AAA direttore del Macro cercasi

macro-sliderDopo le dimissioni di Barberlo la politica culturale comunale alle prese con una serie di grane di difficile soluzione

 

ROMA – “AAA Direttore importante museo romano cercasi”. E’ questo l’annuncio non apparso sui giornali della capitale, ma in circolazione virtuale da un mese negli ambienti accademici e artistici di mezza Italia. Risposte finora pervenute, zero. Parliamo del Macro, il museo comunale di arte contemporanea, rimasto acefalo dopo le dimissioni del prof. Luca Massimo Barbero a metà maggio.

E in effetti la crisi apertasi al museo di via Nizza si aggiunge ai goffi tentativi compiuti dall’amministrazione capitolina per liberarsi dell’azienda Palaexpo in profondo rosso, al travaglio senza fine del Teatro dell’Opera  e alla imperdonabile gaffe nei confronti del maestro Muti,  all’occupazione del Teatro Valle. Insomma, una “maledetta primavera” quella vissuta dalla politica culturale romana, con un minaccioso prolongement estivo che non mostra significativi segni di cambiamento.

Ma torniamo al Macro dove, sulle spoglie ancora calde dell’ultimo direttore in fuga da Roma, si è aperto il solito scaricabarile delle responsabilità. “Dobbiamo rifare le delibere amministrativamente errate – proclama l’assessore comunale alle politiche culturali, Dino Gasperini –  e recuperare il tempo che ci ha fatto perdere chi ha sbagliato gli atti (l’ex assessore Umberto Croppi, ndr). Il primo passo sarà la delibera che darà al Macro il proprio centro di costo, una nuova autonomia gestionale e altri spazi espositivi. Poi istituiremo il Museo, al quale attribuire la collezione permanente e infine costituiremo la Fondazione. Il tutto sarà fatto in tempi brevissimi e la prossima settimana (l’ultima di maggio, ndr) annunceremo il nome del nuovo direttore”.

Siccome il tempo passa e non si vede niente, siamo andati a chiedere a chi quel percorso in parte l’ha già fatto, cioè l’ex assessore Croppi, qual’è lo stato reale in cui versa il Macro e soprattutto quali sono le possibili soluzioni della crisi. “Lasciamo stare le polemiche personali di cui mi sono già occupato troppo a lungo. L’unica via per uscire dall’impasse in cui si è infilato il Museo di arte contemporanea di Roma è quella che io avevo concretamente avviato otto mesi fa, e che lo stesso Gasperini si appresta ora a ripercorrere. Le dico la data esatta: il 24 novembre dell’anno scorso feci approvare in giunta due delibere: una per istituire il Museo (il Macro infatti è tuttora un ufficio della Sovrintendenza), con due milioni di dote del Comune e una precisa autonomia finanziaria e gestionale; l’altra per creare la Fondazione che avrebbe dovuto attivare donazioni e sponsor privati per soddisfare il fabbisogno del Museo stimato in 8/9 milioni l’anno”.

Che fine hanno fatto quelle due delibere? “La giunta di Alemanno, si badi bene – ripete Croppi – le aveva approvate all’unanimità, dovevano quindi soltanto essere portate in Consiglio. Io però nel frattempo mi ero dimesso e così tutto si è fermato. Le pretestuose affermazioni sulle ‘delibere sbagliate’ sono servite solo a coprire un vuoto politico e operativo che è sotto gli occhi di tutti. Come si fa a parlare di errori tecnici o amministrativi per atti elaborati per mesi dagli uffici, passati al vaglio dell’ufficio legale e del segretariato generale di Comune e infine approvati dall’organo di governo della città, lo sa solo Gasperini”.

Come si spiega allora la situazione di surplace del Museo che si protrae ormai da mesi? “Ovviamente il problema del Macro, così come quello di molte altre istituzioni culturali della città, è essenzialmente legato al fiato politico corto di questa amministrazione. Ma se volessi ugualmente personalizzare le ultime vicende, potrei dirle che mentre il mio successore studiava per capire di che cosa si stava parlando, quel ‘furbacchione’ del sovrintendente Broccoli si è riappropriato di fatto del Macro togliendogli qualsiasi autonomia finanziaria (così i due milioni stanziati dal Comune sono tornati nel suo budget) e riappropriandosi della gestione degli spazi espositivi della Pelanda e del Mattatoio che io stesso gli avevo attribuito. Checchè ne dica Gasperini, fin tanto che durerà la guerra sorda tra la sovrintendenza e l’assessorato, il Macro dovrà ancora soffrire”.

Se lo status giuridico del Macro è ancora un ibrido, l’attività espositiva continua in sordina con il programma estivo già stabilito, di cui diamo qui a fianco una sintetica scheda. Intanto la caccia al direttore, data per imminente un mese fa, continua. Dopo un primo tentativo di nominare un direttore amministrativo e lasciare di fatto ai vari curatori delle mostre la direzione artistica del Museo (“facendone così una sorta di affittacamere”, fu il commento che seppellì l’incauta proposta) e tramontata la possibilità di ingaggiare un “papa straniero”, adesso si fa avanti l’altra bizzarra proposta di bandire un concorso per la scelta del direttore, come se si trattasse di un dirigente comunale. Intanto però si fanno i primi nomi dei papabili. Tra questi, i più accreditati sembrano essere quelli di Bartolomeo Pietromarchi, ex curatore della Fondazione Adriano Olivetti e ora responsabile del Premio Italia Arte Contemporanea al Maxxi; di Gianluca Marziani, curatore del Premio Terna, e di Ludovico Pratesi, direttore del Museo di Pesaro. I bookmakers per ora non hanno dato le quote del favorito tra i tre (o di eventuali outsider).

 


IL DOCUMENTO:  MACRO_summer_2011.pdf

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