19:08 | Truffe ai vip, a processo Lande e altre quattro persone

Giudizio immediato per Gianfranco Lande, il cosiddetto “Madoff dei Parioli” ed altre quattro persone coinvolte nella megatruffa ai danni di vip e professionisti della capitale. Lo ha deciso il gip Simonetta D’Alessandro. Il processo comincerà il 27 settembre prossimo. Quasi 1700, per il pm Luca Tescaroli, i clienti dell’organizzazione alla quale è attribuita una truffa da 300 milioni di euro.

Gli altri imputati sono Roberto Torregiani, titolare della società finanziaria Eim, Raffaella Raspi, compagna di Lande (quest’ultimo a capo della società Egp Italia), Andrea Raspi, fratello di Raffaella nonché amministratore della Egp, e Gian Piero De Villanova Castellacci (Eim). Associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati di abusiva attività finanziaria, di truffa e di altri delitti contro il patrimonio e ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza, i reati contestati a seconda delle singole posizioni. Tutti furono arrestati il 24 marzo scorso in seguito ad una serie di denunce. Queste sono progressivamente aumentate fino a raggiungere quota 200.

Seconda l’accusa gli indagati avrebbero posto in essere – è detto nel decreto di giudizio immediato – un “articolato e sofisticato meccanismo truffaldino che ha consentito di gestire un portafoglio di investimenti stimabile in un ammontare non inferiore a 300 milioni di euro, investito, in parte, in obbligazioni, fondi di investimento creati ad hoc, strumenti derivati e liquidità negli stati delle Bahamas, del Lussemburgo, della Gran Bretagna e del Belgio, fuori dal circuito dei controlli legali, previsti dalle normative vigenti, derivanti dall’iscrizione all’albo delle imprese comunitarie di investimento con succursali in Italia, tenuto dalla Consob”.

Dal troncone principale dell’inchiesta il pm Tescaroli ha stralciato i casi sospettati di rientrare nelle fattispecie del riciclaggio e dell’appropriazione indebita. Lande, per l’accusa, sarebbe stato il “capo-promotore” della truffa gestendo con investimenti “all’estero, per il tramite di altri comparti societari, parte delle somme di danaro raccolte”.

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