16:56 | In carcere senza aver commesso il fatto, scagionato 40enne romano

Fabrizio Bottaro, 40 anni, designer di moda romano, è rimasto in carcere per una rapina che non ha mai commesso. “Un classico caso di furto d’identità”, sostiene il suo avvocato, Fabrizio Merluzzi. I giudici della VI sezione penale del tribunale della Capitale hanno fatto decadere le accuse nei suoi confronti e trasmesso gli atti alla Procura affinché proceda nei confronti del soggetto che lo aveva denunciato. Al collegio del tribunale sono bastate poche udienze per capire che che L.N. (titolare di una società di recupero di autovetture), presente nel processo come persona offesa, ha riferito agli agenti del commissariato Viminale una versione completamente falsa dei fatti e assolutamente priva di riscontro. Secondo il decreto di giudizio immediato, Bottaro il 22 luglio dello scorso anno insieme con un’altra persona si era fatto consegnare da un terzo un’auto minacciandolo con la frase: “scendi dalla macchina o ti faccio saltare la testa”.

La vicenda è legata, probabilmente, ad un tentativo di frode ai danni della società assicurativa in relazione alla ‘sparizione’ del veicolo. “Alla luce di quanto emerso si ipotizza – scrivono i giudici – che lo stesso L.N. possa aver ideato una falsa rapina”. Inoltre la Polstrada di Trieste, impegnata in indagini sul riciclaggio di autovetture all’estero, ha accertato che l’auto in questione, una Bentley, era stata a suo tempo sottoposta a fermo amministrativo ed era a rischio di confisca. Secondo gli agenti, probabilmente, il 22 luglio del 2010 quella berlina extralusso era da tempo sparita oltrefrontiera.

Dal canto suo, Bottaro è stato completamente scagionato ‘perche’ il fatto non sussisté, ma la vicenda non finisce sicuramente qui. “Per un anno – spiega il difensore dello stilista – il mio assistito è stato messo fuori dal mondo. In più, quando è finito a Regina Coeli, gli è stato impedito di incontrare il suo difensore. Le carte dicono che tra Bottaro e L.N. non c’é stata neppure una telefonata. Non solo, ma non c’era neppure un solo elemento che potesse giustificare la celebrazione di un processo. Chi avrebbe dovuto valutare con attenzione questa situazione, non lo ha fatto per niente”.

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