Giochi, giri e raggiri del poker online

Poker_onlineIncriminata negli Stati Uniti la casa madre di PokerStars per gioco d’azzardo illegale, riciclaggio e frode bancaria

 

ROMA – La notizia è di qualche settimana fa: il procuratore federale di New York, Preet Bharara, ha rinviato a giudizio tre società di poker online, la PokerStars (la più grande del mondo), la Full Tilt e la Absolute Poker. I capi d’imputazione per i titolari delle tre imprese sono pesantissimi: gioco d’azzardo illegale, riciclaggio di denaro sporco e frode bancaria e fiscale. Il rischio per ciascuno di loro se le accuse si dovessero rivelare fondate? Decine di anni di galera.
Il reato ipotizzato infatti consisterebbe nell’aver incassato scommesse e pagato vincite online contro la legge americana che proibisce qualsiasi transazione finanziaria legata al gioco d’azzardo in rete. Per aggirare il divieto, PokerStars si sarebbe avvalsa di società commerciali fittizie per la vendita di prodotti sportivi attraverso le quali passavano i fiumi di dollari delle quote di partecipazione a tornei di poker online, delle scommesse e delle vincite. Il meccanismo si era fatto via via più sofisticato, arrivando a comprare piccole banche locali in difficoltà per rendere ancor più agevoli e “puliti” i movimenti di denaro. Ora il fondatore e maggior azionista della società di poker, il miliardario Isai Scheinberg, è latitante e come lui gli altri due “compari”.

Perché romacapitale.net si occupa di una vicenda giudiziaria degli Stati Uniti? Perché la PokerStars ha filiali in tutto il mondo, Italia compresa, e nel mercato domestico la branch italiana, PokerStars.it, che vanta tra i propri testimonial Gigi Buffon, ha un giro d’affari di circa 700 milioni l’anno e un utile stimato in almeno il 10% del fatturato. Era dunque lecito attendersi che l’Azienda autonoma dei Monopoli di Stato (Aams) approfondisse i legami della filiale italiana con la casa madre e chiedesse maggiori garanzie in merito alla proprietà dell’azienda, formalmente posseduta da una società di Malta, a sua volta di proprietà della Reel con sede nel paradiso fiscale dell’isola di Man.

Al momento tuttavia Aams si trova oggettivamente con le mani legate dato che “la società PokerStars.it ha stabile organizzazione in Italia ed è in possesso di tutti i requisiti richiesti dalla vigente normativa per il rilascio della concessione all’esercizio del gioco online. I Monopoli di Stato pertanto per ora non hanno nè titolo né motivo per risolvere il rapporto di concessione, almeno fin tanto che non intervengano fatti o notizie di illeciti commessi dallo stesso concessionario”.
Un intervento di approfondimento invece viene sollecitato da diverse parti, di cui si è fatto interprete anche il sen. Lannutti che ha chiesto al ministro dell’Economia “quali iniziative intende adottare al fine di verificare che l’operatività di PokerStars, che ha ottenuto la concessione italiana attraverso la Reel Italy, con sede a Malta, con capitale di soli 1000 euro, a sua volta controllata da Reel dell’isola di Man, avvenga secondi i principi delle norme di trasparenza sancite dal decreto legislativo n. 231 del 2007, allontanando ogni ipotesi di evasione, elusione e perfino di riciclaggio per operazioni oscure”.

Da notizie non ufficiali raccolte, prive ancora degli opportuni riscontri, sembrerebbe che anche altri organi investigativi di controllo stiano raccogliendo elementi per valutare fino in fondo la posizione di PokerStars Italia, ovvero se continui a sussistere quel rapporto fiduciario tra concedente e concessionario che è alla base del provvedimento di autorizzazione di Aams. Quel rapporto che in un’estensione arbitraria e non automatica si potrebbe incrinare per una sorta di responsabilità oggettiva del proprietario del sito italiano.

Potrebbero interessarti anche