Nomine in Cassazione, polemica tra Csm e Anm

palamara-anm-sliderSindacato critico sulla proposta si assegnare quattro posti di sostituto presso la Suprema Corte a ex-consiglieri

 

ROMA – Polemica aperta e senza precedenti tra l’Associazione Nazionale Magistrati e il Consiglio Superiore della Magistratura sulla proposta della Terza Commissione di Palazzo dei Marescialli di assegnare quattro dei nove posti di sostituto procuratore generale in Cassazione ad altrettanti ex-consiglieri che facevano parte del precedente Csm (Mario Fresa del Movimento per la Giustizia, Roberto Carrelli Palombi e Alfredo Viola di Unicost e Giulio Romano di Magistratura Indipendente).

La giunta dell’Anm con un documento passato sulle mailing list dei magistrati ha sparato a zero contro la decisione: ”Rischia di appannare l’immagine di imparzialità dell’organo di autogoverno”, considerato che per ”la singolare coincidenza dell’elevato numero di consiglieri uscenti proposti si presta a essere interpretata come un atteggiamento di favore nei confronti degli ex consiglieri”.  

Una presa di posizione che ha provocato reazioni dure a Palazzo dei Marescialli, con alcuni consiglieri, del Pdl e di Magistratura Indipendente, che nel corso del plenum hanno gridato all'”interferenza” da parte dell’Anm, sollecitando e ottenendo poi l’intervento dello stesso Comitato di presidenza, l’organo di vertice del Csm presieduto dal vicepresidente Michele Vietti; una nota soft rispetto ai toni usati da chi ha sollevato il problema, in cui, a proposito delle “censure” mosse dall’Anm, si auspica che si aspetti almeno il deposito delle motivazioni della proposta della Commissione prima di muovere “tutte le considerazioni, anche critiche”.

Il presidente della Terza Commissione Filiberto Palumbo (Pdl) ha fatto notare che il confronto è utile, ma la presa di posizione dell’Anm, senza una conoscenza delle ragioni della scelta della Commissione, rischia di “interferire nel lavoro del Csm e di delegittimare i magistrati indicati”. L’Associazione dei magistrati però denuncia il fatto che il Csm abbia proposto per quell’incarico quattro consiglieri uscenti, nonostante l’obbligo “per i componenti uscenti del Csm di rientrare nell’ufficio di provenienza e il divieto di concorrere per uffici direttivi e semidirettivi nei due anni successivi alla cessazione del mandato”.

Altro nodo da sciogliere è quello del procuratore della Repubblica di Perugia: il Csm per ora ha deciso che non ricorrerà contro la pronuncia del Tar del Lazio che ha accolto il giudizio di ottemperanza di Consolato Labate per la sua nomina a quella poltrona, al posto di Giacomo Fumu. A favore la proposta di chiedere all’avvocatura di Stato di ricorrere contro la decisione del Tribunale amministrativo si sono espressi dieci consiglieri, mentre 11 hanno detto no e due si sono astenuti. Fumu rimane comunque per il momento alla guida della procura di Perugia. La pratica dovrà infatti ora tornare alla Commissione incarichi direttivi del Csm.

Il Plenum ha invece nominato Gioacchino Natoli, 64 anni, ex-vicepresidente nazionale dell’Anm ed ex-pubblico ministero del processo Andreotti, nuovo presidente del Tribunale di Marsala (Trapani). Il voto è stato unanime: l’attuale presidente del Tribunale del riesame di Palermo subentrerà a Mario D’Angelo, che ha lasciato l’incarico nei mesi scorsi. Ex-giudice istruttore ai tempi del pool antimafia di Falcone e Borsellino, Natoli dal 1998 al 2002 fu al Csm, eletto come rappresentante dei Verdi, corrente di cui fu uno dei fondatori e di cui e un leader a livello nazionale.

Altra nomina, quella di Santi Consolo, attualmente vice capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, che è il nuovo procuratore generale di Catanzaro. Il Plenum lo ha nominato con 16 voti a favore, quattro contrari e un astenuto, preferendolo a Carlo Macrì, procuratore per i minori a Reggio Calabria, candidato di minoranza. In magistratura dal 1978, Consolo e’ stato giudice e Pm a Palermo, consigliere del Csm dal 1998 al 2003 e poi sostituto procuratore generale in Cassazione, prima di approdare al Dap.

In plenum è arrivata anche un’altra notizia che riguarda il caso attualissimo della P4: per Alfonso Papa, il parlamentare del Pdl e magistrato coinvolto nell’inchiesta della procura di Napoli, arriva anche un’indagine disciplinare da parte della procura generale della Cassazione. A ribadirlo è stato il procuratore generale della Cassazione Vitaliano Esposito.

Trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale invece per il Procuratore della Repubblica di Ferrara, Rosario Minna. Il Plenum ha votato all’unanimità la pratica della Prima Commissione, che aveva aperto un’istruttoria a ottobre del 2010. Il caso, riguardava alcuni “dissapori” tra il procuratore e i suoi sostituti, raccontati in audizione dal procuratore presso la Corte d’Appello di Bologna Emilio Ledonne. Quest’ultimo riferì di essere venuto a conoscenza di una “sofferenza istituzionale e comunque di tensione” negli uffici di Ferrara, per il comportamento “irriguardoso di Minna nei confronti dei suoi sostituti”. Colpa del linguaggio usato dal Procuratore in alcune lettere indirizzate loro. Al contrario, i sostituti avrebbero cercato di non alimentare i contrasti. Minna si è difeso davanti alla Prima Commissione che ha però deciso per il suo trasferimento, perché “a prescindere dai fatti” che gli vengono contestati, la ragione dell’incompatibilità ambientale – si spiega – “è la rottura del clima di fiducia tra procuratore e sostituti, che impedisce il corretto esercizio della giurisdizione”. E il Plenum ha accolto in pieno quelle osservazioni.

Archiviato invece il fascicolo che era stato aperto sul procuratore aggiunto di Catania Giuseppe Gennaro, dopo che a Palazzo dei Marescialli era stata spedita una fotografia che lo ritraeva accanto a Carmelo Rizzo, affiliato alla cosca mafiosa dei Laudani e ucciso nel 1997, e a un vicino di casa, in occasione della cresima della figlia di questi. Non ci sono elementi per ”ipotizzare il venir meno delle condizioni di indipendenza e imparzialità richieste per l’esercizio delle funzioni nell’ufficio attualmente ricoperto”: con questa motivazione il Plenum del Csm ha chiuso il caso. La foto era in una lettera in cui si chiedeva al Csm di approfondire i rapporti tra Gennaro e Rizzo, indicato come gestore di fatto di una società di costruzioni dalla quale il procuratore aggiunto di Catania aveva acquistato una villetta. La vicenda dei rapporti di Gennaro con Rizzo e dell’acquisto della villetta era stata già al centro di un’inchiesta della procura di Messina conclusa nel 2004 con un decreto di archiviazione in cui si definivano “infondate” le accuse di un’azione di supporto del Pm nei confronti del mafioso.

Slitta infine all’ultima settimana di giugno, visto che la prossima è bianca, il caso della cosiddetta P3, in particolare riguardo la posizione del capo degli ispettori del Ministero della Giustizia Arcibaldo Miller il cui nome sarebbe associato ai tentativi di avvicinamento e di pressione nei confronti di esponenti della Corte Costituzionale prima che venisse esaminato il Lodo Alfano, dichiarato poi incostituzionale. La pratica era tornata in Commissione, per approfondire nuovamente alcuni punti dell’istruttoria, ma pare che la vicenda vada verso un’archiviazione.

(Valentina Marsella)

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