Arrestata la segretaria di Pambianchi

pambianchi.jpg_1714784688Ines Aschi era la mente dell’organizzazione, gestiva conti all’estero e carte top secret

 

ROMA – Ines Aschi, segretaria di Cesare Pambianchi, il numero uno di Confcommercio, è stata arrestata ieri dai finanzieri del nucleo speciale di polizia valutaria. Secondo la ricostruzione dei pm Francesca Loy, Sabrina Calabretta e Francesco Ciardi, accolta nell’ordinanza che ha fatto scattare le manette, sarebbe stata lei l’organizzatrice logistica di un’organizzazione imprenditoriale dedita alla frode fiscale e fallimentare.

In sostanza la Aschi gestiva un giro di rimborsi e bonifici destinati soprattutto a Gran Bretagna e Bulgaria, dove le società clienti dello studio Pambianchi&Mazzieri venivano trasferite per evitare il fallimento ed evadere le imposte. Il 14 giugno a casa sua furono rinvenuti dai finanzieri dei contenuti compromettenti su una pen drive. I documenti trovati sulla chiavetta hanno permesso agli inquirenti di decodificare il funzionamento illecito dell’ associazione e hanno aggravato un quadro indiziario già critico.

Fu poi  sempre la stessa segretaria ad avvisare delle perquisizioni Cesare Pambianchi, arrestato per la megaevasione da 600 milioni di euro insieme al socio Mazzieri. La Aschi, al momento del sequestro della documentazione bancaria, si è difesa sostenendo di aver ricevuto il materiale solo in custodia temporanea da Roberto Celli, indagato ancora latitante, allertato anche lui dalla segretaria dell’indagine in corso,

all’epoca della prima perquisizione, prima che la donna negasse, subito dopo, addirittura di conoscerlo. Ines Aschi sarebbe dunque stata la coordinatrice dell’organizzazione, insieme ai due faccendieri latitanti Roberto Celli e Virginia Colasanti. Ecco perché su disposizione del gip del Tribunale di Roma, Giovanni DI Donato, è stata emessa la misura cautelare.

Secondo il gip esiste il rischio che l’indagata, se lasciata libera, possa inquinare le prove e reiterare il reato. La stessa sorte sarebbe toccata a Celli e a Colasanti, se entrambi non fossero riusciti a fuggire il giorno dell’arresto.

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