Malagrotta, l’Ue apre procedura d’infrazione. La Regione minimizza

malagrotta-sliderL’accusa di Bruxelles: i rifiuti non vengono sottoposti a un corretto trattamento prima di essere scaricati

 

ROMA – Nel bel mezzo del confronto aperto in commissione Ambiente sul piano rifiuti della Regione Lazio arriva la notizia dell’apertura, da parte dell’Unione Europea, di una procedura di infrazione sulla gestione della discarica di Malagrotta. Nella mega discarica romana, secondo il provvedimento reso pubblico ieri da Bruxelles, i rifiuti non vengono sottoposti al trattamento chimico organico prima di essere stoccati, contravvenendo così alla direttiva comunitaria del 1999.

L’Italia rischia una multa salatissima: più di 9 milioni di euro e una mora quotidiana che va dai 22mila ai 700mila euro da pagare fino a quando l’infrazione non sarà regolarizzata. Per questo, nel corso dello scambio di informazioni che ha preceduto la decisione di procedura di infrazione, le autorità italiane si sono affrettate a sottolineare come i rifiuti che finiscono in discarica sono comunque sottoposti a trattamento meccanico e che la direttiva europea non specifica le modalità del processo a cui devono essere sottoposti. Ma evidentemente alla Commissione europea non è bastato e Malagrotta è finita di nuovo sotto l’occhio del ciclone.

I rifiuti romani vengono sottoposti ad un trattamento meccanico biologico (Tmb) che ne riduce la volumetria e permette di separare dal rifiuto “tal quale” alcune frazioni merceologiche come i metalli. Il problema è che gli impianti di Tmb che trattano i rifiuti della Capitale (due a Malagrotta, di proprietà di Manlio Cerroni, e due dell’Ama, uno a Rocca Cencia e uno in via Salaria) a dicembre 2010 ancora non risultavano funzionare al pieno delle loro potenzialità, come denuncia Legambiente in una lunga ed articolata nota in cui esamina tutti gli atti con cui le autorità romane hanno cercato di regolarizzare le tante falle del ciclo dei rifiuti regionale.

Il provvedimento comunitario ha scatenato reazioni a raffica, a cominciare dal governatore del Lazio Renata Poverini, che ha annunciato per la fine del mese di giugno la presentazione delle località scelte dalla regione per il dopo Malagrotta. Località che, secondo la Polverini, “non impattano con l’ambiente ed hanno tutti i requisiti necessari per la salvaguardia della salute. Procediamo con la stessa velocità che c’eravamo imposti”.

Anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno, minimizza: “C’era il rischio dell’apertura della procedura di infrazione per Malagrotta – ha detto – ma sono stati già attivati tutti i procedimenti e le iniziative necessarie perché rientri nella norma. Ho fiducia nella Regione Lazio che saprà da un lato mantenere a norma Malagrotta e dall’altro lato individuare, il più rapidamente possibile, il sito alternativo”.

E se Manlio Cerroni, proprietario della discarica più grande d’Europa si dice “sorpreso” dalla decisione della Commissione europea, esultano le opposizioni, gli ambientalisti e i comitati civici. Per quest’ultimi, quella di ieri è una giornata storica: “Finalmente l’Unione Europea riconosce quello che noi denunciamo dal lontano 1999: le enormi irregolarità della discarica di Malagrotta” sono le parole di Sergio Apollonio, presidente del comitato Malagrotta. “Noi abbiamo proposto una prima procedura d’infrazione nel 2003 – ricorda Apollonio – che è andata avanti fino al 2005 e poi è stata archiviata perché Roma ha presentato un piano di adeguamento della discarica stessa che la metteva apparentemente in linea con le direttive europee. In seguito è stata la stessa commissione europea che ha avviato un’indagine sulla situazione reale della discarica il cui esito è stato evidentemente negativo”.

Dello stesso tenore il giudizio dei Verdi romani: “L’Europa conferma ciò che sosteniamo da tempo: Malagrotta deve chiudere – afferma Nando Bonessio, presidente dei Verdi del Lazio – nessun ulteriore impianto di alcun tipo deve essere collocato nell’area della valle del rio Galeria che ha già pagato in termini di impatto ambientale e salute dei cittadini un tributo trentennale”. I Verdi vanno addrittura oltre, paventando un ritorno al commissariamento. E così Bonessio incalza: “Questa situazione di stallo ci preoccupa molto, si va a rilento sul piano rifiuti, che è in tutto simile a quello della Giunta Marazzo e che non introduce alcuna novità dal punto di vista metodologico. Lo stesso discorso vale per il rimpallo sui siti scelti per impianti e discariche, che preoccupa il territorio. Si continua a non tenere conto del contesto socio-ambientale e ragionare in questi termini porta, necessariamente, alla decisione del commissariamento. Una decisione di tipo commissariale, imposta dall’alto, porta alla militarizzazione di impianti e discariche come sta accadendo a Napoli. Ed è deleteria per l’assunzione individuale di responsabilità da parte del cittadino, elemento fondamentale per l’attivazione di un ciclo virtuoso dei rifiuti”.

(Michele Sensini)

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