Le agenzie di rating a rapporto da Consob

Standard__PoorsAscoltati i rappresentanti di Standard&Poor’s e Moody’s per i giudizi espressi sull’Italia e sulle singole banche

 

ROMA – Mentre gli operatori seguono col fiato sospeso l’andamento odierno delle quotazioni borsistiche dopo il “bagno” di venerdì scorso (cfr. cronaca in tempo reale in altra parte del giornale), in casa Consob si riflette sugli elementi raccolti nel corso delle audizioni delle due maggiori agenzie di rating, Standard&Poor’s e Moody’s. La prima era stata convocata per chiedere spiegazioni del suo rapporto pubblicato alle ore 13 di venerdì primo luglio, a borsa aperta, sul contenuto della manovra italiana prima ancora che ne venisse fornita la versione ufficiale e dettagliata. Quindi le domande dei commissari italiani ai responsabili di Standard&Poor’s sono state: primo, da quali fonti avete tratto i dati per il vostro (affrettato) giudizio e, secondo, perché lo avete espresso a borsa aperta, contravvenendo ad una regola di correttezza e di opportunità ormai condivisa dagli organismi internazionali e che presto diverrà vincolante. Le risposte fornite nel corso dell’audizione sono state assolutamente parziali e dovranno essere integrate da  un’appendice scritta.

Moody’s invece era stato convocata per il famigerato annuncio di fine giugno che metteva sotto osservazione le 23 principali banche italiane, che seguiva un analogo outlook negativo sul debito sovrano italiano. La spiegazione, vagamente tautologica, fornita dal responsabile italiano dell’agenzia, Alex Cataldo, è stata in pratica che avendo fatto il primo avvertimento non si poteva evitare il secondo. Anche Moody’s comunque si riserva di integrare nei prossimi giorni con nota scritta i dati forniti verbalmente.

Mentre dunque gli uffici della Consob lavorano sull’istruttoria relativa a tutti gli aspetti del comportamento delle agenzie di rating (se dovessero emergere elementi certi di manipolazione o abuso dei mercati le cose cambierebbero radicalmente), la nostra agenzia di controllo della Borsa, così come quelle degli altri paesi europei, ha le mani legate da una normativa sovranazionale ancora tutta da scrivere e dalla natura stessa del rating, che resta pur sempre l’opinione di un soggetto privato privo di responsabilità per l’uso che altri fanno di quella stessa opinione.

Le cose ovviamente non sono così semplici come si vorrebbe farle apparire, tant’è che oggi e domani nella riunione dell’Emsa, European Securities and Markets Authority, si discuterà anche di questo, pur non essendo nell’odg. Il problema al centro dell’attenzione è quello di dotare l’organo di controllo e regolazione europeo degli opportuni strumenti sanzionatori per comportamenti destinati ad alterare in qualsiasi modo l’andamento dei mercati finanziari. Finora le Consob nazionali dispongono di armi sostanzialmente spuntate che arrivano tutt’al più a sanzioni pecuniarie o reputazionali. Oggi invece, come ha dichiarato il presidente dell’Emsa al Wall Street Journal, si devono porre rigidi paletti e condizioni per l’iscrizione all’albo europeo degli operatori e degli analisti finanziari. Chi non si atterrà a quelle regole non potrà operare in alcun modo (e non potrà esprimere giudizi) all’interno dell’Unione Europea.

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