Nuvole minacciose sulla nuvola di Fuksas

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Bufera sul cantiere della Nuvola. Per finanziare il centro congressi servono altri soldi altrimenti si chiude

 

ROMA – “Se non arriveranno i soldi dal Campidoglio e dal Ministero del Tesoro dovremo chiudere i cantieri della Nuvola”. Questo è stato l’ammonimento lanciato dall’amministratore delegato di Eur Spa, Riccardo Mancini, durante la presentazione del bilancio 2010. La società, di proprietà al 90% del Ministero del Tesoro e al 10% del Comune, ha chiuso il bilancio in attivo rispetto al 2009 con un utile netto pari a oltre 8 milioni di euro e un aumento di circa il 40% del valore complessivo della produzione (61,26 milioni di euro contro i 43,7 milioni del 2009). Tuttavia, proprio nel giorno di un rendiconto più che positivo, non si aprono bottiglie di champagne nella sede di via Ciro il Grande ma si abbatte una tempesta di polemiche sui nuovi progetti del Velodromo e del Centro congressi.

A scatenare il proclama dell’ad Mancini, diretto nemmeno troppo velatamente alla Commissione urbanistica che ha l’onere di approvare i progetti di valorizzazione del Velodromo, è stata l’assoluta necessità di nuove risorse pubbliche per terminare i lavori del nuovo centro congressi. Quanti ne servono? 150 milioni, euro più euro meno. “O lo Stato si mette le mani in tasca, oppure Eur Spa dovrà trovare un altro modo per finanziarsi”, questo l’aut aut di Mancini.

Cosa s’intende per progetto di valorizzazione dell’ex Velodromo? Per alcuni, vedi i comitati di quartiere, sarà l’ennesima colata di cemento per migliaia di metri cubi (è quanto denunciano i membri del movimento ‘Atuttaleur’ secondo cui il 99% degli abitanti hanno votato no al referendum cittadino sul piano del Velodromo), per altri, come il Comune che l’ha approvato e la società compartecipata, sarà invece il volano per mettere Roma al passo con le grandi capitali europee.

“Siamo convinti che Roma abbia bisogno di un centro congressi a livello internazionale, i cui lavori dovrebbero terminare il 30 gennaio 2013. Dal 2014 – ha detto Mancini – abbiamo già dei contratti in essere con alcune società, quindi siamo in grado già di farlo lavorare. Fondamentale il centro per il turismo congressuale nella nostra città. Roma deve poter crescere. Non si può continuare a far congressi a Vienna, Barcellona, Parigi, Lione. Roma è la capitale del mondo”. Alle critiche di chi vede nell’operazione la bilancia pendente solo a favore degli interessi privati, invece di quelli pubblici, Mancini ha replicato che la riqualificazione dell’ex area del Velodromo prevede l’80% a destinazione pubblica – comprendente dunque servizi, verde, parcheggi, asili nido e scuole materne – mentre solo il 20% avrà una destinazione residenziale privata, articolata in quattro edifici di cinque piani ciascuno, di limitato impatto volumetrico, con garage e parco attrezzato.
Anzi, l’Ad ci tiene a sottolineare che il precedente accordo di programma del 2007, bocciato dal Tar, prevedeva nell’area di sedime storico ben il 70% a destinazione privata e solo il 30% a destinazione pubblica. Morale: il cantiere della Nuvola ha bisogno, per essere terminato, di altri 150 milioni. Se non venisse approvata la richiesta? Mancini ha le idee chiare “Non mando in default l’Eur Spa (e vorrei vedere! ndr), semmai mi dimetto e la Nuvola resterà incompiuta, un ecomostro urbano come le Torri ex Finanze che sono lì a fianco”. Più che un avvertimento una pistola puntata alla tempia della commissione urbanistica di Roma Capitale. Eppure Mancini è stato messo lì da Alemanno che non deve aver gradito il minaccioso exploit verbale del suo sanguigno amico e manager.

In serata, però, giunge la rettifica che prova a mettere una pezza: “Il mio riferimento in conferenza stampa alla commissione di Roma Capitale, per la quale peraltro nutro, come è ovvio che sia, il massimo rispetto per il lavoro svolto e per il ruolo che esercita, era in verità funzionale alla descrizione di un possibile scenario futuro, qualora l’assemblea capitolina non ritenesse, come da sue prerogative, di approvare la proposta di trasformazione dell’area del Velodromo. In quel caso Eur Spa, proprio in considerazione dell’impegno oneroso a costruire il Nuovo Centro Congressi, si vedrebbe costretta a chiedere un contributo finanziario ai suoi azionisti. Atteso ciò, intendo chiarire che non vi è stata da parte mia, proprio in virtù del ruolo che esercito, nessuna volontà di pressione, né tantomeno alcun tentativo di ricatto”.

Apriti cielo. Per le opposizioni il coro è univoco: dimissioni. Per il capogruppo del Pd romano, Umberto Marroni è “un atteggiamento ricattatorio. Il Comune di Roma ha finanziato per centinaia di milioni di euro la Nuvola di Fuksas. È grave che Mancini, il cui passato politico può favorire simili derive, voglia mettere sotto ricatto l’assemblea capitolina, peraltro su progetti di valorizzazione controversi e che non sono stati nemmeno discussi in aula Giulio Cesare e con i cittadini. Chiederemo un chiarimento al Sindaco e al Ministro del Tesoro”, ha concluso Marroni.

Per il senatore dell’Api, Riccardo Milana, “Mancini dovrebbe limitarsi ad amministrare al meglio e a valorizzare il patrimonio della società, non è il deus ex machina dell’urbanistica di Roma”. Per Ferdinando Bonessio, presidente dei Verdi del Lazio sui beni di Roma devono decidere i romani perché “noi non saremo più disposti ad accettare che l’unico concetto di valorizzazione sia quello di contribuire a far lievitare la bolla immobiliare a vantaggio delle solite lobby politico-industriali della città”.

Insomma, si addensano nuvole sul progetto del nuovo Eur, nuvole minacciose che hanno ben poco a che vedere con il virtuosismo architettonico di Fuksas.

 

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