Csm, stretta sulle nomine di vertice prima della pausa estiva

Csm_sliderIl plenum affronterà, oltre al parere sullo smaltimento dell’arretrato civile, i nodi sui nuovi capi degli uffici giudiziari

ROMA – Altra ‘sfornata’ di nomine alla guida degli uffici giudiziari italiani al Csm. Prima della pausa estiva Palazzo dei Marescialli intende coprire molti dei posti al comando rimasti vacanti. Il plenum di domani affronterà come prima proposta all’ordine del giorno la nomina del presidente della Corte d’Appello di Caltanissetta che vede una doppia ‘corsa’ per il posto lasciato libero nel maggio del 2010. Il candidato di punta, che ha ricevuto 4 voti in Quinta Commissione (quella che si occupa appunta di conferire gli incarichi direttivi) è Libertino Alberto Russo, attualmente sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione; la proposta di minoranza, con 2 voti a favore, è invece quella di Salvatore Cardinale, presidente di sezione presso la stessa Corte d’Appello siciliana.

Corsa a tre invece per occupare la poltrona di procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Perugia, posto vacante dal settembre del 2010. I voti della Quinta Commissione qui si sono divisi: tre a favore del sostituto procuratore generale presso la Suprema Corte, Giovanni Galati, due per Nicola Trifuoggi, attualmente Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Pescara, e uno infine per il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Enna, Calogero Ferrotti. Anche Vercelli aspetta il suo nuovo Procuratore della Repubblica presso il Tribunale cittadino: la proposta della Commissione è all’unanimità. Tutti i componenti hanno votato per Paolo Cesare Maria Tamponi, attualmente Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Saluzzo. A Cagliari invece è vacante da dicembre del 2010 la poltrona di Presidente del Tribunale per i Minorenni della città sarda: anche qui la proposta della Commissione è unanimemente a favore di Marinella Polo, attualmente giudice dello stesso Tribunale. E ancora, in plenum si discuterà della nomina del Presidente del Tribunale per i minorenni di Catania: qui la corsa è a tre perchè la Commissione incarichi direttivi ha diviso i suoi voti tra tre candidati. Con una sola astensione, due preferenze sono andate al consigliere della Corte d’Appello di Palermo Francesco Micela, due a Maria Francesca Pricoco, attualmente giudice del Tribunale per i Minorenni di Catania, e uno infine al presidente di sezione del Tribunale di Catania, Elio Morgia.

Altra nomina di spicco è quella del nuovo procuratore della Repubblica del Tribunale di Lanciano, Francesco Menditto, attualmente giudice del Tribunale di Napoli. La decisione del Csm è stata confermata dal presidente del Tribunale di Lanciano, Ciro Riviezzo. Francesco Menditto, 46 anni, campano, in magistratura dal 1981, andrà ad affiancare in Procura i sostituti Rosaria Vecchi e Ruggero Dicuonzo a partire dal prossimo ottobre. Menditto è giudice dal 1997 nel Tribunale di Napoli, assegnato alla sezione che tratta prevalentemente l’applicazione delle misure di prevenzione, con particolare riferimento alle misure patrimoniali del sequestro e della confisca antimafia dei beni, come si legge nella scheda personale pubblicata online nel sito del Csm.

Approda in plenum anche il parere sul ddl Alfano sullo smaltimento dell’arretrato civile, redatto dalla Sesta Commissione, in cui, come Romacapitale.net aveva anticipato, si criticano molti aspetti del provvedimento governativo. Prima di tutto, c’è la considerazione che anche se “condivisibile nella diagnosi e negli obiettivi”, il ddl si iscrive ancora una volta “nel quadro degli interventi emergenziali e non in un progetto di riforma organico e strutturale del sistema giudiziario italiano”. La Sesta Commissione punta l’indice contro l’irragionevole durata del processo. Una piaga che riguarda non solo il settore civile, ma anche quello penale e per cui l’Italia è stata più volte richiamata dalla Corte di Strasburgo per la violazione del principio della ragionevole durata. L’ultimo richiamo, che sembra cadere a pennello con il parere, è proprio di ieri, nella relazione al Parlamento per l’anno 2010, sull”Esecuzione delle pronunce della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nei confronti dello Stato italiano, multato per 8 milioni di euro per gli effetti sempre più critici della giustizia ‘lumaca’. Se è indubbio che il notevole carico di lavoro dei giudici civili e la consequenziale dilatazione dei tempi di definizione dei giudizi impongano l’adozione di “misure idonee a ridurre la sempre più ampia distanza cronologica esistente tra il momento in cui la domanda di giustizia viene formulata e quello in cui a tale domanda è fornita adeguata risposta”, con questo ddl, fa notare la Commissione del Csm, si propone l’introduzione di soluzioni organizzative e di rimedi processuali che, tuttavia, “non appaiono in grado di incidere sulle cause strutturali della denunciata dilatazione”.

Sul fronte disciplinare invece, l’ultima sanzione inflitta dal Csm è per Adriano Sansa, presidente del Tribunale dei Minori di Genova. La sezione disciplinare di Palazzo dei Marescialli lo ha sanzionato con la censura perchè, nel corso di un convegno dell’Associazione Nazionale Magistrati che si era svolto a Genova nel settembre 2008, aveva criticato duramente il Governo ed in particolare il ministro della Giustizia definendoli “certi gaglioffi”. In particolare, è stata contestata la frase pronunciata dal giudice Sansa e riportata da tutti gli organi di stampa in cui si diceva: “questo Governo è indegno di affrontare il tema della giustizia, indegno anche da un punto di vista tecnico, con un guardasigilli il cui unico merito è quello di essere un fedelissimo di Berlusconi. Dobbiamo già pensare a preparare l’altra riforma quella che, andati via certi gaglioffi, ripristinerà la giustizia”. Secondo la sezione disciplinare l’espressione ‘gaglioffo’ ha ecceduto i limiti del diritto di critica.

(Valentina Marsella)

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