“Il sistema del calcio italiano è diventato una prigione”

preti-calcio-sliderIl j’accuse arriva dalla Fondazione “Giovanni Paolo II per lo Sport” vicina alla Chiesa. Il diktat: tolleranza zero

ROMA – Tolleranza zero per gli ambienti coinvolti nel nuovo scandalo del calcio-scommesse e delle partite truccate. La linea del rigore e della pulizia già applicata ai casi di pedofilia del clero e alla gestione opaca delle attività finanziarie anche da parte di soggetti legati alla Chiesa, viene ora invocata da ambienti vicini al Vaticano anche sulla nuova bufera che sta scuotendo i piani alti del calcio italiano. La cura proposta da Edio Costantini, presidente della Fondazione Giovanni Paolo II per lo sport, è radicale: “Occorre sospendere per un anno i campionati di calcio di serie A, B e Lega pro e delineare un nuovo modello formativo per i dirigenti e gli operatori del settore che non sia solo tecnico-manageriale ma che faccia riscoprire l’umano dentro la pratica sportiva”.

La Fondazione è nata dalla sinergia di cinque partner di ispirazione cattolica e si è distinta come strumento di supporto organizzativo per la sezione “Chiesa e Sport” del Pontificio Consiglio per i Laici e per l’ufficio nazionale per la pastorale del tempo libero della Conferenza episcopale italiana. Il j’accuse che ora essa rivolge al mondo sportivo italiano è senza sconti. Secondo Costantini la portata del nuovo scandalo è solo “la fotografia cruda e spietata del livello di inquinamento del nostro calcio, il suo totale fallimento sotto il profilo sportivo ed organizzativo, la sua decadenza etica e morale.

Il calcio italiano è da anni sulla via del declino, con modelli di business errati, stadi antiquati e mentalità ristrette. Il sistema del calcio italiano, dorato ma dai piedi d’argilla, fondato su una bolla economica, mediatica, politica, morale, è una prigione in cui sono rinchiusi tutti i suoi principali attori: giocatori, presidenti, giornalisti, tifosi”.

Una crisi di sistema potenzialmente devastante può essere affrontata solo con misure d’emergenza. Secondo Costantini, per affrontare il male alla radice è necessario ridefinire i quadri dirigenziali: “Il primo, vero problema da affrontare, sia nel calcio, sia nell’intero sistema sportivo italiano – spiega il presidente della Fondazione Giovanni Paolo II per lo sport – è la questione dei dirigenti, che coinvolge, con riflessi diversi, anche il mondo dello sport di base. Il mondo del calcio non ha saputo in tutti questi anni isolare, denunciare e reprimere gli illeciti di cui era testimone”.

E adesso diventa improrogabile l’urgenza di “generare una nuova classe di dirigenti sportivi qualificati e motivati, capaci di promuovere modelli credibili di sport educativo all’interno del tempo libero delle persone e, soprattutto, capaci di avere a cuore il destino e la vita dei ragazzi”.

Proprio la portata della crisi renderebbe patetica ogni manovra che puntasse a coprire il disastro con qualche operazione di facciata o qualche epurazione da dare in pasto alla stampa. Secondo Costantini occorre voltar pagina e innescare “una svolta radicale rispetto al costume dominante, fatto di relativismo, brama di successo a tutti i costi, di denaro e di potere”.

(Gianni Valente)

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