Zingaretti, il Cal e quegli inutili organi politici

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Il presidente Zingaretti si dimette dalla presidenza dopo la bufera scatenata sul Consiglio delle autonomie locali

 

ROMA – Dodici sedute per approvare unidici atti, quasi tutti autoreferenziali. In tempi di tagli alla spesa sociale e di austerity accade anche questo. Il soggetto imputato è il Cal, Consiglio delle autonomie locali, uno di quei tanti organi politici di carattere regionale, dove l’uso del termine politico è improprio. Viene da chiedersi quanto ci costa un corpus ‘ornamentale’ del genere e a cosa serve? Nelle intenzioni, il Cal nasce come strumento di raccordo e confronto tra la Regione ed i propri Enti Locali. Quindi, verrebbe da pensare che nell’attuale sistema delle Autonomie il suo ruolo possa essere strategico ma nel rapporto realizzato dall’Arall, l’associazione Regionale delle Autonomie Locali del Lazio, con il supporto della fondazione Re.se.t., emerge un’altra realtà.

In due anni il Consiglio delle autonomie si è riunito addirittura 12 volte, senza dimenticare che, di queste 12, ben 2 sedute sono andate deserte. La mole di lavoro deve essere stata non indifferente, se il mastodontico organismo è riuscito a partorire 11 atti di cui oltre la metà riguardanti il proprio funzionamento. Insomma, un ‘parlamentino’ tutto locale che dispensa stipendi da lavoratore a tempo pieno a chi ne ha già altre di entrate retributive, ma soprattutto, ed è il punto focale, un organo ‘politicante’ inutile, senza capacità deliberative.

Figurarsi se fosse stato in grado di cimentarsi nell’ iniziativa legislativa, ruolo per cui, forse, un minimo di senso questo carrozzone l’avrebbe avuto.

Spiace che a presiederlo sia stato Nicola Zingaretti, Presidente della Provincia e figura in ascesa del centro sinistra romano. Una domanda sorge spontanea, come amava dire Antonio Lubrano: se non fosse stato alzato il polverone di questi giorni, Nicola Zingaretti si sarebbe dimesso? I suoi circa trentamila euro di retribuzione, pagati da noi cittadini per un non-ruolo svolto, sono giustificabili? E i conseguenti quindicimila euro percepiti dai due vice presidenti vanno considerati come un premio per la produttività? E quanto hanno guadagnato i membri del Consiglio delle autonomie localI, circa 7 o 8 funzionari addetti, per scomodarsi una decina di volte in 2 anni?

I cittadini avrebbero il diritto di chiedere indietro quei soldi per dirottarli, almeno, su settori che ne hanno davvero bisogno o ad associazioni, enti, che si occupano realmente delle necessità del territorio, nonostante il cappio al collo del bilancio e dei continui tagli alla spesa.

Hai voglia a dire come sostiene il presidente dell’Arall, Donato Robilotta, che “il Cal è un organismo di straordinaria importanza ma così come è stato concepito e per come ha operato in questi anni è risultato  del tutto inutile”; il punto è cosa farne davvero e se non sia il caso di abolirlo (si parla di soppressione delle Province e nonostante i soliti slogan tutto è rimasto invariato, almeno sulle strutture politiche inoperose e che costano un balzello di troppo al contribuente, si potrà valutare l’idea di abolizione, o almeno accorpamento, invece che di riforma?)

Un Consiglio delle autonomie che esiste da quarant’anni (nei passati 39 è giunta voce di materie in cui si è distinto?) ed è il doppione di molti altri corpi politici già esistenti non è esattamente quello che serve al territorio ed ai cittadini laziali.

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