La partita a scacchi di Benedetto XVI

cardinali_sliderVia al restyling del governo vaticano. Tra lotte intestine e impasse, le probabili nomine ai vertici dello Stato della Chiesa

 

 

 

CITTA’ DEL VATICANO – In dirittura d’arrivo il restyling dei vertici del Governatorato del Vaticano. Il nuovo giro di nomine, tra i più ardui degli ultimi anni, starebbe per concludersi con la nomina di Carlo Maria Viganò, attuale segretario del Governatorato della Città del Vaticano, a nuovo nunzio apostolico a Washington, posto attualmente occupato da monsignor Pietro Sambi. Il cambio in cabina di regia è il crocevia di una serie di tasselli da risistemare all’interno dell’apparato politico d’Oltretevere.

Come in una partita a scacchi, l’avvicendamento tra Viganò e Sambi sbloccherebbe diverse poltrone legate tra loro da un filo doppio e permetterebbe quel rinnovamento atteso da tempo (il presidente del Governatorato, cardinal Giovanni Lajolo, ha già 75 anni ed è sulla via della pensione, come da prassi per i capidicastero) ma non ancora avvenuto a causa della forte opposizione di Viganò.

L’arcivescovo, infatti, ricevuto in udienza privata dal Pontefice, ha manifestato l’intenzione di non lasciare a metà il suo piano di riorganizzazione, soprattutto economica, del piccolo Stato e per convincere Ratzinger gli ha sottoposto un accurato dossier, con tutti i conti e le cifre, sulla gestione nient’affatto oculata dello Stato della Chiesa. Per sedare i conflitti interni e superare la fase di stallo, Benedetto XVI avrebbe escogitato una soluzione illuminata: una rotazione tra il segretario in carica, Viganò e mons. Sambi. L’idea accontenterebbe entrambi, in quanto Viganò non può rifiutare una carica prestigiosa come la nunziatura a Washington, e Sambi deve necessariamente transitare per un incarico in Curia per ambire, già a partire dal prossimo Concistoro, al ‘porporato’ cardinalizio.

Sistemati i due ruoli chiave, si apre la girandola di nomine: mons. Bertello, attuale nunzio in Italia, sarebbe il prescelto alla presidenza, dopo che gli è stato preferito mons. Filoni al timone di Propaganda Fide, e succederebbe a Lajolo; quest’ultimo potrebbe sostituire Bernard Law come arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore; alla segreteria del Governatorato sono in ascesa le quotazioni di mons. Sciacca, fedelissimo del Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, carica ambita anche da mons. Paolo Nicolini, ora direttore amministrativo dei Musei Vaticani, che paga però l’ostracismo di Viganò.

E mons. Sambi? Potrebbe occupare la casella lasciata scoperta da Bertello, la nunziatura in Italia, o prendere la carica di prefetto agli Affari economici, ora occupata dal cardinal De Paolis che ha compiuto i 75 anni nello scorso settembre.
Nell’attesa di sciogliere gli ultimi nodi, il rimpasto di governo di Papa Ratzinger ha preso forma giovedì scorso con la nomina di mons. Domenico Calcagno alla presidenza dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (Apsa). Calcagno sostituisce il cardinal Nicora, dirottato alla presidenza dell’Autorità di vigilanza finanziaria.

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