Politica ed economia, tutti contro Equitalia

equitalia-sliderDa più parti la richiesta di tutelare di più il cittadino e di concedergli maggiore flessibilità nei pagamenti

 

ROMA – Tutto comincia qualche giorno fa quando Attilio Befera, il direttore di Equitalia, la Società pubblica addetta alla riscossione dei tributi, rende noto di aver inviato nell’ottobre dello scorso anno ai direttori centrali e regionali una lettera in cui metteva in risalto “gli eccellenti risultati conseguiti dall’Agenzia nell’attività di recupero dell’evasione fiscale, sottolineando che la nostra attività deve ispirarsi a due principi basilari: correttezza ed efficienza. Principi che considero fra loro inscindibili. Se la nostra missione ha lo scopo fondamentale di accrescere il livello di adempimento spontaneo degli obblighi fiscali, dobbiamo distinguere bene fra i comportamenti che favoriscono il raggiungimento di tale scopo e i comportamenti che finiscono invece per vanificarlo… Continuo però a ricevere segnalazioni nelle quali si denunciano modi di agire che mi spingono adesso a rivolgermi direttamente a tutti voi per richiamare ognuno alle proprie responsabilità e ribadire ancora una volta che la nostra azione di controllo può rivelarsi realmente efficace solo se è corretta. E non è tale quando esprime arroganza o sopruso o, comunque, comportamenti non ammissibili nell’ottica di una corretta e civile dialettica tra le parti”.

Da quel momento si scatena l’inferno. Tutti, in Parlamento e fuori, a denunciare soprusi, angherie, umiliazioni, sequestri, ipoteche di ogni genere, anche per inadempienze fiscali irrisorie. La stessa Camera dei Deputati si affretta ad approvare una risoluzione a firma di Maurizio Bernardo (Pdl) per garantire una maggiore flessibilità alla riscossione coattiva, che finisce per essere approvata anche dall’opposizione. La risoluzione punta in primo luogo a garantire “maggiore flessibilità”, attraverso un nuovo piano di rateazione, agli imprenditori che si trovano in temporanea difficoltà a causa della crisi e propone “solo l’invio di solleciti in caso di importi entro i duemila euro, evitando le ‘ganasce’ fiscali; la revisione del meccanismo di espropriazione degli immobili, elevando a 20.000  euro la soglia al di sotto della quale non è possibile far scattare l’ipoteca o l’espropriazione”.

Ma è una corsa generale a correre in soccorso del povero contribuente vessato. Giornali, televisioni, associazioni di consumatori fanno a gara nel denunciare ogni genere di iniquità previste dalla legislazione tributaria o commesse dagli agenti fisco. Tutti i gruppi parlamentari votano bellicose interrogazioni. A cominciare dall’Idv che “impegna il Governo ad adottare ogni iniziativa, anche normativa, tesa ad evitare che la sanzione tributaria irrogata da Equitalia per il ritardo nel pagamento da parte del contribuente, sommata agli interessi ed agli aggi di riscossione, si trasformi in un aggravio di costi ingiustificato rispetto all’entità del debito tributario originario”.

Anche il Pdl reclama a gran voce di “introdurre elementi di maggiore flessibilità nelle procedure di riscossione coattiva nei confronti di imprenditori che dimostrino di essere in temporanea difficoltà economica e elevare a 20mila euro l’importo al di sotto del quale non è possibile iscrivere ipoteca ovvero procedere ad espropriazione”.

La Lega, dopo aver replicato più o meno le stesse cose non perde l’occasione per ribadire “all’interno del processo di attuazione del federalismo fiscale, la riorganizzazione del sistema della riscossione coattiva da parte dei comuni, verificando in tale contesto l’opportunità di concentrare l’operatività di Equitalia sulla riscossione dei crediti di natura tributaria e contributiva, lasciando al sistema della riscossione degli enti locali la competenza in materia di riscossione delle altre entrate”.

Anche tutti gli altri gruppi parlamentari esprimono la stessa indignata richiesta di modifica delle norme e dei comportamenti di Equitalia. C’è solo da domandarsi dov’erano questi solerti paladini dell’equità e della correttezza prima che lo stesso Befera si decidesse a tirare le orecchie ai suoi dipendenti.

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