Precari della PA, è bufera sul ministro Brunetta

brunetta-video-sliderPolitica, economia, lavoratori, studenti, utenti Facebook: tutti contro il ministro Brunetta. Che tenta di difendersi

 

ROMA – È bufera sul ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta dopo le parole indirizzate ad alcuni precari della Pubblica amministrazione definiti “l’Italia peggiore”: le sue affermazioni sono state stigmatizzate da gran parte del mondo politico, culturale e sindacale come “estremisti” e “volgari”. E mentre da più parti è arrivata la richiesta di dimissioni, la pagina Facebook del ministro è stata letteralmente presa d’assalto da migliaia di persone inferocite con commenti spesso irripetibili.

I fatti, ripresi da un video che ha fatto letteralmente il “giro” della rete, si riferiscono a un convegno che si è tenuto al Macro a Testaccio. Al termine degli incontri, un gruppo di precari chiede la parola, che gli era stata accordata in precedenza, e malgrado la cortesia con cui i giovani arrivano sul palco per fare una domanda, al solo udire la parola “precari” il ministro perde la pazienza e se ne va, definendoli “l’Italia peggiore”. Quindi abbandona la sala in macchina, rischiando anche di investire un membro del gruppo.

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Il video-messaggio di Renato Brunetta

Ma il ministro attraverso un video si difende, prima presentando una versione tutta sua dei fatti (che, dicevamo, sono facilmente verificabili perché la scena è stata integralmente ripresa da una telecamera), poi ritrattando spiegando che l’Italia peggiore non è quella dei precari in generale, ma quella di coloro che “irrompono sistematicamente nei convegni” per “insultare i presenti”. “Ridirei tutto e lo rifarei – rilancia Brunetta – è stato un agguato mediatico, la rete usata come un manganello. L’Italia peggiore è quella che si disinteressa della concretezza dei problemi  e della realtà: ho fatto più io per i precari della pubblica amministrazione che tutti i miei predecessori”.

Tra le prese di distanza e i distinguo, arrivati da più parti, l’ultimo in ordine di tempo, è un corsivo non firmato, pubblicato oggi in prima pagina del quotidiano cattolico Avvenire. “Per un politico la capacità di ascolto è una delle prime virtù da coltivare. Per un ministro, poi, è addirittura un dovere”. Secondo l’organo della Cei, “le contestazioni agli esponenti politici sono non di rado dure, in passato ve ne sono state anche di più violente, ma i timori, legittimi, che possono accadere non giustificano gli insulti e le fughe sdegnate di fronte a semplici domande. Chi non sa ascoltare le persone dunque, che non sono certo il Paese ‘peggiore’, oggi si candida solo a ricevere altre sberle. Metaforiche, s’intende, ma non per questo meno pesanti”. Per il giornale dei vescovi, che sottolinea allo stesso tempo “come gli insulti che a sua volta Brunetta sta ricevendo su internet sono parimenti criticabili”, il ministro “anziché insistere nell’errore, farebbe meglio a scusarsi e aprirsi al confronto. Questa sì sarebbe un’Italia migliore”.

La protesta scoppiata ieri ha visto infatti sulla rete la sua più grande via di fuga. Oltre decine di migliaia tra insulti, contestazioni e richieste di dimissioni contro il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta si sono moltiplicate in maniera esponenziale soprattutto sul social network Facebook. Sulla pagina personale del ministro a commento del comunicato sul quale precisa la sua posizione, ci sono circa 70 pareri favorevoli (il cosiddetto “mi piace”) mentre ci sono oltre diecimila dichiarazioni di contestazione, di cui gran parte lo invita a dare le dimissioni, ma abbondano soprattutto insulti volgari.

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Brunetta contro i precari della pubblica amministrazione

Sulla scia della contestazione, alcune associazioni sono scese in campo, organizzando per oggi un un sit-in di protesta davanti alla sede del ministero della Funzione Pubblica, al grido di “I migliori dell’Italia siamo noi, checché ne dica il ministro Brunetta”.

Anche la Federazione Nazionale della Stampa si è unita al dissenso scatenato dalle parole del responsabile del dicastero. “Gli insulti del ministro Brunetta ai precari sono una evidente dimostrazione dell’abisso che separa una certa politica dai problemi drammatici della società italiana”, ha dichiarato il presidente della Fnsi, Roberto Natale. “Anche nell’informazione – ha aggiunto Natale – c’è un crescente, devastante peso della precarietà: migliaia di colleghe e colleghi che un lavoro ce l’avrebbero pure, solo che vengono ricompensati dagli editori con retribuzioni da fame”.

“Attilio Piccioni, uno dei più grandi democristiani del dopoguerra e vice presidente del Consiglio con De Gasperi, divideva i politici in energumeni e calmi, mostrando preferenza per questi ultimi, più adatti a governare un paese complesso come l’Italia. In quale di queste due categorie collochereste il ministro Brunetta?”. Il commento old fashion del leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini.

Dura invece la replica del presidente dell’Assemblea nazionale del Pd, Rosy Bindi: “Brunetta non ha il software per fare il ministro, tanto meno dell’Innovazione. Basta con chi umilia la dignità delle istituzioni e abusa della propria funzione per negare il contraddittorio, irridere e insultare. Basta con chi non conosce il proprio paese e se parla di lavoro per i giovani pensa solo alla raccolta delle mele”.

C’è chi invece con la reazione di Brunetta esplosa ieri a Testaccio ci ha fatto uno spot. È l’iniziativa del Partito Democratico che promuoverà sul web l’appuntamento di Genova, che vedrà al centro della discussione proprio i temi del lavoro e della precarietà, attraverso un video-spot su Youdem (la televisione del Partito Democratico, ndr) dal titolo “Scusate?!, non vi vedo e non vi sento”. “Le parole di Brunetta – sottolinea il Pd – ci dicono benissimo quanto questo governo sia lontano dalla realtà del paese”.

Non potevano mancare anche i distinguo del mondo sindacale. La Uil Rua ha evidenziato come “gia da tempo il ministro Renato Brunetta ha abituato gli italiani alla completa indisponibilità al confronto e ad una incontinenza verbale senza pari contro i lavoratori, specie se pubblici. È evidente ormai una diffusa isteria che certamente non è il presupposto con cui affrontare la grave crisi economica e del mondo del lavoro. Interventi di questo tenore costituiscono a nostro giudizio una lesione ulteriore e grave del decoro istituzionale, sui quali auspichiamo richiami ed interventi decisi del Parlamento e di chi ha la responsabilità del Governo. Da parte nostra – conclude la nota – continueremo a contrastare tutti coloro che pensano di sostituire la politica con l’insulto, ed a difendere come e più di prima tutti i lavoratori, che rappresentano certamente l’Italia: quella migliore!”

“Brunetta insulta i precari? Non ci sorprende, il Ministro ai precari ha fatto molto di peggio”, è invece il lapidario giudizio di Cristiano Fiorentini, dell’esecutivo nazionale dell’Unione sindacale di base, pubblico impiego. “Il ministro ha infatti dato un contributo sostanziale, con circolari e pareri vari, per bloccare di fatto il processo di stabilizzazione. Usb ritiene invece che la questione della precarietà debba essere affrontata con una nuova legge di stabilizzazione e per questo serve una mobilitazione nazionale. Chissà se anche tutti coloro che adesso si ergono a difensori dei lavoratori precari saranno poi coerenti alla prova dei fatti”, conclude Fiorentini.

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