Produzione industriale, Italia superata da Cina e Corea

produzione-industriale-sliderPer Confindustria il contesto competitivo resta carente, c’è un sostanziale stop alla ripresa

 

ROMA – La fase di recupero dopo la crisi economica in Italia ha frenato dopo il primo semestre 2010. Lo rileva il Centro Studi di Confindustria, secondo cui la nostra produzione industriale “è quasi ferma all’estate del 2010”, con un +0,1 per cento di crescita media mensile dal luglio 2010 al marzo di quest’anno. Non è tutto: per forza industriale l’Italia è scesa dalla quinta alla settima posizione mondiale, superata da India e Corea del Sud, avendo perduto 1,1 punti di quota: al momento rischiamo anche di essere superati dal Brasile, che viaggia ad una velocità molto più sostenuta della nostra.

“Il Paese – spiegano gli economisti di Confindustria – rimane ad alta vocazione industriale, ma spicca per la flessione dell’attività registrata nell’ultimo triennio”, pari al -17 per cento: si tratta di una statistica doppia o tripla di quelle delle nostre maggiori concorrenti; ha fatto peggio solo la Spagna. Per il direttore del Centro studi Luca Paolazzi i nostri imprenditori devono, dunque, “essere tre volte più bravi degli altri” per sopravvivere “in un contesto competitivo così carente”.

“L’industria italiana – rileva Confindustria – è rimasta schiacciata tra recessione violenta e ripresa lenta”, mentre “non pare esserci piena coscienza nel Paese del ruolo cruciale giocato dalle attività manifatturiere nel generare reddito e occupazione, nell’essere il principale motore della crescita dell’intera economia”. Con la crisi, infatti, l’attività industriale nostrana è diminuita relativamente di più rispetto a quanto osservato altrove: basti pensare che dal picco massimo di aprile 2008 al minimo di marzo 2009 la caduta è stata dal 26,1 per cento. Anche durante la ripresa, nel corso dell’ultimo biennio, “si è assistito ad un graduale scollamento della performance italiana rispetto a quella delle altre maggiori economie”.

Basti fare il confronto con la Germania, che ha colmato gran parte della caduta: aveva perso poco meno dell’Italia (-23,5 per cento) e a marzo 2011 ha ridotto la flessione al 4,2 per cento grazie a un tasso di crescita medio mensile annualizzato del 12,8 per cento a fronte del 5,5 per cento del Belpaese.

Per quanto riguarda i Paesi nostri competitor nell’industria manifatturiera, restiamo il secondo paese in Europa proprio dopo la Germania (che resta al quarto posto) mentre la Cina guadagna 7,6 punti e con una quota del 21,7 per cento conquista la prima posizione (era seconda) scalzando gli Stati Uniti fermi al 15,6 per cento. “Tre soli paesi avanzati – si legge nel rapporto – sono riusciti a reggere allo scossone: il Giappone, la Corea del Sud e l’Australia” mentre sono rilevanti le perdite di Francia, Regno Unito, Spagna e Canada.

C’è spazio anche per una speciale classifica sulle province italiane: quella di Lecco è la prima (sessantunesima in Europa) per forza industriale, seguita da Modena, Vicenza, Bergamo. La provincia di Milano è sedicesima (203esima in Europa), Roma addirittura ottantaduesima (941esima in Europa). All’ultimo posto la provincia di Agrigento.

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