

 

ROMA – In una lettera inviata il 20 maggio scorso al governatore della Regione Renata Polverini, al presidente della Provincia Nicola Zingaretti e al sindaco di Roma Gianni Alemanno il presidente del Consorzio laziale rifiuti e proprietario dei terreni su cui sorge la discarica più grande d’Europa ammonisce le istituzioni sull’imminente esaurimento delle volumetrie della discarica di Malagrotta e indica l’unica soluzione percorribile per scongiurare il rischio collasso del ciclo dei rifiuti della Capitale: Monti dell’Ortaccio. SI tratta di una cava adiacente all’attuale discarica che, secondo Manlio Cerroni, è l’unico sito al momento adatto ad accogliere la gran mole di rifiuti prodotta ogni giorno dai romani e che, guarda caso, è di proprietà dello stesso avvocato.

Le reazioni del mondo politico capitolino non si sono fatte attendere: da Gianni Alemanno, che nella serata di ieri ha gettato acqua sul fuoco, scongiurando il rischio crisi per il sistema di raccolta e trattamento dei rifiuti romani, a Renata Polverini che stamattina ha detto di non aver apprezzato l’ultimatum di Cerroni, fino a Nando Bonessio, presidente dei Verdi del Lazio che senza mezzi termini parla di “gioco criminale per portare il Lazio verso l’emergenza e poter adottare soluzioni brevi e facili”.

La reazione più scontata è quella dei residenti della valle Galeria, che vedono nella localizzazione della discarica a Monti dell’Ortaccio la miccia capace di far esplodere la protesta definitiva.“Questa decisione scatenerebbe la reazione dei residenti – afferma Maurizio Melandri, del comitato Malagrotta – finora rimaste sopite dalle dichiarazioni accondiscendenti dei politici locali che si sono detti tutti contrari alle imposizioni di Cerroni”.

Il Governo regionale del Lazio, che ha in mano la patata bollente, anche di fronte all’ultimatum ribadisce la sua posizione: entro pochi giorni – si dice – verrà individuata la nuova discarica e non sarà una nuova Malagrotta ma un sito di supporto che terrà conto della progressiva dimuzione del materiale conferito in discarica prevista dal piano rifiuti della Regione.

Sulla cava di Monti dell’Ortaccio pende anche un blocco amministrativo causato da alcune irregolarità riscontrate sui lavori di scavo. Ma, secondo i residenti, le ruspe non si sono mai fermate. Anche in questo caso le proteste sono trasversali: Marco Palma, consigliere del Popolo delle Libertà al XV Municipio, è tornato a chiedere accertamenti da parte della Polizia Municipale e secondo i Verdi romani è paradossale che sia un privato ad indicare la localizzazione della discarica: nessun documento programmatico della Regione, infatti, indica la possibilità di realizzare una discarica nella cava di Monti dell’Ortaccio.

Tutti contro Cerroni, quindi, che però vanta un credito nei confronti del Comune di Roma di circa 120 milioni di euro e che da oltre trent’anni gestisce in monopolio di fatto i rifiuti romani. Tanto basta per richiedere alla Regione, come ha fatto, lo sblocco delle procedure per ottenere la valutazione di impatto ambientale necessaria a trasformare in discarica la cava di Monti dell’Ortaccio. La domanda presentata da Cerroni, infatti, è tuttora inevasa e giace negli uffici della Regione dall’ottobre del 2009. Il sito è pronto, secondo l’Avvocato, ed è l’unico in grado di accogliere le oltre quattromila tennellate di rifiuti che oggi vengono riversate nella vicina Malagrotta. Ma nessuno sembra intenzionato a seguire i suoi “consigli”.

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