Piano rifiuti, poche luci e molte ombre

malagrotta-sliderA breve in Regione verrà presentata l’ultima versione del documento. Ma la nuova discarica è ancora un’utopia

 

ROMA – Martedì prossimo l’assessore alle Attività produttive e ai rifiuti della regione Lazio, Pietro Di Paolo, illustrerà alla Commissione Ambiente l’ultima versione del piano rifiuti regionale, quella riveduta e corretta in base alle trenta prescrizioni presentate al termine dalla Vas – la valutazione ambientale strategica – efettuata dagli uffici tecnici regionali.

Lo ha annunciato il presidente della Commissione ambiente, Roberto Carlino, che ha convocato all’udienza anche i partiti, le associazioni e i comitati di cittadini interessati come già aveva fatto il 31 maggio scorso. Quando, però, i convenuti si sono trovati a discutere un piano già vecchio, presentato il 18 novembre del 2010 e non ancora sottoposto a Vas. Di fronte all’imbarazzo generale, infatti, si scoprì solo in quella circostanza che la Giunta regionale non aveva ancora reso pubblico il nuovo documento.

Carlino ha precisato che alla presentazione del piano seguiranno, nel giro di pochi giorni, le audizioni già programmate in cui si darà la possibilità a tutti di esprimere il proprio punto di vista; sarà l’inizio di una concitata fase di concertazione con tutti i portatori di interesse secondo Carlino, che si dice sicuro del raggiungimento in tempi brevi di un risultato condiviso.

Detta così sembrerebbe che siamo vicini alla soluzione della questione del ciclo dei rifiuti, problema che incombe sulla testa dei romani da anni e che negli ultimi mesi è tornato prepotentemente alla ribalta per via dell’imminente esaurimento delle volumetrie della discarica di Malagrotta, come annunciato più volte dal gestore dell’impianto, Manlio Cerroni.

Ma proprio dall’Assessorato ai rifiuti veniamo a sapere che il confronto aperto in sede di Commissione ambiente non riguarderà la localizzazione della nuova discarica. Sono due percorsi che stanno andando avanti parallelamente, fanno sapere: da una parte il Piano rifiuti, che è un documento di pianificazione ampio che non prevede l’individuazione dei siti per l’impiantistica e per le discariche, dall’altra sta andando avanti l’analisi tecnica e ambientale dei siti idonei ad ospitare la discarica che sostituirà Malagrotta senza, però, avere le stesse caratteristiche.

Di Paolo, infatti, si affretta a precisare che “la nuova discarica sarà solo funzionale ai relativi impianti per la realizzazione del ciclo integrati dei rifiuti. Il progetto interesserà una ridotta superficie, corrispondente a circa un quinto di quella dell’odierno bacino di Malagrotta”. Ed è per questo che non tutti sono convinti che il piano rifiuti della giunta Polverini sia la soluzione definitiva al problema.

In particolare Verdi e Radicali si scagliano contro il Piano, definendolo un “libro dei sogni” (reso ancor più impraticabile dalle prescrizioni presentate, ed accolte, in seguito alla Vas) e lamentando l’assenza di spazi di democrazia e di condivisione delle scelte. Secondo Bonessio, presidente dei Verdi del Lazio, o si punta agli inceneritori o alla differenziata: “I prodotti nobili sono sempre plastica e carta, fondamentali sia per la combusione negli inceneritori che per la filiera del riciclo dei rifiuti. O si bruciano o si riciclano, e questo va deciso a monte. Il Piano rifiuti di Di Paolo è contraddittorio in quanto prevede dei livelli altissimi di differenziata ma si basa su una politica fatta di  discariche ed inceneritori”.

Nel frattempo Manlio Cerroni, proprietario della discarica di Malagrotta e monopolista del ciclo dei rifiuti della Capitale, non resta a guardare e continua ad ammonire le istituzioni indicando le “sue” soluzioni: nuova discarica, trattamento meccanico biologico per la termovalorizzazione e sistema di tritovagliatura per la diminuzione del volume dei rifiuti, sempre da conferire in discarica.

(Michele Sensini)

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