Giustizia, Italia al 7° posto in Ue per violazione diritti umani

giustizia_lumacaLo dice la relazione al Parlamento del 2010 presentata oggi. Il nostro Paese multato per 8 milioni di euro

 

ROMA – La ormai nota giustizia ‘lumaca’ italiana colpisce ancora. Il nostro Paese si trova infatti, al settimo posto in Europa in quanto a violazione dei diritti umani, seguita da Grecia, Slovacchia e Germania. E’ quanto emerge dalla relazione al Parlamento, relativa al 2010, sull'”esecuzione delle pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo nei confronti dello Stato Italiano”, presentata questa mattina in un incontro di studi introdotto dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, alla galleria Alberto Sordi di Roma. In cifre, il numero dei ricorsi alla Corte europea pendenti contro il nostro Paese ammonta a 10.208 (erano 7.150 nel 2009), cioè il 7,3% del totale dei ricorsi riguardanti tutti i 47 paesi aderenti alla Convenzione, con un incremento di circa il 30% rispetto al 2009.

RICORSI: Quanto ai ricorsi non manifestamente irricevibili e che, in quanto tali, sono stati comunicati al governo italiano perché si difendesse, tale dato, emerge dal rapporto, ammonta nel 2010 a 220 (nel 2009 erano 757 i ricorsi comunicati). In classifica siamo preceduti da Turchia, Russia, Romania, Ucraina, Polonia e Bulgaria, e anche se appare un’amara consolazione, il Belpaese ha fatto un un passo avanti rispetto al 2009, quando occupava la sesta posizione nella graduatoria dei paesi ‘maglia nera’ nel rispetto dei diritti della persona. Nello specifico, nel 2010 i ricorsi attribuiti ad una formazione giudiziaria incaricata di procedere al loro esame sono stati 3.852 (erano 3.624 nel 2009); i ricorsi dichiarati irricevibili o radiati dal ruolo sono stati 687 (erano 584 nel 2009). Le sentenze pronunciate sono state 98 (erano 69 nel 2009). Di queste, 61 hanno constatato la violazione di almeno un articolo della Convenzione, 3 sentenze non hanno accertato alcuna violazione della Convenzione, 34 hanno determinato l’equa soddisfazione. Il grosso delle violazioni, 44 casi, spiega il rapporto, “riguarda l’eccessiva durata dei processi, in 9 casi la non equità della procedura con la violazione del diritto di accesso ad un tribunale; in tre casi è stata violata la privacy della vita familiare, mentre in sei casi il rispetto del diritto di proprietà; infine, un caso riguarda il divieto di trattamenti inumani e degradanti, mentre un altro la violazione della libertà di circolazione e l’ultimo la violazione del diritto al ricorso individuale.

MULTE: Nel 2010 l’Italia è stata multata per circa 8 milioni di euro, contro le multe del 2009 che ammontavano a poco più di 3 milioni. Secondo quanto sottolinea il rapporto, nella maggioranza dei casi si tratta di importi relativi a “espropriazioni per occupazione acquisitiva”. Incide anche in maniera significativa un gran numero di sentenze sull’eccessiva durata dei processi. La relazione sottolinea poi “l’inefficacia del rimedio della legge Pinto”. “Gli effetti economici delle patologie applicative – si legge – collegate al ‘rimedio Pinto’ permangono ingenti e continuano ad esporre il nostro Paese sul piano della credibilità interna ed internazionale”. In particolare ammontano a 7 milioni 838 mila 594,73 milioni di euro ”le somme imposte all’Italia a titolo di equa soddisfazione”. Nel dettaglio – prosegue il rapporto – il ministero dell’Economia e delle finanze ha liquidato 54 sentenze di condanna, per un importo di 3 milioni 968 milioni 910,90 euro per 26 pronunce del 2009, 2 milioni 644 mila 832,50 per 28 sentenze dell’anno 2010 e 1.849,40 per interessi moratori e ritardo nel pagamento di alcune sentenze, e 1 milione 374 mila 999,98 di euro a seguito di decisione di radiazione dal ruolo per intervenuto regolamento amichevole.

CARCERE E 41 BIS: Anche nel 2010, la Corte europea dei Diritti dell’uomo fa suonare per l’Italia il ‘campanello d’allarme’ per quanto riguarda la violazione dei diritti umani dei detenuti sottoposti al regime del carcere duro previsto dall’articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario. In particolare all’Italia si addebita ritardo nel decidere i ricorsi presentati dai detenuti contro il 41 bis che dovrebbero essere decisi in 10 giorni e che, invece, sforano di gran lunga questo termine. Per questo, il rapporto, suggerisce ”in prospettiva” di trasformare ”il 41 bis da regime speciale a regime ordinario di detenzione (derogabile, quando e’ il caso, in senso favorevole ai detenuti), o addirittura a pena di specie diversa, inflitta dal giudice con la sentenza di condanna, e prevedere meccanismi di affievolimento o revoca nel corso dell’esecuzione, alla stregua di quanto accade attualmente per tutte le altre pene in genere”. Una simile modifica del carcere duro, sottolinea il rapporto,  potrebbe liberare ”rilevanti risorse lavorative ed eviterebbe la necessità di periodica reiterazione dei decreti”. In proposito si sottolinea che la proroga dei decreti ”spesso si protrae per lunghi anni ed ormai i primi 41 bis sono in proroga continua da circa 15 anni, per cui si percepisce, nella magistratura di sorveglianza, un certo disagio nel motivare la perdurante sussistenza, dopo tanto tempo di contatti con le associazioni criminali di riferimento, anche perchè difficilmente la polizia svolge indagini sui condannati e dunque mancano relazioni di polizia giudiziaria effettivamente utilizzabili”.

(Valentina Marsella)

Potrebbero interessarti anche