“Il Comune riacquisti la Centrale del Latte”

latte-sliderLa decisione del Tar del Lazio sull’azienda venduta nel 1998 alla Cirio di Sergio Cragnotti e poi ceduta alla Parmalat

 

ROMA – Sarà stata scritta la parola fine sulla tormentata vicenda della Centrale del latte di Roma? Pare proprio di sì. La seconda Sezione del Tar del Lazio (presidente Luigi Tosti, estensore Salvatore Mezzacapo), alla fine di un percorso giudiziario tra i più accidentati che si ricordino, ha infatti condannato il Comune di Roma a “prendere atto della nullità degli atti negoziali compiuti ed a ripristinare lo stato della procedura, così procedendo alla riacquisizione del pacchetto azionario di cui trattasi”.

Tutto era cominciato, come si ricorderà, nel 1996 (!) con la delibera con cui il Comune decideva di vendere il 75 per cento del capitale della Centrale del Latte di Roma, mantenendo una partecipazione del 5 per cento del capitale della società e riservandosi di attribuire direttamente una partecipazione del 20 per cento ai produttori locali di latte fresco, indipendentemente dall’eventuale presenza di tali operatori fra i partecipanti all’offerta. Invece, il 26 gennaio 1998, al termine dell’apposita gara, la Cirio s.p.a. si aggiudicava la quota di maggioranza della Centrale e subito dopo conferiva l’intera sua divisione latte ad una sua società controllata, la Eurolat s.p.a., che a sua volta la cedette al gruppo Parmalat.

Ma avendo l’aggiudicataria contravvenuto al divieto di dismissione della quota azionaria già acquisita, l’Ariete Fattoria Latte Sano s.p.a. nel luglio 2000 notifica al Comune di Roma un atto di diffida con cui chiede a quest’ultimo di procedere alla risoluzione del contratto stipulato con la Cirio s.p.a. e all’indizione di una nuova gara.

E lì comincia l’interminabile processione tra il Tar, il Consiglio di Stato, la Corte di Cassazione, sui problemi legati alla giurisdizione di competenza, all’interpretazione dei contratti, alla legittimità degli atti compiuti. Finché si ritorna in Consiglio di Stato che con sentenza 1156 del 2010, condividendo il parere del Tar, “dichiara la nullità del contratto di compravendita delle azioni, essendo esso viziato in un elemento determinante come l’individuazione dell’acquirente, avvenuta in violazione di norme imperative… La stessa sorte deve riconoscersi al successivo atto aggiuntivo e transattivo stipulato tra il Comune di Roma, Cirio, Parmalat ed Eurolat”.

A quella sentenza non segue però alcuna azione revocatoria del Comune e allora la Fattoria Latte Sano torna alla carica chiedendo la nomina di un commissario ad acta che adotti in luogo del Comune i provvedimenti necessari “per la presa d’atto delle dichiarate nullità, dell’atto di cessione del pacchetto azionario a Cirio e del successivo atto transattivo che ha determinato il passaggio del pacchetto azionario stesso a Parmalat, così formalizzando il ritorno della Centrale del Latte nella proprietà del Comune”.

È così che si arriva alla sentenza del Tar depositata mercoledì scorso con cui “si ordina al Comune di Roma di adottare, nel termine di giorni sessanta dalla notificazione della presente sentenza, gli atti necessari a dare ottemperanza alla citata sentenza del Consiglio di Stato n. 1156/2010, in particolare provvedendo a prendere atto della nullità degli atti negoziali compiuti ed a ripristinare lo stato della procedura, così procedendo alla riacquisizione del pacchetto azionario” della Centrale del latte di Roma.

Il Tar ha anche escluso l’obbligo a carico del Comune di Roma a riavviare la procedura di dismissione, “essendo riservato al suo discrezionale apprezzamento l’adozione degli atti meglio rispondenti al pubblico interesse in ordine alla destinazione del pacchetto azionario riacquistato”.

Per il Comune è certamente una buona notizia che contribuisce a rafforzare sensibilmente la sua dote patrimoniale. L’unico piccolo neo è rappresentato dalla condanna al risarcimento del danno in favore della ricorrente Ariete Fattoria Latte Sano, liquidato dal Tar in otto milioni di euro.

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