Lucia Annunziata lascia la Rai: “Le mie dimissioni sono definitive”

lucia-annunziata-sliderLa giornalista dà l’addio in polemica con il direttore di Rai3 Ruffini. Santoro-La7, trattative interrotte

 

ROMA – “Le mie dimissioni sono definitive”. La notizia dell’addio di Lucia Annunziata alla Rai, battuta dalle agenzie subito dopo pranzo, non arriva come un fulmine a ciel sereno. Ma, neanche a farlo apposta, arriva qualche minuto dopo quella diffusa dall’ufficio stampa di Telecom Italia Media dello stop alle trattative per il passaggio di Michele Santoro a La7.

Lucia Annunziata, conduttrice tra gli altri programmi di “In Mezz’Ora”, ha deciso di abbandonare l’azienda in polemica con il direttore di Rai3 Paolo Ruffini. Questi, spiega l’Annunziata, “lunedì 27 ha comunicato in comitato editoriale-aziendale di ritenere impossibile continuare a lavorare con me dopo la mia intervista al Messaggero ed ha chiesto alla Rai la possibilità di trasferirmi su altre reti. Ho preso atto – aggiunge – ed ho presentato questa mattina le mie dimissioni al direttore generale Lorenza Lei. Il Dg mi ha chiesto se poteva trovare altre strade. Ho detto no, le mie dimissioni sono definitive”.

Già nella serata di presentazione dei palinsesti c’era stato uno scontro tra Ruffini e la Annunziata, per l’assenza del suo programma dalla cartellina dei palinsesti autunnali, che però il direttore aveva giustificato come un errore di stampa. La giornalista, però, aveva lasciato comunque la serata. Al “disguido” era poi seguita un’intervista di fuoco al Messaggero, in cui l’ex-direttore generale aveva denunciato di andare in onda sì da sette anni, ma “senza attenzioni, come in una riserva indiana”, con un programma “gestito con i fondi di magazzino, senza promozione”. E aveva anche accusato che “nel rapporto tra sinistra e televisione, specie su RaiTre, ci sono cose che proprio non vanno”, come “la cacciata di Antonio Di Bella”.

Al momento l’addio alla Rai non prevederebbe un nuovo contratto con altre emittenti. Dopo Santoro, Fazio, Saviano e Simona Ventura, viale Mazzini perde dunque anche un altro volto importante, e già scoppia la polemica politica, con Giorgio Merlo, vicepresidente Pd della Commissione di Vigilanza Rai, che parla di perdita di un “professionista di livello che ha sempre interpretato un giornalismo libero e coraggioso senza faziosità e partigianeria”.

Intanto Telecom Italia Media dopo giorni di trattative ha annunciato che il tentativo di portare Michele Santoro a La7 è attualmente interrotto a causa di “inconciliabili posizioni riguardo alla gestione operativa dei rapporti fra autore ed editore”.

Per il conduttore di “Annozero” “siamo di fronte ad una nuova, eloquente ed inoppugnabile prova dell’esistenza nel nostro Paese di un colossale conflitto d’interesse. Un accordo praticamente concluso – prosegue Santoro – annunciato dallo stesso telegiornale dell’editore coinvolto, apprezzato dal mercato con una crescita record del titolo, viene vanificato senza nessuna apprezzabile motivazione editoriale. Improvvisamente – prosegue Santoro – ci sono stati posti gli stessi problemi legali che la Rai pone a Milena Gabanelli e norme contrattuali che noi consideriamo lesive della libertà degli autori e dei giornalisti”.

“La notizia del mancato accordo tra Santoro e La7 è la conferma che il regime berlusconiano sta vivendo gli ultimi pericolosi colpi di coda. È chiaro a tutti che l’editto bulgaro emanato dal presidente del Consiglio nei confronti di trasmissioni sgradite a Palazzo Chigi non solo è ancora in vigore, ma ha ormai superato il duopolio Rai-Mediaset”, ha commentato il protavoce dell’italia dei Valori Leoluca Orlando. “Non sappiamo se risponde al vero la notizia dell’interruzione delle trattative tra Telecom e Santoro – continuano il portavoce di Articolo 21 Giuseppe GIulietti e il senatore Pd Vincenzo Vita – ma se fosse vero sarebbe quanto mai opportuno che il gruppo dirigente della Rai riconvocasse immediatamente il conduttore e las qua squadra ed accogliesse la disponibilità più volte manifestata a rientrare perfino al costo di un euro”.

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