Il rebus del rigore e della riforma fiscale

berlusconi-tremonti-slider“Nessuna riforma fiscale senza pareggio di bilancio”, aveva detto Tremonti. Che sembra aver convinto Berlusconi: il Governo interverrà in estate sul Bilancio con un’operazione da 3 miliardi. Ma il disegno di legge che il Governo vuole varare potrà essere approvato in Parlamento solo in autunno

 

ROMA – “Non c’è l’una senza l’altro, non ci sarà riforma fiscale senza il pareggio di bilancio nel 2014”, aveva detto Giulio Tremonti, battendo i pugni sul tavolo, davanti a Umberto Bossi e a Silvio Berlusconi nel burrascoso vertice di Arcore di lunedì scorso. Ed ancora una volta il superministro dell’Economia sembra averla spuntata. In estate il governo interverrà sul bilancio con un’operazione di manutenzione che vale 3 miliardi, poi bisognerà proseguire come abbiamo fatto nel 2008, 2009 e 2010. Non c’è allarme né controversia nel governo, sappiamo già dove trovare i risparmi, ha detto oggi il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, prima di dare il tanto sospirato annuncio: “Siamo d’accordo che ci sarà la legge delega per la riforma del fisco prima dell’estate”. Il Cavaliere alla ricerca del consenso perduto può finalmente giocare la carta delle tasse. Che questa sia decisiva, però, è tutto da vedere.

La delega, intanto, presuppone tempi lunghi. Il disegno di legge che il governo vuole varare prima dell’estate potrà essere approvato dal Parlamento solo in autunno inoltrato. Poi dovranno essere varati i decreti legislativi di attuazione: Consiglio dei Ministri, parere del Parlamento, di nuovo in Consiglio dei ministri per l’ok definitivo. Ben che vada il primo dei provvedimenti attuativi vedrà la luce a primavera dell’anno prossimo. Potrebbe anche andar bene in chiave elettorale, se non che la riforma fiscale immaginata da Tremonti deve partire a costo zero, cioè senza pesare sul deficit. Con i mercati pronti a colpire ogni scivolamento dal sentiero del rigore, la parità del gettito è una condizione indispensabile. E rende meno spendibile politicamente la riforma.

Se proprio gli si volesse dare un senso, immaginando la riduzione delle aliquote per tutti, si dovrebbero fare scelte altamente impopolari, come la cancellazione di gran parte delle detrazioni, deduzioni ed agevolazioni esistenti (che valgono 160 miliardi l’anno), difficilie da ipotizzare in un anno preelettorale. La riforma partirà dunque molto dolcemente e nel frattempo lo sforzo si concentrerà sulla riduzione del deficit pubblico. Come vuole Tremonti. Oggi Berlusconi può cantare vittoria, ma il trofeo rischia di scioglierglisi in mano nel giro di pochi mesi.

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