Relazioni industriali tutte nuove all’Eni

raffineria-sliderAzienda e sindacati contrattano investimenti contro riorganizzazioni, orario di lavoro e assenteismo

ROMA – Un tempo si chiamava “preambolo” la parte normativa dei contratti collettivi di lavoro che precedeva le condizioni economiche e organizzative. Anche nel recente accordo stipulato tra l’Eni e i sindacati dei lavoratori “per lo sviluppo, la competitività e un nuovo modello di relazioni industriali”, quest’ultimo aspetto del negoziato segna effettivamente un salto di qualità nel sistema di rapporti sindacali di indubbio significato innovativo.

Nei mesi scorsi infatti si era diffusa l’impressione che anche il nostro maggiore gruppo energetico si volesse accodare allo “stile Marchionne” facendo saltare il tavolo delle relazioni industriali e andando al muro contro muro con i lavoratori delle raffinerie e del petrolchimico in crisi profonda. In particolare le attuali difficoltà del sistema di raffinazione risultavano, non solo per l’Eni, dalla sovracapacità istallata, dai margini sempre più bassi e dall’obsolescenza degli impianti.
Quell’impressione tuttavia, probabilmente dettata in quel momento dal clima contingente di incertezza strategica e manageriale, alla prova dei fatti si è rivelata totalmente sbagliata, come dimostra l’accordo dei giorni scorsi. Le prime pagine dei giornali hanno messo in evidenza le intese raggiunte in tema di orari di lavoro e di assenteismo, sicuramente importanti (le assenze per malattia dovranno rientrare nel livello fisiologico del 3,7% e l’orario di lavoro dovrà avere più spiccate caratteristiche di flessibilità), ma non sono stati inquadrati nel contesto più generale che ha visto l’integrazione negoziale tra gli investimenti e la riorganizzazione del gruppo petrolifero.

Nel preambolo all’accordo infatti le parti hanno convenuto sulla necessità di una serie di interventi sul sistema industriale per accrescere la produttività, nel rispetto dei contratti di lavoro vigenti, e di “sviluppare un modello di relazioni industriali che preveda forme di maggiore coinvolgimento, partecipazione e condivisione da parte dei lavoratori”. Sul sistema industriale è stato varato un piano di investimenti da qui al 2014 da 53 miliardi di euro, di cui 15 in Italia, soprattutto nei settori critici della petrolchimica e della raffinazione che rischiavano di produrre chiusure di stabilimenti e disoccupazione. Tra gli interventi decisi c’è il revamping della raffineria di Gela, lo sviluppo del giacimento della Val d’Agri, la costruzione di una centrale a biomasse a Porto Torres, il potenziamento dell’impianto petrolchimico di Ravenna e il recoil dei forni di Priolo.

Ma l’elemento più significativo dell’accordo sta appunto nell’impegno sottoscritto dalle parti per “un nuovo modello di relazioni industriali che garantisca la più ampia partecipazione dei lavoratori all’interno del processo produttivo”. A questo scopo viene creata una Commissione paritetica tra l’azienda e i sindacati con il compito di proporre nel giro massimo di un anno nuovi modelli partecipativi da sottoporre al Comitato relazioni industriali (composto anch’esso da rappresentanti dell’Eni e delle organizzazioni sindacali), che si riunirà almeno due volte l’anno per “esaminare le politiche, gli obiettivi e i risultati dell’anno precedente”, in tema di linee strategiche, piano degli investimenti, processi riorganizzativi, dinamiche occupazionali, ecc. Non siamo insomma al “Consiglio di sorveglianza” di stampo tedesco, ma l’orientamento dell’Eni e dei lavoratori – in controtendeza rispetto ad un trend di denuncia degli accordi collettivi che sembrava generalizzato – pare proprio andare in quella direzione.

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