Porto Empedocle come Porto Tolle?

Porto_empedocle_sliderDomani il Consiglio di Stato si pronuncerà sul ricorso dell’Enel dopo la sentenza del Tar Lazio

ROMA – L’appuntamento è per domani quando il Consiglio di Stato si esprimerà sul ricorso presentato dall’Enel, dopo la sentenza del Tar del Lazio che ha bloccato la realizzazione dell’impianto di Porto Empedocle, in provincia di Agrigento.

La vicenda dell’infrastruttura è una lunga maratona iniziata nel 2004 con l’obiettivo di costruire nella zona di Agrigento un rigassificatore con una capacità da 8 miliardi di metri cubi all’anno e un costo di 850 milioni. Dopo l’approvazione del progetto da parte dei ministri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente, è però giunto lo stop imposto dalla sentenza del Tribunale amministrativo regionale del Lazio che, nel dicembre 2010, ha accolto il ricorso presentato dal comune di Agrigento insieme ad associazioni ambientaliste e di consumatori che lamentavano di non essere state consultate nel progetto.

La sentenza del Consiglio di Stato ricopre quindi un valore decisivo in questa travagliata vicenda che dura orami da più di sei anni. Dal pronunciamento di Palazzo Spada dipende infatti la possibilità per Enel di aumentare la propria offerta di gas attraverso l’impianto di Porto Empedocle, così come le numerose ricadute economiche sul territorio. Su questo tasto battono sia l’amministratore delegato dell’Enel Fulvio Conti che definisce strategica «un’infrastruttura che migliorerà sensibilmente la sicurezza energetica del Paese», che il responsabile dell’impresa che sta eseguendo i lavori il quale aggiunge che “l’impianto porterà con sé interventi di riqualificazione del porto capace di accogliere anche le navi da crociera e di sfruttare gratuitamente la catena del freddo dell’impianto”.

Tutte considerazioni giustissime e anche importanti, ma che non toccano le questioni sollevate dai ricorrenti e poi accolte dal Tar Lazio. Se il problema sottolineato dai giudici amministrativi è quello della compatibilità ambientale e archeologica di un impianto industriale collocato, sia pure marginalmente, in un territorio come quello della Valle dei Templi agrigentina con i suoi tesori greco-romani e paleocristiani patrimonio dell’umanità e del mancato coinvolgimento dei responsabili di quel territorio nella determinazione della Via, è questo e solo questo il nodo da sciogliere. Tutto il resto è sovrastruttura irrilevante ai fini della pronuncia del Consiglio di Stato. Ma certamente il ricorso dell’Enel avverso la sentenza del Tar avrà fornito tutti gli elementi per sciogliere quel nodo. Perché se così non fosse lo spettro di un Porto Tolle 2 si farebbe più che concreto.

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