Cercasi direttore della comunicazione “su misura”

regione-lazio-sliderDal bando della Regione Lazio emerge un identikit già chiaramente disegnato. I prevedibili costi del dirigente

 

 

ROMA – Una buona notizia e una cattiva per la categoria dei giornalisti. La buona è che la Regione Lazio intende assumere un giornalista professionista per il ruolo di direttore del servizio Comunicazione e relazioni esterne del Consiglio regionale del Lazio.

La cattiva notizia è che il posto potrebbe essere di fatto prenotato. Da un’attenta lettura delle clausole del bando si sente infatti odor di identikit, in quanto si ha l’impressione che i requisiti di partecipazione sembrano essere stati ritagliati “ad arte” su misura per un candidato che potrebbe avere già un nome e un cognome.

Un’ulteriore notizia, anche questa certamente cattiva per il contribuente, è che il direttore Relazioni esterne e Comunicazione istituzionale del Consiglio regionale costerà non meno di 600 mila euro fino alla fine della legislatura, tra stipendio tabellare di oltre 150 mila euro l’anno e premi di produzione che i dirigenti apicali della pubblica amministrazione difficilmente si fanno mancare.

Vediamo nel dettaglio quali sono i requisiti richiesti dall’avviso pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione Lazio del 21 maggio scorso (http://www.consiglio.regione.lazio.it/binary/consiglio/consiglio_avvisi/Avviso_ricerca_direttore.pdf). Possono partecipare alla “procedura di ricerca della professionalità i soggetti esterni al ruolo dei dirigenti del Consiglio regionale, dotati di comprovata qualificazione professionale che abbiano svolto attività in organismi ed enti pubblici o privati o aziende pubbliche o private con esperienza acquisita in funzioni dirigenziali e/o equiparate, per almeno un quinquennio, o che abbiano conseguito una particolare qualificazione professionale, culturale e scientifica, desumibile dalla formazione universitaria e post-universitaria, da pubblicazioni scientifiche o da concrete esperienze di lavoro, o provenienti dai settori della ricerca, della docenza universitaria, delle magistrature e dei luoghi degli avvocati e procuratori dello stato”. Niente di meno!

E’ vero che l’Ordine dei giornalisti, tra praticantati d’ufficio e scuole di giornalismo, da oltre un decennio ha allargato le maglie per l’iscrizione all’Albo, ma di un magistrato o un avvocato dello Stato con la tessera di professionista non avevamo ancora sentito parlare. Diverso il discorso delle docenze universitarie: da quando hanno cominciato a fiorire i corsi di giornalismo numerosi colleghi si sono precipitati a insegnare, anche gratuitamente. Poi occorre la laurea di durata almeno quadriennale e non essere vicini alla pensione. Per non farsi mancare nulla, costituiscono ulteriori elementi di valutazione specializzazioni, master e altri titoli post-universitari, la particolare esperienza professionale maturata nelle materie concernenti la comunicazione soprattutto presso le regioni, nonché l’organizzazione di eventi, la collaborazione con riviste ed emittenti televisive, l’aver svolto incarichi professionali, collaborazioni o docenza in materie concernenti la comunicazione.

Insomma un bando ad personam che scadrà venerdì 10 giugno. Siamo curiosi di vedere chi sarà questo fenomeno di direttore.

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