Il futuro di Sigma-Tau ancora da scrivere

ricerca-sliderDopo la scomparsa del suo fondatore, ancora incerte le prospettive industriali e finanziarie del gruppo

ROMA – E adesso che ne sarà di Sigma-Tau dopo la perdita del suo fondatore e demiurgo Claudio Cavazza? Se lo chiedono in tanti, dai giornalisti economici al vertice politico della Regione Lazio, dai dipendenti ai responsabili di Farmindustria, dalle principali investment bank agli studi legali internazionali specializzati in merger&acquisition. Ma la curiosità di tanti è andata finora delusa primo perché la famiglia, detentrice complessivamente dell’85% del capitale, è ancora ripiegata sul grande vuoto lasciato dal “capo” e poi perché sullo stesso tavolo di Cavazza c’erano già diversi progetti di riorganizzazione di un gruppo presente ormai in oltre dieci paesi del mondo, con 673 milioni di euro di fatturato consolidato e quasi 2.500 dipendenti.

Le ipotesi dunque che continuano a circolare, in maniera più o meno interessata, appaiono prive di qualsiasi serio fondamento. Le prime avances sarebbero arrivate da Ernesto Bertarelli, quello della Serono e della Coppa America, da diversi fondi di private equity e ovviamente da industrie farmaceutiche internazionali interessate ad un’eventuale partnership con il gruppo di Pomezia. Senza contare poi che Intesa Sanpaolo è già socia al 5% di Sigma-Tau e di fatto possiede una sorta di prelazione sugli assetti futuri del gruppo.

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L’unica opzione non da oggi sul tavolo per il momento resta quella della quotazione in Borsa a cui Claudio Cavazza pensava da tempo. Tant’è che, insieme all’amministratore delegato Ugo Di Francesco, avevano convocato alcuni consulenti di top level (lo studio Gianni Origoni Grippo per gli aspetti legali e la Four Partners per quelli finanziari) per cominciare ad esaminare il percorso della quotazione di un gruppo così articolato.

E’ chiaro che se a tempo debito gli attuali azionisti dovessero decidere di percorrere questa stessa strada si aprirebbero una serie di problemi di non facile soluzione, a cominciare dalla valutazione di asset patrimoniali quali i brevetti farmaceutici che rappresentano il fiore all’occhiello dell’azienda. Con i suoi quattro centri di ricerca a Pomezia, a Settimo Milanese, a Caserta e a Mendrisio in Svizzera, Sigma-Tau è al nono posto in Europa per il maggior numero di brevetti depositati nel periodo 1999-2006, principalmente nel campo delle sostanze attive in oncologia e immunologia, delle malattie rare e delle biotecnologie.

Con questo bagaglio scientifico e tecnologico e una presenza consolidata non solo in paesi in sviluppo ma anche in Francia, in Spagna e soprattutto negli Usa, è facile comprendere l’interesse grandi gruppi su uno dei pochi esempi di aziende italiane di profilo internazionale.

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