Scuole di Arti e mestieri, il Comune aumenta le rette del 300%

corso_restauroÈ boom per le scuole serali, ma la Giunta prima vara un insostenibile aumento delle rette, poi fa marcia indietro

 

ROMA – Circa 1.400 allievi delle storiche Scuole serali di Arti e Mestieri del Comune di Roma sono in agitazione dopo che, con una delibera di Giunta, le rette sono aumentate fino al 300 per cento. “Si tratta – spiega una rappresentanza degli allievi – di un tentativo di falciare l’accesso ad una formazione culturale e tecnico-pratica per un avviamento al lavoro o per un’attività amatoriale unica nel suo genere, che non piuttosto un ragionevole adeguamento delle rette, impedendo di fatto per costo eccessivo la frequenza a larga fascia dell’attuale utenza”. E il Comune dopo le proteste fa marcia indietro annunciando una rimodulazione delle nuove tariffe.

Le Scuole serali di Arti e Mestieri sono il primo storico esempio di libera università tecnica, fondate ed operanti, sotto l’egida del Comune di Roma, fin dal 1871. Nel tempo hanno dato la possibilità a centinaia di persone di imparare un mestiere o di cimentarsi in un’arte, dall’affresco al web-design, dalle antiche tecniche di incisione alle moderne tecnologie. E non si tratta di scuole poco conosciute: basti pensare che sono stati istituiti oltre 50 corsi con 1.400 allievi, e molte richieste d’iscrizione (tutti possono partecipare alle lezioni, l’importante è aver superato l’età dell’obbligo scolastico) sono state respinte per mancanza di posti nelle aule o nei laboratori per le esercitazioni pratiche.

“È una realtà oggettiva – spiega il coordinamento degli studenti – che un adeguamento delle rette andasse realizzato, ma da qui ad aumentarle del 300, come avviene per l’affollato corso di Erboristeria, è troppo, esagerato, assurdo e impossibile, specialmente per quell’utenza a cui sono storicamente dirette le scuole”. Basti pensare, aggiungono, che “la cultura e gli insegnamenti tecnico-pratici sono una vera e propria prevenzione contro la criminalità e restituiscono al mondo del lavoro e delle libere arti forze che vengono sottratte alla delinquenza”.

Sono in molti, infatti, i giovani, i disoccupati, i cassaintegrati o gli ex-detenuti che grazie a questi corsi (organizzati nelle quattro strutture “Ettore Rolli”, “Scuola di Scienza e Tecnica”, “Arti Ornamentali” e “Nicola Zabaglia”) hanno trovato una nuova opportunità di lavoro o di riscatto sociale, così come i pensionati o i semplici cultori delle discipline che hanno trovato un modo per approfondire i propri hobby o rimanere in contatto con il mondo (come nel caso dei corsi d’informatica per gli anziani).

Intanto dopo le proteste di oggi, che hanno visto scendere in piazza allievi e insegnanti, il Comune ci ripensa. Nel pomeriggio con una nota l’assessore alle Attività produttive e al Lavoro Davide Bordoni spiega che le scuole “rientrano tra le prestazioni a domanda individuale e rappresentano una tradizione che intendiamo tutelare. Per questo le quote di iscrizione ai corsi verranno rimodulate”. “Ho dato mandato al dirigente dell’Unità organizzativa competente – aggiunge Bordoni – di lavorare per ridurre l’entità degli aumenti previsti per il nuovo anno. La volontà è quella di venire incontro alle richieste di allievi e insegnanti, ma teniamo a ribadire che un aumento è necessario per garantire la sopravvivenza del servizio”, che non rientra però, tiene a sottolineare l’assessore, “tra le realtà formative obbligatorie per l’ente locale”.

Per il Comune, infatti, non essendo queste scuole riconosciute da parte del sistema centrale della formazione, le tariffe applicate fino ad oggi e in vigore dall’inizio del 2000 coprono a malapena il 15 per cento delle spese. “Le proposte di rimodulazione delle tariffe – assicurano dal Campidoglio – prenderanno in considerazione le fasce di reddito e la tipologia di utenti. Probabilmente verranno proposti sconti per categorie disagiate e persone in certca di occupazione”.

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