Quel che resta del federalismo demaniale

palazzo_romaInteramente inattuato con una eccezione: i beni demaniali gravati da un vincolo storico-artistico e architettonico

 

ROMA – Si era partiti “lancia in resta” lo scorso anno, ritenendo che fosse uno dei capitoli del federalismo fiscale più facili da attuare. E, invece, a distanza di più di un anno dall’emanazione, il cosiddetto federalismo “demaniale” risulta quasi interamente inattuato. Le procedure ordinarie di attuazione, infatti, si sono da tempo arenate nella Conferenza Unificata Stato-Regioni ed Enti locali. L’art. 3 del richiamato decreto legislativo prevedeva, con riguardo al patrimonio statale “disponibile”, l’emanazione – entro la fine dello scorso anno – di specifici Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri (Dpcm) contenenti l’elenco dei beni trasferibili (cd. white list), al netto di quelli che rimangono in uso “governativo” alle Amministrazioni centrali dello Stato (cd. black list). Dalla white list gli Enti territoriali avrebbero potuto scegliere i beni da acquisire in proprietà a titolo gratuito, sulla base di specifiche proposte di valorizzazione.

Ma i Dpcm non hanno mai visto la luce, innanzitutto per palesi disaccordi tra Stato ed Enti territoriali sulla consistenza della black list e, conseguentemente, sulla quantità e qualità dei beni residui effettivamente trasferibili. La stessa impasse stanno conoscendo i beni appartenenti al Demanio statale marittimo e idrico, il cui trasferimento sarebbe dovuto avvenire ex lege – sempre entro la fine dello scorso anno – sulla base di ulteriori specifici Dpcm, ancora non pervenuti in Gazzetta Ufficiale per la necessaria pubblicazione.

Se a ciò si aggiunge il lungo elenco di beni esplicitamente esclusi dal federalismo demaniale (parchi e riserve naturali nazionali, reti stradali, ferroviarie ed energetiche di interesse statale, beni utilizzati per le funzioni di difesa e sicurezza nazionale, porti e aeroporti di rilievo nazionale e internazionale, patrimonio culturale, etc.), si comprendono le ragioni della perplessità ormai diffusa tra esperti e non circa la effettiva possibilità di dare concreta attuazione in tempi brevi alla componente immobiliare del federalismo.

Rispetto ad un quadro così poco esaltante, fa eccezione una procedura “straordinaria” attivata in sordina dall’Agenzia del Demanio, di concerto con il Segretariato generale del ministero per i Beni e le Attività Culturali, che sta conoscendo proprio in queste ore un successo esponenziale. L’art. 5 del decreto legislativo dell’anno scorso, infatti, nell’escludere in via generale dal federalismo demaniale il patrimonio culturale, ha introdotto uno specifico ed appropriato percorso attraverso il quale lo Stato può procedere al trasferimento gratuito in proprietà agli Enti territoriali dei beni demaniali gravati da un vincolo storico-artistico e architettonico, sulla base di un puntuale programma di valorizzazione presentato dagli Enti territoriali interessati, di cui sia dimostrata la sostenibilità tecnica ed economica e che risulti condiviso dai competenti organi statali, a partire dal ministero per i Beni e le Attività Culturali (per la tutela) e dall’Agenzia del Demanio (per la proprietà).

Al fine di dare concreta attuazione a tale iter procedurale, l’Agenzia del Demanio e il Mibac hanno dapprima sottoscritto ad inizio anno un Protocollo d’intesa per definire i reciproci ruoli ed impegni in materia e più di recente hanno diramato, in maniera concertata, ai propri organi periferici (Filiali e Direzioni regionali) una circolare con indicazioni chiare e dettagliate su tutto ciò che il Ministero, l’Agenzia del Demanio e gli Enti territoriali interessati devono fare per poter accedere a tale opportunità: dalla presentazione della richiesta di acquisizione da parte degli Enti territoriali di uno o più beni statali di demanio storico-artistico presenti sul proprio territorio, alla istituzione dei tavoli tecnici operativi di livello regionale per discutere e istruire le richieste pervenute, fino alle linee guida per la elaborazione dei programmi di valorizzazione necessari per poter accedere alla sottoscrizione degli accordi di valorizzazione, di cui viene addirittura fornito una schema generale.

Il risultato di un simile approccio tecnico, che non richiede la preventiva pubblicazione di elenchi o Dpcm affida direttamente alla concertazione tra Stato ed Enti territoriali, su specifici immobili e idonei programmi di valorizzazione, la valutazione della possibilità di trasferire gratuitamente la proprietà dei beni, è particolarmente significativo. E infatti non appena il Ministero e l’Agenzia hanno divulgato la circolare, le richieste si sono moltiplicate. Nel giro di un paio di mesi sono pervenute istanze da un centinaio di Comuni grandi e piccoli (tra i quali Venezia, Firenze, Verona, Piacenza, Caserta, Barletta, Vibo Valentia, ma anche Procida, Scandiano, Ponti sul Mincio, Ostuni, etc.), aventi ad oggetto oltre 200 beni di grande pregio. Sono quindi stati istituiti ed avviati tavoli tecnici in quasi tutte le Regioni italiane e entro l’estate potrebbero essere firmati i primi accordi di valorizzazione, propedeutici alla stipula degli atti pubblici per il trasferimento della proprietà dei beni.

Tenuto conto che il limite temporale di un anno entro il quale tali procedure “straordinarie”, ai sensi di legge, si sarebbero dovute definitivamente completare, è stato interpretato dall’Amministrazione statale come non perentorio. Quella tracciata dunque si candida davvero ad essere l’unica strada in grado di consentire concreta e virtuosa attuazione in tempi medio-brevi al federalismo demaniale.

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