Un’intricata vicenda al ministero dei Beni Culturali

ministero-beni-culturaliStoria di una gara per l’espletamento di alcuni servizi complicata quanto un rebus da professionisti

 

ROMA – Alla fantasia non c’è mai fine. Ma in questo caso, ahinoi, non si tratta di fantasia, ma di un’assurda realtà che vede protagonista il Mibac e alcune sue dissennate operazioni. Nel 2008 il ministero per i Beni e le Attività Culturali decise di bandire una gara per l’espletamento di alcuni servizi tra cui il riordino e la gestione informatizzata degli archivi, il supporto e il monitoraggio nella sicurezza dei siti culturali e la comunicazione e la promozione del patrimonio culturale. I progetti furono affidati rispettivamente alle società Sma Sistemi per la meteorologia, Cofely Progetti e Mp Mirabilia, per una durata contrattuale di tre anni, previa verifica annuale delle relative disponibilità finanziarie.

Il bando prevedeva, per le aziende aggiudicatarie, l’obbligo di assumere a tempo indeterminato circa 500 lavoratori provenienti dai bacini ex LSU dello stesso Ministero, mentre altri, di medesima provenienza, sarebbero dovuti essere assunti dalla società pubblica Ales (originariamente costituita da un’altra azienda a capitale pubblico, Italia Lavoro, e dal Mibac, successivamente acquisita al cento per cento dallo stesso Ministero).

Per i primi due anni, l’espletamento dei servizi è avvenuto regolarmente. Sembrava dovesse essere così anche per il 2011, se non fosse che a gennaio, ad attività avviate, il Ministero faceva informalmente sapere alle imprese che non sarebbe stato possibile rinnovargli la prevista annualità contrattuale, a causa di un incredibile errore commesso dallo stesso dicastero, ovvero l’omessa presentazione alla Corte dei Conti (per la necessaria registrazione) dei precedenti contratti. Il Ministero procedeva così ad annullare i contratti per l’anno in corso pur manifestando la volontà di sanare la difficile situazione determinatasi, procedendo al riconoscimento del debito per le due annualità in questione, mentre per quella in corso si impegnava a bandire una nuova gara.

Nelle more dell’espletamento delle procedure di gara, il Ministero rassicurava lavoratori ed imprese circa l’utilizzo delle stesse (tramite affidamento diretto) per il temporaneo espletamento dei servizi previsti nei mesi decorrenti per l’aggiudicazione della nuova gara, assicurando così la continuità del rapporto di lavoro del personale ex LSU interessato. A febbraio il brutale dietrofront: l’Amministrazione comunicava alle imprese che intendeva assumere i lavoratori ex LSU direttamente nella propria azienda in-house Ales, proseguendo l’esecuzione dei contratti con la stessa società. Di conseguenza dal primo marzo scorso oltre 400 lavoratori delle tre aziende sono stati messi in cassa integrazione, in attesa delle decisioni del Ministero. Contemporaneamente Confcultura-Confindustria, inviava un esposto alla Autorità Garante della concorrenza e del mercato ed alla Autorità di Vigilanza sui contratti pubblici.

In un caotico accavallamento di iniziative e di ipotesi di soluzione contraddittorie, il Ministero riconvocava una nuova riunione con le rappresentanze dei lavoratori e delle imprese coinvolte nella vicenda per comunicare che, a causa dei tempi tecnici necessari per adempiere alle annunciate procedure di assunzione del personale nella Ales, intendeva riaffidare alle tre società per un tempo limitato (sei mesi) i contratti in questione, ricevendo l’adesione delle organizzazioni sindacali. E come nel più complicato dei rebus, dopo neanche un mese, il secondo dietrofront: nel corso di un’ennesima riunione il capo di Gabinetto, Salvo Nastasi, comunicava stavolta la decisione di assumere tutti i lavoratori nella società Ales a partire dal nove giugno, nonché di affidare direttamente alla stessa i servizi già oggetto dei contratti sottoscritti con le imprese regolarmente e formalmente aggiudicatarie dei bandi.

Il Ministero, nel comunicare alle tre imprese coinvolte che non si procedeva più nelle annunciate modalità di affidamento in via temporanea delle attività, ha richiesto alle stesse di rinnovare il trattamento di cassa integrazione (facendosi carico di tutti gli oneri aggiuntivi a ciò connessi) fino a quando la Ales non sarà in grado di completare le procedure di assunzione delle maestranze.

I due senatori dell’Italia dei Valori, Stefano Pedica e Felice Belisario, in un’interrogazione scritta hanno sottoposto l’intricata vicenda ai ministri dei Beni culturali, del Tesoro e della P.A., chiedendo alcune delucidazioni. Se ad esempio la decisione del Mibac di recedere dai contratti già in esecuzione, sia legittima; se la decisione di assumere personale, attraverso una propria società in-house, sia in contrasto con le norme vigenti in materia di blocco delle assunzioni pubbliche. E ancora, se l’assunzione di un così consistente numero di lavoratori (circa 500) non comporti oneri ulteriori a carico della P.A., tenuto conto che la stessa struttura organizzativa della società pubblica Ales dovrà essere consistentemente rafforzata in termini di management e organizzazione sul territorio (il personale è residente in sei regioni del centro sud), per la gestione delle risorse umane.

Se il contenzioso, che le imprese certamente avvieranno a causa dei danni conseguenti all’annullamento dei contratti e degli oneri che tuttora stanno sostenendo, ricadrà sul Ministero o più in generale sulla P.A. e – in caso affermativo – se risultino già appostate le risorse sugli appositi capitoli di bilancio e, soprattutto, se sia stato valutato l’impatto previsto sulla dotazione finanziaria della P.A. per gli anni futuri.

Se il Governo intenda confermare la voce ricorrente, secondo cui i fondi destinati a sostenere questa operazione dissennata verranno sottratti ai fondi del Lotto già destinati ad interventi di restauro e conservazione, e se infine siano note al ministro Galan, insediatosi relativamente da poco tempo, le azioni attuate dai rappresentanti del suo dicastero in questa incredibile vicenda.

(Nerina Stolfi)

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