Ecco la mappa dei nuovi centri commerciali di Roma

centro-commercialePresentato il nuovo Piano del commercio che autorizza la costruzione di nuove strutture. I cittadini temono il caos

 

ROMA – Nel centro storico di Roma è previsto solo un altro centro commerciale, mentre in periferia nei prossimi anni ne sorgeranno almeno sette, la maggior parte dei quali a Roma sud. È quanto emerge dal nuovo Piano del Commercio di Roma presentato alle associazioni di categoria che, spiega il Campidoglio, “fotografa le strutture già autorizzate”.

In particolare, in centro sorgerà un solo nuovo megastore, di proprietà della Rinascente, in via del Tritone: si estenderà su 15mila metri quadri e darà la possibilità allo storico Gruppo di ricollocarsi in un grande spazio dopo l’addio al palazzo di largo Chigi occupato ora da Zara. In periferia, invece, sono previsti diversi nuovi parchi commerciali: a Casal Monastero (7.500 metri quadrati), al Torrino Sud (48.730), sulla Magliana all’altezza del Gra (50.000), alla Muratella (140.625), al Pescaccio (224.706), sulla Cecchignola (20.721) e al Velodromo olimpico (48.730).

centri-commerciali-nuovi-roma-okL’elenco delle nuove aree che verranno realizzate compare sotto la dicitura “strutture di vendita nelle previsioni programmate” e, spiega l’assessore al Commercio Davide Bordoni, annovera “le strutture già autorizzate dal Piano regolatore generale approvato dalla precedente amministrazione e di cui il Piano del Commercio restituisce l’esatta fotografia”.

Il piano, che arriva dopo oltre dieci anni d’attesa, sarà approvato dalla Giunta entro luglio e a seguire dall’Assemblea capitolina. Tra le linee-guida “lo stop alle mega-strutture” e a nuovi centri commerciali nel centro-storico e la possibilità di aprirne soprattutto nel quadrante nord-ovest della città. Si tratta, assicura l’assessore, “in assoluto del primo Piano che viene fatto a Roma” e che dà “le linee-guida che s’inseriscono anche nell’ambito del Piano regolatore generale”, in modo da fare “una giusta distribuzione dei nuovi centri commerciali”. 

Dello stesso avviso il sindaco Gianni Alemanno, secondo cui “adottare un Piano del Commercio significa non soltanto adeguare la pianificazione alle disposizioni legislative e programmatiche regionali, ma vuol dire soprattutto dotare la città di uno strumento di regolamentazione e di controllo dello sviluppo commerciale urbano con tutte le ricadute sociali, economiche e urbanistiche che vi sottendono”. La Giunta ha anche assicurato l’individuazione e il superamento degli squilibri esistenti tra piccola, media e grande distribuzione e riqualificazione dei contesti esistenti.

Ma le associazioni di categoria, al momento, rimangono sul piede di guerra: “Quello che ci vuole adesso – ha commentato Roberto Polidori, vicepresidente vicario di Confcommercio Roma – è una moratoria di nuovi centri commerciali. Aprire altri centri sarebbe una devastazione, una cannibalizzazione a danno delle piccole e medie imprese”. “Da anni portiamo avanti una battaglia per il blocco dei centri commerciali – spiega il numero uno della Confesercenti romana Valter Giammaria – mentre chiediamo il rilancio delle Pmi, la cui presenza a Roma è molto radicata”.

E se il commercio a Roma significa soprattutto occupazione e sviluppo (basti pensare che le attività contribuiscono a creare il 30 per cento del Pil capitolino), tanti cittadini, soprattutto delle zone interessate all’apertura di nuovi centri, non ci stanno: le mega-strutture uccidono le botteghe e i negozi al dettaglio, denunciano in molti, che temono soprattutto l’effetto collaterale derivante dal traffico e dal vizio, tutto italiano, di costruire vere e proprie “cattedrali nel deserto” (come già accaduto con i centri commerciali Porta di Roma e Roma Est) senza una viabilità adeguata e senza collegamenti con la rete di trasporto pubblico locale.

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