Lazio, un mare fortemente inquinato

mare-sporco-4Secondo Legambiente la situazione è preoccupante: 14 i punti critici e bandiera nera alla Foce del Tevere

ROMA – Ben dieci punti sulle foci dei corsi d’acqua della nostra regione sono risultati “fortemente inquinati” e altri quattro “inquinati”, nonostante i criteri più permissivi della legge sulla balneazione in vigore dallo scorso anno. È quanto mai inquietante il quadro che consegue dai prelievi effettuati nel Lazio dai biologi della Goletta Verde di Legambiente lungo le coste del Lazio nelle giornate del 30 giugno e 1° luglio scorsi, presentato oggi a Roma a conclusione del passaggio nella nostra regione della storica campagna dedicata al monitoraggio e all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane, realizzata anche grazie al contributo del Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati, di Corepla, Consorzio Ecogas e Novamont.

In questo contesto regionale, tristemente protagonista sono le nove località segnalate in provincia di Roma. “Fortemente inquinati” il canale presso il Lungomare Pyrgi a Santa Severa nel Comune di Santa Marinella, il Fosso di Zambra a Cerveteri presso Campo di Mare, la Foce del Rio Vaccino a Ladispoli; stessa situazione al Canale sulla Spiaggia di Rio Torto a Pomezia e al Canale presso via San Francesco a Torvajanica, ma anche al Fosso Grande ad Ardea; l’elevato grado di inquinamento microbiologico si rileva anche a Torre Astura presso il Ponte sul Canale Idrovore Valmontorio a Nettuno, al Fosso dei Tre Denari in località Passoscuro a Fiumicino. La Foce del Tevere è la più inquinata del Lazio: i valori dei batteri Escherichia Coli superano di quasi 40 volte i limiti di legge e fanno scattare una “bandiera nera” al Comune di Roma e ad Acea che gestisce il Servizio Idrico Integrato della Capitale, per la pessima qualità del fiume, dove in questi giorni c’è una nuova moria di pesci.Localita_Lazio

In provincia di Latina “fortemente inquinati” il sito del Torrente Lorgato, in località Sant’Agostino a Gaeta, e la Foce Rio Santa Croce presso Gianola a Formia. Anche nella provincia di Viterbo tre punti critici. “Inquinate” sia la Foce del Fiume Chiarone che quella del Fiume Fiora a Montalto di Castro ma anche la Foce del Fiume Marta a Tarquinia, piena di rifiuti.

“Basta foci sporche, con questi numeri e questo caldo il rischio di inquinamento microbiologico è elevato anche per le zone limitrofe”, ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio. “Da nord a sud il litorale e il mare laziale corrono troppi rischi – ha denunciato il presidente – vanno quindi fermate le macchie di liquami galleggianti e le morie di pesci, rilanciando gli investimenti della Regione Lazio per fognature, depurazione e risparmio idrico. Non si possono sopportare per decenni foci così maltrattate, il biondo Tevere dentro Roma diventa una cloaca, un malato in attesa di cure che non arrivano, con depuratori malfunzionanti come quello a nord della Capitale recentemente sequestrato. Problemi questi – ha continuato Parlati – che si ripetono tali e quali in tutto il Lazio con fognature miste e inadeguate e nessuna politica per il risparmio idrico. Sono le gestioni ad essere inefficaci, come d’altronde hanno chiarito fino in fondo i cittadini con i referendum, l’acqua deve tornare sotto il controllo pubblico, per tutelare la qualità di un bene comune così prezioso per la vita. Chiediamo con determinazione – ha concluso il numero uno di Legambiente Lazio – di capire che fine abbiano fatto i 750 milioni di euro dei fondi europei destinati anni fa dalla Regione Lazio alla depurazione per centrare entro il 2015 l’obiettivo di buona qualità delle acque; erano investimenti importanti che sembrano essere stati dimenticati”.

Nel Lazio, il viaggio di Goletta Verde non ha riguardato solo la qualità delle acque, ma anche la qualità complessiva del litorale. Esempio lampante è quello di Fiumicino, dove Legambiente ha denunciato le minacce al territorio costiero legate all’assurdo porto posto proprio alla foce del Tevere, al raddoppio dell’aeroporto Leonardo Da Vinci e alla proposta di localizzare una discarica e forse un inceneritore a Palidoro.

“Il mare e le coste del Lazio hanno bisogno di più attenzione, servono iniziative per liberare il litorale dall’abusivismo edilizio piuttosto che nuovi mega progetti di cementificazione, ma anche accessi liberi al mare e lotta agli scarichi illegali – ha affermato Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio–. Dai pennelli antierosione di Anzio al porto di Fiumicino, dal tunnel di Ventotene all’abusivismo sul demanio a Fondi, nel Lazio sembra proprio si voglia divorare tutta la bellezza del nostro irripetibile paesaggio costiero, un valore ambientale unico ma anche una grande fonte di ricchezza per un turismo che è sempre più attento e punta sulla qualità piuttosto che sul basso prezzo”.

Per avere un’idea delle opportunità basta volgere le sguardo verso le 12 località del Lazio che sono state premiate dalla Guida Blu di Legambiente e Touring Club Italiano, che segnala le 364 località costiere che stanno puntando su qualità e sostenibilità per coniugare l’offerta turistica al rispetto dell’ambiente. In vetta alla classifica regionale c’è Montalto di Castro (Vt) con quattro vele. Seguono con tre vele Tarquinia (Vt), Sperlonga (Lt), Ventotene (Lt) e con due Sabaudia (Lt) San Felice Circeo (Lt), Nettuno (Rm), Santa Marinella (Rm), Gaeta (Lt), Ostia (Rm) e Ponza (Lt). Una vela, infine, per Anzio (Rm).

Potrebbero interessarti anche