Bufera sugli incarichi politico-amministrativi dei giudici

Il_pm_Giuseppe_NarducciIl caso del pm di “Calciopoli” Giuseppe Narducci e l’incarico nella Giunta napoletana del sindaco De Magistris

 

ROMA – È bufera al Csm sugli incarichi extragiudiziari delle toghe, in particolare quelli di carattere amministrativo. A riaccendere una questione già discussa da tempo, il caso del pm della procura Antimafia di Napoli, Giuseppe Narducci, che ha chiesto a Palazzo dei Marescialli, e ottenuto, un periodo di aspettativa per assumere l’incarico di assessore nella giunta comunale di Napoli, guidata dal neo sindaco Luigi De Magistris. Narducci, titolare di numerose inchieste di primo piano, dallo scandalo Calciopoli al processo sulle presunte collusioni con il clan dei Casalesi da parte del coordinatore campano Pdl Nicola Cosentino, è stato l’appiglio per riprendere un vecchio discorso.

Il plenum di ieri, con 11 voti contro 8, ha dato il disco verde alla richiesta di Narducci, con non poche polemiche dal momento che il Csm ha più volte ribadito la sua contrarietà a che i magistrati che abbiano svolto attività giudiziaria vadano a ricoprire incarichi amministrativi. E il vicepresidente Michele Vietti ha voluto precisare che Palazzo dei Marescialli ha avuto le mani legate nell’acconsentire all’aspettativa per colpa di un ‘vuoto normativo’ che dura da anni. Ragion per cui, il Consiglio ha chiesto che intervenga il Parlamento. Basterebbe una norma a risolvere il problema, un problema che non esiste per gli incarichi parlamentari. Infatti, la normativa, quando una toga abbia rivestito un ruolo politico, impedisce per cinque anni che il magistrato possa tornare nella stessa sede dove esercitava le sue funzioni.

Netta anche la posizione dell’Associazione nazionale magistrati, che ricorda ancora una volta che occorre impedire che le toghe che abbiano rivestito incarichi politico-amministrativi tornino in magistratura. Il presidente dell’Anm Luca Palamara, ha aggiunto, d’accordo con Vietti, che per regolamentare questa delicata materia serve solo “l’intervento del legislatore”. 

E’ tornata invece in Prima Commissione la delibera approdata in plenum sul caso della cosiddetta ‘P3’, la presunta associazione segreta nel mirino della Procura di Roma che ha visto tra i protagonisti l’ex presidente della Corte d’Appello di Milano Alfonso Marra e il capo degli ispettori del ministero della Giustizia, Arcibaldo Miller. Sulla posizione di quest’ultimo, il cui nome nelle carte processuali sarebbe associato ai tentativi di avvicinamento e di pressione nei confronti di esponenti della Corte Costituzionale prima che venisse esaminato il Lodo Alfano, dichiarato poi incostituzionale, era stata avanzata una proposta di archiviazione.

La Commissione, bacchettando Miller per la sua condotta nella vicenda, in “aperta violazione dei canoni di imparzialità e indipendenza, partecipando a riunioni nelle quali si esercitavano pressioni politiche anche illecite su organi di rilevanza costituzionale”, aveva chiesto tuttavia l’archiviazione parziale della pratica limitatamente alla posizione di Miller. E ciò perchè la procedura di trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale non è “esperibile” nei confronti del magistrato che svolge un incarico extra-giudiziario al di fuori delle competenze del Csm. Ma la pratica è tornata in Commissione, per approfondire nuovamente alcuni punti dell’istruttoria.

(Valentina Marsella)

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