Mibac, Galan al giro di boa dei cento giorni

giancarlo-galan-sliderTra appetiti e fazioni interne, il dicastero dei Beni culturali sta creando al ministro qualche difficoltà di governance

ROMA – Ma cosa sta accadendo al Ministero dei beni culturali? Galan già rimpiange di aver lasciato il dicastero dell’Agricoltura e non si sente a suo agio a via del Collegio Romano a cui prima tanto agognava? Certo è arrivato sull’onda del gran favore che gli ha fatto il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, unico e vero regista dell’operazione di reintegro dei fondi Fus, per i restauri e le norme per Pompei, dopo che all’interno del Pdl avevano deciso d’immolare Sandro Bondi. Infatti non è sfuggito agli osservatori più attenti che durante la gestione Bondi, via XX settembre non aveva mai voluto allargare i cordoni della borsa, mentre non ha sollevato alcuna obiezione quando si è trattato di trovare risorse mediante l’incremento delle accise sui carburanti.

Per il il padovano Galan essere a capo di un Ministero che muove e smuove le coscienze ma anche gli appetiti di molti non deve piacergli un granchè dato che tutti hanno qualcosa da chiedergli e lui non sa a chi dar retta. Le troppe richieste inoltre lo distolgono dai suoi passatempi preferiti, cioè la pesca ed il restauro di imbarcazioni tipiche della laguna, tanto che non sono pochi quelli che da un lato si lamentano per la scarsa presenza, dall’altro sono contenti perché possono continuare a fare ciò che vogliono. Allo staff ministeriale di supporto, Galan ha aggiunto alcuni consulenti personali, come Francesca Ciocchetti (con un compenso di 36.000 euro l’anno), Rodrigo Cipriani Foresio e Marino Massimo De Caro (con 50.000 euro ciascuno) e la sua ombra da una vita, il mitico Franco Miracco (90.000 euro).

Per la verità non ha digerito molto che gli abbiano appioppato un altro Sottosegretario che fa il leghista al sud tanto da occuparsi quasi esclusivamente della Campania, non pensando altro di meglio che spostare un pezzo di Ministero (Bossi ha molto da imparare da lui) direttamente a Napoli dove da qualche giorno esiste l’ufficio del Sottosegretario Riccardo Villari a Castel dell’Ovo. Galan infatti si è infastidito molto anche per la conferenza stampa che il Sottosegretario ha fatto a Napoli qualche giorno fa poiché i beni informati gli hanno riferito della moltitudine di clientes presenti, tra cui anche molti dirigenti ministeriali campani.

Ma ciò che lo infastidisce di più è il peso della struttura burocratica di vertice poiché ha trovato fazioni e gruppi di alleanze che si muovono e agiscono secondo il vento che tira. Pur con qualche riluttanza iniziale ha confermato come Capo di Gabinetto Salvo Nastasi che ha un’approfondita conoscenza della macchina ministeriale e gode di ampia considerazione non solo da parte di Palazzo Chigi, ma in generale dalla politica in senso bipartisan.
Come Segretario Generale si è trovato l’arch. Roberto Cecchi che ha una molteplicità dì incarichi: è commissario per l’Archeologia a Roma, ma anche commissario per la Metro C. Egli inoltre, a differenza del suo predecessore, è un grande frequentatore di convegni, tavole rotonde, rassegne, congressi da una parte all’altra dello stivale e profondamente innamorato del rapporto con le Università (in particolare quelle di Venezia e Milano), tanto che i più si chiedono quanto tempo possa dedicare realmente al Ministero.

Tra i direttori generali c’è Mario Resca, voluto da Bondi alla Direzione della valorizzazione che, dopo un’iniziale diffidenza da parte dei Soprintendenti e delle organizzazioni sindacali, ha dimostrato sul campo di lavorare per gli interessi del Ministero e di non essere gestibile da lobby d’interessi impegnate a mantenere lo status quo nei servizi aggiuntivi dei grandi musei. Il torto che gli viene addebitato è di aver voluto gare pubbliche che garantissero servizi qualitativamente migliori rispetto all’esistente. Ma l’uomo ha anche un altro difetto, quello di dire ciò che pensa e l’uscita sull’accordo per il Colosseo, nonché l’aver voluto alla guida della società Ales l’ex Segretario Generale Proietti non è piaciuta all’arch Cecchi.
Alla Direzione generale per l’organizzazione, che comprende anche la gestione del personale, dallo scorso dicembre è stato nominato Mario Guarany che svolge anche l’incarico di vice capo di gabinetto vicario. Egli tuttavia non vede l’ora di lasciare l’attuale incarico, oggettivamente complicato poiché trasversale a tutta la struttura ministeriale, per potersi accasare o alla Direzione Generale degli archivi o in quella delle Biblioteche al massimo entro la fine dell’anno quando andrà in pensione l’attuale direttore degli Archivi Luciano Scala che ha maturato i 40 anni di anzianità contributiva, pur essendo relativamente giovane. Anche il direttore delle Biblioteche Maurizio Fallace sembra incollato alla poltrona che vacilla sempre ma non cade mai, anche se per lui la norma dei 40 sarà implacabile.

Alla direzione generale per l’Archeologia c’è Luigi Malnati che da Bologna è stato catapultato a dicembre nel complesso di San Michele a Ripa e la sua gestione, a differenza di quanti lo hanno preceduto, non brilla particolarmente se non per rispondere alle decisioni/imposizioni/consigli del Segretario Generale. Ma, come si sa, su tutta l’area dell’archeologia aleggia quale nume tutelare Andrea Carandini, attuale Presidente del Consiglio Superiore dei beni culturali che ha costituito il gruppo che orienta e dirige secondo logiche proprie talune scelte del Ministero, unitamente al Segretario Generale Cecchi.

Il nome emergente tra i direttori generali è quello di Antonella Recchia che ha la responsabilità dei beni architettonici, del patrimonio storico artistico e dell’arte contemporanea, che ha saputo gestire la “grana Sgarbi” ma che, a differenza di altri, può vantare una sicura conoscenza della macchina ministeriale, tanto che per Galan sarebbe la persona più adatta a ricoprire il ruolo di Segretario Generale. Il direttore generale del Cinema, Nicola Borrelli, dopo una fase iniziale sembra aver preso le misure di una realtà con una platea di riferimento estremamente complessa, che ha scontato i problemi derivanti dai tagli al Fus, ma che rappresenta pur sempre l’immagine della creatività italiana nel mondo, al pari della direzione dello Spettacolo dal vivo che vede Salvo Nastasi dividersi tra il ruolo di Capo di Gabinetto e di direttore generale. Non è escluso che nel prossimo futuro Galan si ponga seriamente il problema di procedere ad una accorpamento delle due direzioni Cinema e Spettacolo dal vivo.
Ma oggi ha il problema di collocare o ricollocare il Segretario Generale Cecchi al quale si rimprovera di gestire il Mibac sconfinando dal ruolo e dalla funzione di raccordo e di coordinamento e non di gestione diretta, che invece spetta ai singoli direttori generali centrali, ai direttori regionali e soprattutto ai Soprintendenti.

Vi sono tuttavia altri due temi importanti che richiedono il massimo di trasparenza da parte del ministro Galan. Uno è relativo a Pompei, specie per la parte del piano che prevede impegni economici al di fuori degli interventi di messa in sicurezza e restauro. Si parla di indagini tridimensionali e altro per un costo di quasi 20 milioni di euro, quando l’Università di Napoli ha offerto gratuitamente uno studio realizzato in collaborazione con la Guardia di Finanza per indagini con le apparecchiature attualmente più sofisticate esistenti sul mercato.

L’altra tema riguarda la vicenda dei contributi concessi per Villa San Carlo Borromeo. Infatti da qualche giorno si è scoperto un giro di fatture false per tre miliardi di euro, che vede 26 indagati, tra cui lo psicanalista Armando Verdiglione, con una maxi operazione del Nucleo di Polizia Tributaria di Milano. Dopo una serie di indagini penali e tributarie sono state riscontrate fatture false per lavori edili riferibili a dimore storiche allo scopo di beneficiare di sovvenzioni pubbliche. A questo punto i dubbi sollevati dall’autorità giudiziaria rispetto ai contributi dati dal Mibac per Villa San Carlo Borromeo dovrebbe fugarli lo stesso Galan, se non altro per ragioni di opportunità, visto che l’allora direttore generale ai beni architettonici e paesaggistici, Cecchi, a febbraio 2006 scriveva alla Direzione Regionale della Lombardia e alla società di Villa San Carlo Borromeo, garantendo in qualche modo il credito, compatibilmente con le risorse disponibili, che sarebbe stato poi versato al gruppo Verdiglione, con la cui casa editrice Spirali lo stesso Cecchi ha pubblicato due suoi libri, “Il restauro, 2008” e “I beni culturali. Testimonianza materiale di civiltà, 2006”, quest’ultimo presentato proprio nella villa.

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