La battaglia del Valle al centro della politica teatrale italiana

Teatro_Valle_sliderIn atto da due mesi il braccio di ferro tra gli occupanti il Teatro e le istituzioni culturali locali

ROMA – Si infuoca la situazione del Teatro Valle. Da un parte gli occupanti che non mollano e anzi rilanciano con la proposta organica  di un centro nazionale dedicato alla drammaturgia italiana e contemporanea. Dall’altra, in ordine sparso, sottosegretari, assessori e presidenti di commissioni comunali che definiscono “immotivata” l’occupazione del Teatro, che invitano gli occupanti “a studiare le carte, invece di lanciare proclami, scoprendo che il Valle è e resterà un bene pubblico», che criticano “chi sta lavorando al progetto di trasformazione in Teatro Nazionale».

Intanto i tempi stringono e i preparativi per la prossima stagione sono ormai al lumicino. L’unica cosa certa sembra essere il protocollo sottoscritto dal Comune e dal Ministero per i beni culturali per il passaggio di proprietà del Teatro Valle dal Demanio a Roma Capitale. Per il resto c’è l’ipotesi  dell’affidamento di gestione del Valle al Teatro Argentina, che deve passare al vaglio dell’assemblea dei soci del Teatro, che finora non è mai stata convocata. E poi c’è il giallo del bando di gara per lo stesso affidamento. L’assessore Gasperini nega che sia mai stato fatto e che se mai dovesse esserci sarebbe comunque preceduto dal “massimo della concertazione”. Ma le assicurazioni del responsabile della politica culturale del Comune non convincono del tutto, dal momento che resta questa la via per arrivare alla, mai esorcizzata del tutto, privatizzazione del Teatro Valle.

Chiediamo all’ex assessore Croppi, che di questa cosa se ne intende, come andrà a finire la vicenda. “Come andrà a finire non lo so. Le posso dire la mia opinione personale, che poi coincide sostanzialmente con quella degli occupanti il Teatro Valle. La gestione affidata al Teatro Argentina per la prossima stagione va benissimo, ma è una soluzione provvisoria. In prospettiva – sostiene Croppi – il Valle dovrà trovare una propria caratterizzazione, una specifica vocazione distinta dallo Stabile di Roma che è sì un teatro pubblico, ma organicamente legato al territorio. Non vedo dunque altro che la nascita di un Teatro Nazionale dedicato alla scrittura e alla formazione teatrale, capace di interloquire alla pari con i suoi omologhi esistenti all’estero. E’ la stessa idea d’altronde sostenuta con forza dal comitato degli occupanti”

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