I giudici contabili sui bilanci astrofisici

telescopio_sliderL’Istituto nazionale di astrofisica sotto la lente di osservazione della Corte dei conti

ROMA – Se Margherita Hack, la nostra più grande astrofisica vivente, leggesse (come certamente leggerà) la relazione della Corte dei conti sulla gestione dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) per gli esercizi 2008-2009 di certo non gioirebbe.

Dall’analisi della situazione infatti l’organo di revisione contabile trae giudizi severi sullo status dell’Istituto che “a 12 anni dalla sua costituzione è già stato oggetto di due provvedimenti di legge che ne hanno modificato la struttura, mentre non è stata ancora completata la fase di organizzazione dopo la separazione dal Cnr e il personale continua ad essere governato con due diversi contratti collettivi, quello dell’università e quello della ricerca”. E in effetti, come appare anche dai dati del consuntivo qui a fianco, la spesa per il personale desta preoccupazione perché, a fronte di entrate in costante diminuzione, la spesa continua ad aumentare, al di sopra del tasso di inflazione. Per poco più di 1.100 dipendenti nel 2007 si erano spesi 55,8 milioni di euro, che un anno dopo erano diventati 63 e due anni fa 65,1. Il rapporto con le entrate nello stesso periodo era salito dal 47,16 al 55,35 al 60,32%.

I_dati_della_gestione_Inaf

Se dunque sul fronte delle spese si appuntano alcuni rilievi della Corte, non è che dal lato delle entrate le cose vadano meglio. Anzi, a causa dei continui tagli ai trasferimenti pubblici l’ammontare del fatturato dell’Inaf è diminuito dai 128,3 milioni di euro del 2007, ai 125,2 milioni del 2008, ai 116,1 milioni del 2009. E la discesa non si ferma se è vero che i contributi del Miur al Fondo funzionamento ordinario (Ffo), come a dire il 70 per cento delle entrate totali, l’anno scorso si sono fermati a 103,2 milioni, escluse le partite di giro.

Di segno opposto il totale delle uscite passate in tre anni dai 103,8 milioni del 2007 ai 118,4 milioni 2008, ai 111,5 nel 2009. Quando il Consiglio di amministrazione dell’Istituto presieduto da Tommaso Maccacaro renderà noti i risultati dell’ultimo esercizio (approvati il 22 giugno scorso), si vedrà che le spese saranno ancora aumentate, soprattutto a causa del personale, a 170,5 milioni, con un incremento del 12,7% solo nell’ultimo anno.

C’è infine la nota dolente dei residui (attivi e passivi) del bilancio Inaf che squilibrano in maniera solo parzialmente controllabile l’andamento dei conti. Premesso che l’anomalia è in parte fisiologica dovuta al fatto che alcuni programmi di ricerca si svolgono in più esercizi e quindi si determina una sfasatura tra l’impegno di spesa e l’erogazione effettiva della stessa, una massa di residui passivi di 39 milioni nel 2008, 43 nel 2009 e 9,1 nel 2010 costituiscono una “zavorra” difficilmente sostenibile, anche se a fronte vanno ascritti residui attivi per 100 milioni nel 2008, 51 nel 2009 e 24,8 l’anno scorso. Su questo punto comunque, nonostante il trend positivo di riassorbimento, il giudizio della Corte del conti resta lapidario: “Si rileva l’elevato importo dei residui come fatto non positivo della gestione”.

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