Il Csm boccia il Tribunale di Roma

sede-csm-aperturaIl plenum critica le pendenze civili e penali del Tribunale. E intanto, il caso Ciancimino si avvia all’archiviazione

ROMA – A Roma, i processi penali pendenti sono aumentati del 22% negli ultimi anni, e, neanche a dirlo, sono sempre più lunghi. Stesso ‘leit motiv’ nelle pendenze del civile, a tratti ‘gravissime’, come quelle davanti alla prima sezione. Ma a fronte di questa drammatica situazione non sono state compiute dal tribunale capitolino ”scelte credibili” cioè accompagnate da un’analisi sull’efficacia del loro impatto. Così, il plenum del Csm ha bocciato all’unanimità il piano organizzativo per il triennio 2009-2011 del Tribunale più grande d’Europa.

In una delibera, Palazzo dei Marescialli, ha messo nero su bianco che si tratta di un progetto di organizzazione che presenta ”vizi di fondo nell’impostazione” e che dunque non consente il ”superamento di picchi di inefficienza” della struttura. Non e’ stato predisposto infatti ”un organico, documentato e razionale programma di analisi dei flussi e delle pendenze, che deve essere accompagnato da rilevazioni statistiche attendibili”. In particolare, si fa riferimento a una forte criticità sia nel settore civile sia nel settore penale a seguito di procedimenti pendenti da oltre 3 anni. Alcune sezioni civili, soprattutto la Prima, che si occupa di diritto della famiglia e diritti della personalità, risultano aver subito un incremento del carico di lavoro del 35%. Mentre i processi penali a trattazione collegiale hanno subito un incremento del 22%. L’indice di smaltimento della sezione gip e gup e passato in due anni dal 103,86% all’83,4%. Problemi anche per la sede distaccata di Ostia soprattutto per la grave situazione di ‘sofferenza’ del settore civile.

“Da tali carenze di analisi – si legge ancora nella delibera del Consiglio – discendono effetti negativi con riferimento alla determinazione dell’organico non solo dei magistrati destinati ai due settori (civile e penale e all’interno di questo tra magistrati addetti al dipartimento e magistrati in servizio all’ufficio gip), ma anche tra magistrati in servizio nella sede centrale e assegnati alla sezione distaccata. Le medesime carenze non consentono di effettuare una valutazione ragionata delle effettive esigenze di ciascun settore. Le scelte operate, a volte anche radicali, non risultato pertanto convincenti in quanto non corredate da una analisi circa l’efficacia del loro impatto”. Anche per quanto concerne il settore penale, quello dipartimentale collegiale che ha visto un incremento del 22% delle pendenze, per il Csm “non si e fatto fronte mediante l’aumento del numero degli addetti, ne si e implementato il numero delle udienze complessive ne infine si e provveduto introducendo meccanismi che consentissero rinvii più ravvicinati nel tempo”.

Il plenum di oggi ha affrontato anche un altro scottante caso che ha animato le tribune politiche negli ultimi mesi: il caso del conflitto tra le procure di Palermo e Caltanissetta sulla gestione di Massimo Ciancimino. Un conflitto, ha fatto notare l’assemblea di Palazzo dei Marescialli, che “c’e’ stato”, ma che “è stato risolto grazie all’intervento del procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, e a quel vertice che per sua iniziativa si tenne il 28 aprile scorso con i pm dei due uffici giudiziari alla Direzione di via Giulia”.

E’ per questo che la Prima Commissione di Palazzo dei Marescialli ha chiesto al plenum all’unanimità di archiviare il fascicolo che era stato aperto sul contrasto tra le due procure. Una conclusione attesa, visto anche l’esito  delle audizioni dei mesi scorsi dei protagonisti della vicenda davanti al Csm. Grasso per primo il 17 maggio scorso aveva parlato ai consiglieri di un’intesa che reggeva, riferendosi all’impegno delle due procure a scambiarsi gli atti, sancito in quella riunione alla Dna. I contrasti sono stati superati con quel vertice, hanno assicurato anche i procuratori di Palermo, Francesco Messineo, e quello di Caltanissetta, Sergio Lari, quando agli inizi di luglio sono stati ascoltati dalla Prima Commissione. La tensione, che durava da mesi sulla gestione di Ciancimino, aveva raggiunto l’apice quando la procura di Palermo aveva disposto il fermo del figlio di don Vito, per calunnia all’ex capo della polizia Gianni De Gennaro, accusa per la quale era già aperta un’indagine a Caltanissetta. “Abbiamo agito in maniera affrettata perchè temevamo che Ciancimino stesse per fuggire, ma da parte nostra non c’e’ mai stata nessuna volontà di compiere un’invasione di campo nell’inchiesta di Caltanisetta”, aveva detto Messineo ai consiglieri di Palazzo dei Marescialli.

(Valentina Marsella)

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