Energia, è tregua armata tra Enel e Terna

enel-terna-sliderokPer il Cdm il gestore di rete non può costruire centrali elettriche e impianti accessori. Il braccio di ferro continua

 

ROMA – Per il momento l’armistizio fra Enel e Terna in materia di produzione e accumulo di energia è stato (imposto) raggiunto. Il Consiglio dei Ministri infatti, nel recepire le direttive Ue in materia energetica ha stabilito che il gestore della rete (Terna) non può in alcun modo costruire centrali elettriche (anche solari) e impianti accessori, cioè stazioni di pompaggio e sistemi di batterie per la conservazione dell’energia. E non li può nemmeno gestire. Può solo programmarne la realizzazione e la localizzazione. Tutto il resto deve essere affidato a terzi mediante gare pubblica.

Per qualche settimana l’Italia si è appassionata al braccio di ferro tra i due colossi elettrici, con Terna da un lato che brandiva il decreto ministeriale di concessione che, oltre al trasporto, gli concedeva la facoltà di produrre e vendere (!) energia, e l’Enel dall’altro che considerava tale facoltà alla stregua di una illegittima invasione di campo, preoccupata, come gli altri produttori, di perdere i vantaggi del prezzo marginale durante le ore di punta dei consumi elettrici. Non è ancora chiaro chi abbia potuto modificare il disciplinare della concessione a Terna allargandone così ampiamente le maglie, ma è certo che si è trattato di un errore o di una forzatura che la società guidata da Cattaneo ha poi tentato di usare strumentalmente.

A far da pacieri tra i due litiganti ci hanno provato in molti, dal ministro Romani alla Commissione parlamentare all’Authority per l’Energia che un po’ pilatescamente si è limitata a dire che “i sistemi di accumulo dell’energia dovranno essere gestiti da operatori terzi da individuare attraverso apposite procedure concorsuali”, lasciando ancora diffuse zone d’ombra e di discrezionalità.
Il governo allora è dovuto scendere in campo per mettere definitivamente i puntini sulle i: 1. il gestore della rete di trasporto non può né costruire né gestire centrali di produzione di energia elettrica; 2. la realizzazione di bacini idroelettrici, delle relative stazioni di pompaggio e di qualsiasi altro impianto di conservazione dell’energia, comprese le batterie, dovrà costituire oggetto di gara pubblica; 3. solo nel caso in cui la gara andasse deserta Terna sarà abilitata a realizzare, previa autorizzazione ministeriale, le opere che dovranno essere cedute successivamente a terzi per la gestione.

Probabilmente al momento non si poteva fare di più, ma sostenere che d’ora in avanti non ci saranno più baruffe tra gli operatori elettrici sembra decisamente azzardato. La riapertura della querelle potrà venire da capitolati di gara “proibitivi” per la realizzazione degli impianti di pompaggio, dall’uso intensivo di questi o di altri sistemi di accumulo, dallo sviluppo delle fonti rinnovabili per razionalizzare la rete, dalla perdita degli incassi più remunerativi per gli attuali produttori di energia elettrica o, come dice l’on. Russo del Pdl, dall’uso improprio delle “informazioni di cui Terna dispone per ottimizzare a proprio vantaggio l’allocazione geografica degli impianti”. È presumibile dunque che l’opera di mediazione dell’Autorità per l’Energia sia appena cominciata.

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