Il Csm boccia l’emendamento Pini, rischio indipendenza toghe

riunione-csm-sliderIl plenum approva una delibera che critica la norma sulla responsabilità civile dei magistrati. E indaga sulla P4

 

ROMA – Mette ”seriamente a rischio i principi di autonomia e indipendenza della magistratura” l’emendamento Pini alla legge comunitaria, perché porta alla ”dilatazione” di fatto senza limiti della responsabilità civile dei magistrati. A bocciare senza appello il provvedimento in discussione in Parlamento è il Csm con un parere approvato in plenum con 19 voti a favore e 4 contrari. A opporsi, i laici del Pdl, che hanno accusato Palazzo dei Marescialli di comportarsi come ”Terza Camera” per la coincidenza temporale della discussione sul parere con l’esame del provvedimento da parte di un ramo del Parlamento.

In dieci pagine il plenum del Csm mette sotto accusa la proposta, che prevede la responsabilità civile dei magistrati in tutti i casi di ”violazione manifesta del diritto”, non solo più come ora nelle ipotesi di dolo e colpa grave, con il risultato che un giudice potrebbe essere chiamato a risarcire il danno anche senza colpa, per ”interpretazioni non conformi ai precedenti” o in casi di ”mera responsabilità oggettiva”.

Così si introduce ”una responsabilità civile dei giudici sostanzialmente senza limiti, in contrasto con l’indipendenza dei giudici e con il diritto dell’Unione Europea, che la impone”, ha denunciato il primo presidente della Cassazione Ernesto Lupo. Sì, perché, come spiega il Csm nella delibera approvata, in questo modo il giudice rischia di essere condizionato nelle sue decisioni: ”È evidente che un rischio eccessivamente elevato di incorrere in responsabilità civile” ”può incutere timore” ai magistrati, che potrebbero ”essere indotti” ad ”adottare, tra più decisioni possibili” quella che espone meno al rischio di risarcimento danni, ”piuttosto che quella maggiormente conforme a giustizia”.

E non solo la Corte di Giustizia europea non ha affatto imposto all’Italia di modificare radicalmente la disciplina sulla responsabilità dei magistrati, che peraltro attualmente è in linea con quella ”che vale per tutti i dipendenti pubblici”, ma la strada scelta rappresenta ”un inedito nel panorama europeo”.

I laici del Pdl, più che contestare il contenuto del parere, hanno puntato l’indice contro la tempistica del giudizio dato con procedura d’urgenza, in coincidenza con la ripresa dell’esame parlamentare del provvedimento. ”Il Csm vuole porsi come controcanto ai lavori parlamentari, vuole porsi come Terza Camera” hanno accusato i laici del Pdl Nicolò Zanon e Bartolomeo Romano. Pronta la replica della maggioranza dei consiglieri, convinti che il Csm abbia il diritto-dovere di segnalare le ricadute di una riforma che avra’ ”effetti devastanti”, ma anche del vice presidente Michele Vietti.

Il numero due di Palazzo dei Marescialli, precisando di aver avuto il via libera del Capo dello Stato alla discussione, ha fatto notare che un parere sugli effetti di un provvedimento legislativo ha senso solo se interviene ”prima che una norma sia votata, proprio nello spirito di leale collaborazione” che deve animare i rapporti tra istituzioni.

In plenum si è discusso anche di un altro argomento di stretta attualità, il caso della cosiddetta P4. Muove i primi passi l’inchiesta di Palazzo dei Marescialli sui magistrati i cui nomi sono contenuti nelle carte dei Pm di Napoli. L’unico indagato e sul quale pende una richiesta di arresto è il parlamentare del Pdl e giudice in aspettativa Alfonso Papa e dunque l’attenzione della Prima Commissione è concentrata innanzitutto su di lui.

Ma l’organismo presieduto dal laico del Pd Guido Calvi intende saperne di più su tutte le toghe di cui si parla negli atti dell’indagine. ”Abbiamo deciso di procedere ad accertamenti sul coinvolgimento di tutti i soggetti appartenenti all’ordine giudiziario – ha detto Calvi – chiedendo ai magistrati di Napoli gli atti ostensibili” . La Commissione, ha annunciato, procederà con ”rapidità e rigore”.

E sempre oggi la Commissione per gli incarichi direttivi ha proposto al plenum di bandire il concorso per la nomina del nuovo procuratore di Napoli, visto che quello in carica, Giovandomenico Lepore, andrà in pensione alla fine dell’anno.

(Valentina Marsella)

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