Atac, è il momento della verità

autobus-atac-aperturaIn Campidoglio occhi puntati sulla seduta speciale del Consiglio comunale per discutere della situazione dell’azienda di trasporto pubblico della Capitale. Una situazione sull’orlo del collasso dopo gli scandali che hanno provocato un vero e proprio terremoto al vertice. Il punto di vista della maggioranza e dell’opposizione

 

ROMA – L’appuntamento è per oggi pomeriggio alle 17. La seduta speciale del Consiglio comunale è convocata nell’Aula Giulio Cesare per discutere della situazione nella più importante azienda municipale di trasporti. Una situazione per molti versi sull’orlo del collasso dopo che il diluvio di polemiche, di notizie, di scandali ne ha intralciato pesantemente la gestione e rivoluzionato il management di vertice.

In vista della discussione di oggi, tutte le parti in causa hanno affilato le armi per un redde rationem che si preannuncia definitivo. Ed era inevitabile che, oltre a delineare le possibili linee di risanamento dell’azienda, riemergesse nell’occasione il discorso sulle responsabilità del dissesto. Infatti le note vicende di “parentopoli”, le dimissioni dell’amministratore delegato Maurizio Basile, il precario equilibrio economico e finanziario, avevano messo sul banco un solo imputato, ovvero la gestione della giunta Alemanno insediatasi nel 2008. Ma chi ricorda la vita a dir poco travagliata dell’azienda romana negli ultimi vent’anni sa che, purtroppo, le cose non sono così semplici.

Un tentativo serio di chiarezza sull’Atac l’ha fatto alla vigilia dell’assemblea di oggi l’on. Francesco Aracri, responsabile con il senatore Cigolani del settore trasporti del Pdl, che ha presentato un dossier con i conti aziendali degli ultimi 5-6 anni. Il periodo peggiore – secondo Aracri – per la situazione finanziaria di Atac è stato quello tra il 2003 e il 2007, sotto la guida delle giunte Rutelli e Veltroni.

“Nel 2004 l’azienda perdeva 128 milioni e aveva un indebitamento netto di 203 milioni, nel 2007 la perdita è stata pari a 129 milioni e l’indebitabento è schizzato a 614 milioni  La situazione è cominciata a migliorare solo nel 2008 quando la perdita è scesa a 123 milioni (2008) e successivamente a 113 (milioni), mentre l’indebitamento netto è sceso a 548 milioni (2008) e poi a 345 milioni (2009). Nel 2010, in seguito alla fusione delle aziende del trasporto pubblico locale, si conferma un andamento positivo con un risultato di 50 milioni di margine operativo lordo».

Nello specifico, il documento Aracri si limita a fornire dati ufficiali sui principali capitoli di spesa dell’azienda. Per il personale in particolare le polemiche hanno fatto perdere di vista che nel 2001 il numero complessivo di addetti nelle tre aziende romane di trasporto era di 13.412 unità a fronte dei circa 12.300 occupati di oggi. La serie storica dei dipendenti negli ultimi cinque anni va dai 12.824 del 2009 ai 12.360 di quest’anno, con un risparmio nel 2010 di circa 40 milioni di euro rispetto ai due anni precedenti.

Anche nel campo dei lavori e delle manutenzioni, nei dati forniti dal parlamentare Pdl, il bilancio ereditato dalle precedenti gestioni è disastroso. Nel 2007 la flotta del materiale rotabile presentava sulla carta 198 mezzi, di cui 53 da rottamare, 52 da revisionare e solo 103 effettivamente disponibili. Tale situazione pesa oggi sui conti Atac per almeno 233 milioni di euro. Per finire a spericolate operazioni finanziarie condotte dai responsabili Atac su derivati cross border lease, che “hanno consentito agli intermediari americani di godere dei benefici fiscali valorizzati in 555.658.729 dollari, a fronte di un compenso, visibile, di soli euro 13.500.476, ben presto fagocitato da una miriade di costi per consulenze, viaggi, relazioni, pareri etc., (al 10 dicembre scorso i costi per queste voci ammontavano a 8.055.828,82 euro), esponendo l’azienda al concreto rischio di dover sopportare costi di notevoli dimensioni”.

A fronte della presentazione di questi dati non proprio esaltanti, l’opposizione di sinistra ha reagito per bocca del capogruppo Pd in Campidoglio affermando che da Aracri sono venute solo falsità e il grottesco tentativo di autoassoluzione. “La verità – continua Marroni – è che i conti dell’azienda nel 2007, come detto nel piano industriale di Basile, erano in sostanziale equilibrio. Nel giro di tre anni la mala gestione del centro destra ha invece portato la più grande azienda di trasporto sull’orlo del fallimento. Chiediamo al sindaco Alemanno – conclude – che il Consiglio straordinario dell’Atac non sia l’ennesima occasione persa per la città, è necessario fare chiarezza su quello che rappresenta uno dei più gravi scandali che ha colpito il Comune di Roma negli ultimi decenni”.

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