Biennale, la “fiera provinciale” del Padiglione Italia

biennale-venezia-sliderL’area espositiva è stata riempita ossessivamente di artisti più o meno conosciuti. Bene i romani

 

VENEZIA – In questo stesso giornale avevamo auspicato che Vittorio Sgarbi, che con grande determinazione aveva voluto il posto di commissario del Padiglione italiano della Biennale di Venezia, ci facesse vedere i protagonisti della pittura da lui sempre evocata contro le installazioni contemporanee e ne rivendicasse la presenza con qualche buon esempio. Sgarbi ha avuto l’occasione di poter dimostrare i forti personalismi di curatori da lui spesso contestati e di sottolinearne una costante collusione con il mercato e a questo proposito ha chiamato il suo progetto “L’Arte Non è Cosa Nostra”. Occasione perduta per noi italiani e anche per una rivalutazione seria della pittura italiana, spesso dimenticata in ambito internazionale e oggi più che mai rivendicata da collezionisti e mercanti.

Sgarbi non ha voluto compromettersi e ha lasciato a intellettuali, cineasti, vip (spesso sconosciuti) il compito di scegliere invadendo letteralmente l’Arsenale di una bulimica accozzaglia di nomi diversi in cui compaiono anche i grandi (tra cui Michelangelo Pistoletto, Jannis Kounellis, Luigi Ontani, Carla Accardi), alcuni magnifici pittori (tra cui Stefano Di Stasio, Paola Gandolfo, Alessandra Giovannoni, Elisa Montessori) e moltissimi altri, circa 260, più o meno conosciuti, più o meno bravi, in uno spazio riempito ossessivamente che non lascia la possibilità di vedere e di capire.

Seguendo una linea populista, tanto cara alla politica alla quale appartiene, ha voluto mettere tutti (gli altri, circa ottocento, saranno distribuiti nelle varie mostre cittadine di prossima apertura) considerando il popolo italiano fatto di poeti, scrittori, tutti creativi generici e consegnando allo sbeffeggiamento gli artisti, la pittura, il Padiglione Italia ridotto ad una fiera provinciale. C’è da confrontarsi con i bei padiglioni, quello francese con una bellissima installazione di Christian Boltanski, quello belga che presenta numerosi interrogativi in merito all’immagine e alla iconografia, quello nordico che da sempre si confronta con la natura e con i problemi architettonici, quello greco che lavora sull’acqua e la luce e anche di alcuni dei nuovi, da quello turco a quello dell’Arabia Saudita per citarne solo alcuni. Da rivalutare, inoltre, le bellissime e poco viste installazioni che giganteggiano alla Fondazione Pinault di Punta della Dogana dove si possono ammirare, tra gli altri, Edward Kienholz, Paul McCarthy, Maurizio Cattelan, Sturtevant e Jeff Koons in una mostra dal titolo “Elogio del dubbio”.

benassi-veneziaLe presenze romane, molte si trovano nel Padiglione Italia, si distinguono invece in alcune delle mostre collaterali e meritano una segnalazione. L’unica artista romana invitata dalla commissaria Bice Curiger (gli artisti italiani sono in tutto 10) nella mostra dal titolo “ILLUMInazioni” è stata Elisabetta Benassi, che capta, da sempre, le contraddizioni tra il mondo razionale della tecnologie e il mondo poetico della letteratura, che legge con grande forza i mutamenti del nostro essere contemporanei e che qui ci consegna nove lettori di microfilm con i quali si possono vedere i retro di centinaia di foto di giornali con storie, personaggi di grande rilievo dei quali si può leggere tutto ma ci viene negata la visione completa.

Una storia del Novecento tra grandi momenti e particolari insignificanti. Al celebre Caffè Florian, dove nacque nel 1893, da parte di alcuni intellettuali, l’idea di creare l’Esposizione veneziana, Pietro Ruffo ha realizzato una magica installazione dal titolo “Negative Liberty” un grande lavoro sulle pareti e sul soffitto della sala cinese, in cui è disegnata a grafite, una foresta di alberi dalle cui cortecce escono libellule, realizzate in carta e che paiono librarsi nello spazio, leggere e allo stesso tempo feroci, e tutto, anche la frase del poeta Gibran Gilbran, riportata su una parete, rimanda alla natura e alle sue leggi, al potere e alla libertà.

Le immagini dei media che Cristiano Pintaldi dipinge con la tecnica dei pixel del monitor ci consegnano, nella mostra “Lucid Dreams” all’ex Cantiere Navale di Castello, alcun dei grandi protagonisti della storia insieme ad episodi di terribili eventi naturali e a piccoli esempi di realtà quotidiana. Bizhan Bassiri, iraniano ma romano di adozione, nella mostra “La caduta delle meteoriti” ha letteralmente illuminato il retro di alcune importanti esempi di scultura antica del Museo Archeologico Nazionale con alcune lastre in acciaio e bronzo ribadendo la concezione secondo cui l’arte, come il sole, è vulcanicamente inarrestabile e “l’esistenza dell’opera d’arte nel mondo è meteorite proveniente dal cosmo, non appartiene alla terra ma le appare”.

(Maria Grazia Tolomeo)

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