Beni sequestrati alle mafie, l’inutilità delle doppie agenzie

beni-sequestrati-mafie-sliderL’Agenzia dei beni sequestrati alla criminalità ha, nel Lazio e in Calabria, una sede nazionale e una regionale

 

ROMA – Le stranezze in Italia, si sa, non finiscono mai e ve ne sono alcune davvero interessanti. L’ultima in ordine di tempo è arrivata ieri attraverso un’interrogazione parlamentare a risposta scritta indirizzata al ministro dell’Interno, a firma della vicepresidente dei deputati del Pd Rosa Villecco Calipari e degli onorevoli Laura Garavini, capogruppo Pd in commissione Antimafia, e Jean Léonard Touadi. I tre deputati chiedono spiegazioni e verifiche sulle Agenzie regionali per i beni confiscati alle organizzazioni criminali.

La storia è la seguente. Nel 2010 viene istituita l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. L’Agenzia ha personalità giuridica di diritto pubblico ed è dotata di autonomia organizzativa e contabile ed è posta sotto la vigilanza del ministro dell’Interno, con sedi a Reggio Calabria ed a Roma. Nel rapporto 2011 dell’Agenzia viene chiaramente identificato il ruolo delle regioni, invitate ad attrezzarsi con un ufficio per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati, che sia interlocutore autorevole e privilegiato dell’Agenzia nazionale. Una tale impostazione consentirebbe alle regioni stesse di avere costantemente il quadro di quello che accade sul loro territorio, realizzando proprio quella funzione di programmazione e di sviluppo che è la missione fondante dell’ente stesso. Fin qui nulla di strano, anzi.

Conseguenza naturale di tale indicazione è l’istituzione a marzo dello stesso anno in Calabria di una vera e propria Agenzia regionale con sede a Reggio. Neanche due mesi dopo, ed è qui la prima stranezza, su formale richiesta del ministro Raffaele Fitto, il Consiglio dei Ministri decide di impugnare la legge regionale in questione perché presenterebbe vari profili di illegittimità costituzionale. La seconda stranezza è che due anni prima, nell’ottobre del 2009, la regione Lazio aveva istituito un’analoga agenzia, l’Abecol (Agenzia regionale per i beni confiscati alle organizzazioni criminali nel Lazio), e tra le funzioni attribuitegli figuravano anche competenze analoghe a quelle contestate all’agenzia calabrese e impugnate dal Consiglio dei Ministri.

Ma nel Lazio tutto fila liscio, tant’è che ad aprile scorso la Giunta regionale ha nominato il direttore dell’agenzia, Michele Lauriola, a cui viene erogato peraltro un lauto compenso. Secondo indiscrezioni a Lauriola sarebbe assicurato infatti un “trattamento omnicomprensivo lordo di 108.705,93 euro, oltre ad una retribuzione legata al risultato pari al 3 per cento del trattamento economico annuo”. A questo si aggiunge che la stessa Agenzia è finanziata con due capitoli di spesa a carico del bilancio regionale con stanziamenti per il 2011 pari a 300 mila euro ed un milione di euro.

I firmatari chiedono quindi al ministro Maroni un monitoraggio delle agenzie presenti sul territorio “al fine di comprenderne l’effettiva necessità così come la compatibilità tra l’agenzia nazionale e le agenzie regionali”. Domandano altresì al responsabile dell’Interno, se l’esistenza dell’agenzia laziale, al pari di quella calabrese, non sia da considerarsi un’inutile sovrapposizione dell’Agenzia nazionale che dà luogo ad un costo aggiuntivo per la pubblica amministrazione e, in caso contrario, se non intenda promuovere le eventuali modifiche da apportare alla normativa nazionale per garantire l’imprescindibile armonia ordinamentale tra la normativa nazionale e quelle regionali.

Potrebbero interessarti anche