Piano rifiuti del Lazio, secondo Ama ‘utopistico’ poi fa retromarcia

panzironi_amaPer raggiungere il 65% di differenziata nel 2012 ci vuole tempo e denaro. Chiesta una deroga al ministero dell’Ambiente

ROMA – L’obiettivo del 65% di raccolta differenziata per il 2012 previsto dalla proposta di piano regionale rifiuti in una città come Roma è “utopistico”. A definirlo così, durante l’audizione svoltasi questa mattina in commissione Ambiente del Consiglio regionale del Lazio, è stato Franco Panzironi, amministratore delegato dell’Ama, salvo poi correggere il tiro nel primo pomeriggio.

“Una percentuale del genere – ha dichiarato Panzironi – non è che non si può raggiungere, ma certamente ci vuole più tempo di quello previsto, perché ormai siamo in ritardo: dovevamo cominciare otto anni fa”. Per questa ragione l’azienda capitolina ha chiesto al Comune perché si attivi al fine di ottenere una deroga “temporale” dal Ministero dell’Ambiente rispetto alle scadenze inserite nel piano in discussione alla Pisana.

Poi neanche un’ora fa la precisazione, affidata ad una nota. “In riferimento all’audizione dei vertici aziendali in Commissione Ambiente della Regione Lazio, Ama spa fa presente che è del tutto scorretto affermare che per la municipalizzata romana sia irrealizzabile il 65% di raccolta differenziata. In Commissione i rappresentanti dell’azienda si sono limitati a evidenziare, invece, che per raggiungere tale percentuale servirebbero adeguati finanziamenti economici. Inoltre – continua la nota – per quanto riguarda la richiesta di una deroga per il raggiungimento del 65% di raccolta differenziata, va precisato che quest’ultima è già prevista dalla normativa di riferimento del ministero dell’Ambiente e che Roma Capitale ha solo deciso di avvalersene”.

Al centro dell’audizione odierna anche la modalità “duale” di raccolta differenziata attuata nella Capitale, che l’Ama ritiene economicamente più conveniente rispetto a quella “porta a porta” prevista dal piano rifiuti. Quest’ultima modalità, secondo Ama, costerebbe ai romani 400 milioni di euro, contro gli 80 del “duale”. “Però in questa cifra non viene conteggiato quanto invece sarebbe il risparmio” ha obiettato il consigliere Angelo Bonelli (Verdi). “Se oggi si sancisce da parte di Ama che non si può andare oltre un certo livello – ha aggiunto – si sancisce che le discariche sono una necessità inevitabile per sempre”. Il consigliere Pier Ernesto Irmici (Pdl) ha ricordato nel corso dell’audizione che la presidente Polverini ha detto “mai più una nuova Malagrotta” e ha chiesto di conoscere come si sta predisponendo l’Ama. Luigi Abate (Lista Polverini) ha sollecitato l’adozione di nuove tecnologie di separazione e riciclaggio che eliminino le discariche ed evitino la differenziata. Ivano Peduzzi (FdS) ha chiesto ad Ama un nuovo piano industriale che vada nella direzione della differenziata e della riduzione degli imballaggi.

Il rinnovo del parco cassonetti malridotti di Roma era stato visto come un passo in senso contrario. Il presidente di Ama, Clarke, ha precisato che si tratta non di acquisto ma di noleggio con un sistema full service. “Questo modo di procedere – ha sottolineato – è del tutto compatibile con la raccolta differenziata, che dal 2007 è passata dal 17% al 24,1% del gennaio 2011. Inoltre bisogna ricordare che la città di Roma produce il 71% della raccolta differenziata dell’intera Regione Lazio, a fronte di una produzione totale di rifiuti che incide, invece, sul dato complessivo regionale per il 52%. “Dunque Ama, concludono i rappresentanti dell’azienda, si pone come la più virtuosa realtà di igiene ambientale presente sul territorio e funge traino per gli altri comuni e province”.

Il presidente della commissione Ambiente, Roberto Carlino (Udc), ha infine riconvocato i vertici di Ama per l’audizione di giovedì 7 luglio. Una seduta alla quale, a detta di Marco Daniele Clarke, presidente della spa romana, dovrebbe partecipare anche il Comune di Roma qualora venissero formulate domande di natura strategica.

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