2011-2013, la nostra salute tra utopie e realtà

ospedaleLo schema del prossimo Piano sanitario nazionale allo studio delle Commissioni. Il progetto vale 103 miliardi

 

ROMA – Non sarà una passeggiata l’esame dello schema di Piano sanitario nazionale 2011-2013 da parte delle competenti Commissioni parlamentari, alle quali è stato trasmesso dopo quasi sei mesi dalla sua approvazione in Consiglio dei Ministri. La complessità dell’esame deriva sia dalla rilevanza della materia e dall’entità della posta in gioco (euro più euro meno, si parla di 103 miliardi, più del 7 per cento del Pil nazionale) ma anche dalle numerose osservazioni che, pur nel consenso abbastanza diffuso, sono state avanzate dalle principali categorie di addetti ai lavori.

Naturalmente il Piano tratta dell’intero scibile sanitario riassunto sotto un unico “pay off” strategico considerato fondamentale (!) dal legislatore: “Il macro obiettivo del Servizio sanitario nazionale non è solo la ‘salute del cittadino’, ma la promozione del ‘benessere e della salute dei cittadini e delle comunità”. Con questo “rivoluzionario” cambio di paradigma, lo schema di Piano affronta gli obiettivi specifici che consistono “da un lato nel valorizzare gli elementi di eccellenza del Servizio sanitario e nell’investire in settori strategici, quali la prevenzione, le nuove tecnologie, i sistemi informatici, la sicurezza delle cure, la ricerca e le innovazioni mediche; dall’altro nell’affrontare le criticità del sistema, con particolare attenzione al recupero di efficienza e al miglioramento della qualità percepita dai cittadini”.

Uscendo tuttavia dalle inevitabili fumosità di queste enciclopedie, lo schema di Piano entra nel merito delle scelte sanitarie indicando le azioni necessarie per lo sviluppo del Ssn: prevenzione, sicurezza sul lavoro, sanità veterinaria, sicurezza alimentare, reti ospedaliere, riabilitazione. E dopo aver passato in rassegna tutti i punti di forza e le criticità dell’attuale sistema, conclude elencando le malattie rilevanti per la salute degli italiani: le malattie cardiovascolari, quelle oncologiche e respiratorie, l’obesità, il diabete, la salute mentale, le dipendenze da alcol e droghe, le malattie infettive e rare.

Le numerose osservazioni dei sindacati di settore e degli addetti ai lavori si concentrano proprio sulla fattibilità reale di queste azioni. In particolare la Cisl rileva che se non si stabilisce un rapporto certo tra le risorse finanziarie e i livelli essenziali di assistenza (i cosidetti Lea) si fanno esercitazioni a vuoto. La Uil pone al centro dell’opera di revisione del Piano il tema dell’assistenza agli anziani e ai disabili.

La Confederazione dei medici e dei dirigenti (Comed) pone all’attenzione del legislatore quattro temi considerati irrinunciabili. Per primo c’è il problema del finanziamento dell’intero sistema. In Italia si spendono mediamente 2.200 dollari a testa per abitante, contro i 2.600 della Gran Bretagna e i 2.900 di Francia e Germania.

Anche per i posti letto, alla sensibile diminuzione già registrata (da 4,3 per mille abitanti a 3,7 in cinque anni) non si è accompagnata una razionalizzazione delle strutture. Comed denuncia infine l’allungamento delle liste d’attesa e una progressiva dequalificazione delle risorse umane.

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