L’ennesimo piano industriale di Atac

Atac_sliderPreviste entrate nelle casse dell’azienda per circa 250 milioni di euro. Probabili ora consistenti aumenti tariffari

ROMA – Il Consiglio di amministrazione di Atac spa ha approvato l’ennesima versione del piano industriale, dopo i falliti tentativi dell’era Basile e di quelli che l’avevano preceduto. Questa volta si parla del 2011/2015, cioè del percorso che l’attuale governance si è data per risanare l’azienda, sulla base delle linee guida di piano approvate dall´Assemblea capitolina nel giugno scorso, a cui erano seguite le delibere di giunta con cui si è conferita ad Atac spa la società Atac Patrimonio e si è determinato il calendario delle valorizzazioni e vendite dei beni non strumentali che dovrebbero portare nei cinque anni circa 250 milioni di euro nelle casse della società.

Le azioni principali che verranno adottate sulla parte industriale e qualità del servizio sono:

• Ottimizzazione della rete di servizio attraverso:
• Miglioramento di qualità, efficienza e produttività del “core business”:
• Sviluppo dei ricavi da mercato
• Intensificazione della lotta all´evasione• Sviluppo di nuovi mercati
• Incremento della flotta di superficie
• Manutenzione straordinaria dei mezzi
• Restyling di 11 stazioni della metropolitana
• Lotta all´evasione
• Interventi sulla sicurezza
• Piano di espansione delle pensiline
• Abbattimento delle barriere architettoniche
• Sviluppo del sistema di “customer care”

Dopo aver approvato un bilancio di esercizio 2010 che ha mostrato un risultato negativo di 319,1 milioni di euro determinato, oltre che dal vero e proprio deficit di 96 milioni, dagli accantonamenti per 27,4 milioni per la chiusura dell’operazione finanziaria US Cross Border Lease (2003) e per 195,6 milioni a fronte dell’incertezza dei rimborsi per rinnovi CCNL da parte della Regione Lazio e di Roma Capitale.

Ebbene, a causa di questi pessimi risultati si ipotizza ora una pesante politica tariffaria, che potrebbe aumentare del 50% il costo dei biglietti e degli abbonamenti, sulla quale si esprimeranno le competenti strutture degli Enti preposti, fermo restando in capo alla Regione Lazio l´esclusiva titolarità in materia sulla regolamentazione tariffaria. Era da attendersi dunque su questo punto una dura presa di posizione delle opposizioni in Campidoglio che minacciano di rendere difficile il cammino del piano industriale.

In particolare il consigliere Colagrossi (Idv) parla della “ennesima presa in giro ai danni dei cittadini romani sull’aumento del biglietto e degli abbonamenti, più volte smentita dal nostro sindaco,  che sta facendo tracimare un vaso già colmo da tempo. Non possiamo più andare avanti, chiedendo solamente ai nostri cittadini ed utenti di pagare per colpe non loro, ma di un mangement di centro destra che in soli tre anni ha fatto precipitare la nostra azienda verso un baratro al limite del fallimento. Vorrei tanto sapere cosa sta facendo l’attuale A.D. Carlo Tosti scelto dal sindaco per risanare i conti aziendali, che si è assegnato un compenso integrativo facendolo così lievitare a 350.000 euro. Per non parlare dei nove tecnici scelti dal suo precedente Basile, tutti assunti con contratto a tempo determinato con importi che arrivano fino a 300.000 euro annui”.

Ugualmente critico l’Udc Onorato secondo il quale “far pagare il BIT 1,50 euro, in linea con il resto del Paese e ben al di sotto della media europea, non sarebbe nemmeno troppo sconvolgente se servisse a migliorare il servizio. Davvero vergognosa è invece la decisione del Cda di far salire il prezzo degli abbonamenti che colpiscono migliaia di persone che ogni giorno con grande coraggio scelgono di usufruire dei mezzi pubblici”. Per non parlare infine di Legambiente che per bocca del presidente della sezione laziale sostiene che “ci vuole una bella faccia tosta per chiedere di aumentare il biglietto e gli abbonamenti con un servizio che funziona male come quello dei trasporti della Capitale, con intere zone non servite e una qualità decisamente scadente”.

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