Referendum, il giorno dopo il quorum

festeggiamenti-referendum-aperturaVittoria schiacciante dei sì ai referendum popolari su gestione dell’acqua, energia nucleare e legittimo impedimento. Quorum raggiunto con il 54,8% dei voti. Il premier parla di “volontà netta degli elettori da cogliere”, ma i malumori della Lega scuotono il Pdl: “Stufi di prender sberle”. Esultano le opposizioni. Bersani: “È un divorzio tra l’Italia e Berlusconi”. A Roma affluenza oltre il 60%

 

ROMA – Affluenza definitiva al 54,8 per cento per i referendum abrogativi su gestione dell’acqua, energia nucleare e legittimo impedimento con la vittoria dei “sì” superiore al 95 per cento per i primi due quesiti e superiore al 94 per gli ultimi due. Il quorum è stato definitivamente raggiunto e ha reso ininfluente il numero dei votanti all’estero.

Il sorriso di Bersani, la smorfia amara di Berlusconi. Il verdetto dei referendum, scontato nell’esito ma non di certo nel raggiungimento del quorum, ha riproposto le stesse facce, la stessa conclusione, le medesime conseguenze delle amministrative di due settimane fa, seppur con sfumature ed accenti differenti. Peccato che a quindici giorni dai successi di Milano e Napoli, né Berlusconi, né Bersani, né tantomeno molti organi di informazione, abbiano compreso, analizzato e metabolizzato a fondo l’esito delle urne. Il perché è presto detto. Non ha perso solo il Centrodestra, al terzo schiaffo in poco più di un mese, né tantomeno ha vinto il Partito Democratico, che ancora una volta ha assistito da spettatore all’affermazione degli (ipotetici) alleati della coalizione di centrosinistra. Il successo, vero, indiscutibile, è dei social network, del web, dei comitati promotori, dei giovani e di chi è ormai stanco di una politica che rappresenta sempre di meno la società civile.

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Sbaglia però, e non poco, chi si ostina a dare a tutti i costi una valenza squisitamente politica a questi referendum. Sia perché i quesiti hanno raccolto (e non pochi) consensi da una parte e dall’altra dell’elettorato, sia perché, come hanno affermato i più esperti politologi di casa nostra, un conto sono i plebisciti abrogativi, un altro le consultazioni politiche. Perché, se da una parte è innegabile che la maggioranza sia alle prese con fibrillazioni interne mai così laceranti, dall’altra c’è la consapevolezza che mettere insieme Pd, Sel, Idv e Udc se non è un miraggio poco ci manca. Non fosse altro perché gli italiani hanno ancora troppo presente l’esperienza drammatica dell’Unione di Prodi e Bertinotti.   

E vien quasi da ridere, se non da cantare, nel sentir Celentano parlare di nuovo ciclo politico, proprio da chi non più di diciassette anni fa aveva votato il Cavaliere, chiedendo qualche bugia in meno ed evocando la questione morale. Ma il bivio è dietro l’angolo: “Basta sberle, non vorremmo che diventasse un’abitudine – avverte il leghista Calderoli a poche ore dal monito del collega Maroni che aveva minacciato: “O ci sarà una svolta o è meglio cambiare registro”. Il 22 giugno sarà il momento della verità in Parlamento, qualche giorno prima, però, potremo capire a Pontida se l’amaro…quorum sarà stato digerito o meno dalla fazione più oltranzista della maggioranza o se saremo condannati all’ennesimo governo di solidarietà, esperienza lontana nel tempo, quasi quanto l’ultimo referendum che ha ottenuto…il quorum, nel lontano 1995.

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